True Detective 2X01/2×02 – un primo sguardo

Iniziare a parlare di True Detective: Stagione 2 è francamente difficile. Non per chissà quale complicazioni di trama o complessità di temi, ma perchè è davvero impossibile evitare il confronto con la stagione 1.

Dopotutto, quando 18 mesi fa arrivò quella miniserie con protagonisti Matthew McConaughey e Woody Harrelson, in pochissimi avevano idea di cosa sarebbe diventata in breve tempo. Non un giallo/thriller, ma uno dei migliori prodotti esistenziali e filosofici mai visti in tv, e non una semplice serie televisiva, ma immediatamente un cult entrato di diritto nella cultura pop contemporanea ancora prima che gli 8 episodi totali finissero.

La miglior promessa che possiamo fare a questa seconda stagione, quindi, è parlare il meno possibile della prima, e soprattutto evitare paragoni. Non è giusto, e soprattutto sarebbe anche sbagliato, essendo storie completamente diversi. Quindi i paragoni che farò tra le due stagioni non saranno mai qualitativi, ma solo narrativi, per analizzare come si muove e cosa ha voluto cambiare il creatore e sceneggiatore Nic Pizzolato. 

La nuova storia di True Detective ha ben 4 protagonisti: due investigatori di diversi uffici, un poliziotto stradale e un uomo d’affari. Tutti e quattro hanno in comune il fatto di essere persone afflitte da fantasmi interiori, problemi personali, famiglie disfunzionali. In loro, almeno finora, non c’è un solo lato ottimista o un attimo di felicità, per usare il termine inglese che rende benissimo l’idea sono “broken people”.

Se nella prima stagione Rust e Marty erano ricchi di sfumature nonostante i proprio demoni interiori, e li potevamo comunque vedere come persone “buone”, qui non si tratta più di dividere buoni e cattivi, ma avere di fronte personalità distrutte e continuamente autodistruttive. Ovviamente l’apice è il Ray Velcoro interpretato da Colin Farrell, una somma senza fine di tutti i difetti possibili immaginabili. Dopotutto, non bastano solo i problemi per rendere empatico un personaggio, bisogna anche renderli interessanti, altrimenti si finisce nel classico clichè.

Il loro ritratto però non è ancora un fattore determinante nella stagione, e dopo due episodi i protagonisti sono più che altro una somma di problemi che non dei veri personaggi. Non a caso Pizzolato ha optato per un approccio diverso al caso da indagare: se nella prima stagione la storia si apriva subito col ritrovamento di un cadavere, ed i protagonisti già lavoravano insieme, ora nella seconda stagione il cadavere appare solo al termine del primo episodio, quando i protagonisti si incontrano per la prima volta.

Forse Pizzolato vuole concentrarsi di più sulla trama che non sul resto? Non è facile a dirsi, perchè se è vero il caso appare più intricato e più centrale, senza perdere tempo in discorsi filosofici o salti temporali, al tempo stesso la matassa da dipanare non è – ancora – così avvincente. Ma forse il maggiori problema riscontrato finora è che, pur con un cast così ampio, manca una vera e propria chimica di squadra, e manca anche la capacità di captare certe sensazioni (Vincent Vaughn ha la presenza scenica ma non il talento per recitare determinate frasi, seppur il suo monologo in apertura del secondo episodio è forse la miglior scena di queste prime due puntate).

Ma fortunatamente, questa seconda stagione mantiene intatto un fascino quasi tangibile, un senso di disagio difficilmente spiegabile, una ipnotica attenzione verso l’oscurità. Nulla si è perso nel passaggio dalla selvaggia Lousiana alle prigioni d’asfalto della California, anzi, se possibile il disagio oppressivo è aumentato con la forza della metropoli. Fanno ben sperare le interpretazioni di Colin Farrell e soprattutto Rachel McAdams, che possono regalare quella chimica e quei momenti decisivi per creare dei personaggi veramente umani. Pizzolato ha avuto la saggezza di non ripetersi, nella formula e nella sostanza, e l’umiltà di non finire troppo innamorato dei proprio dialoghi esistenziali, ma indubbiamente deve fare qualcosa di più per non finire travolto dall’ombra del proprio successo.

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...