I migliori film degli anni 2010-2014: Quarta Parte

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Abbiamo iniziato a scoprire, ormai a metà decennio, i 50 migliori film degli anni 2010-2014, e ora andiamo avanti sempre più verso la vetta. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche.

Introduzione
Posizioni 50-41
Posizioni 40-31
Posizioni 30-21

 

20.  LAURENCE ANYWAYS  (di Xavier Dolan, Canada 2012)

Il ragazzo prodigio Xavier Dolan sforna un’opera ambiziosissima per raccontare la storia di due innamorati con un problema: lui vuole diventare donna. Tranquilli, non è una commedia, ma un film dai sentimenti vibranti e dalla sincerità clamorosa. E’ incredibile come Dolan riesce a raccontare una vicenda così dolorosa, mantenendo intatto il peso emotivo, con tale energia, freschezza, voglia di vivere. La forma sposa la sostanza. Un film barocco, una gioia per gli occhi e per i cuori che regala al mondo un talento appena agli inizi.

 

 

19.  ZERO DARK THIRTY  (di Kathryn Bigelow, USA 2012)

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Uno dei migliori procedurali degli ultimi anni, un grande film sull’ossessione (di una donna e di una nazione), un racconto tesissimo sulla più grande caccia all’uomo che racchiude 10 anni di storia in 2 ore e mezza senza fiato. Il patriottismo è da un’altra parte (il film mostra senza paura i metodi coercitivi utilizzati dall’esercito americano) ma il realismo è sempre presente. L’ultima mezz’ora, il blitz finale per trovarsi di fronte il fantasma di una nazione, è semplicemente da pelle d’oca.

 

 

18.  FOXCATCHER  (di Bennett Miller, USA 2014)

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Ci sono quei film che, una volta visti, rimangono con te per giorni. Non è solo dire “mi è piaciuto / non mi è piaciuto”, è cercare di capire cosa sia quel sentimento che ti rimane attaccato dopo una visione particolare. Ecco, Foxcatcher trasporta quell’impercettibile sensazione, un germe che attacca e non molla. Dark, metodico, tetro, questa agghiacciante storia vera è stata trasformata da Bennett Miller, uno che proprio non sa cosa vuol dire fare un brutto film, in un profondo studio psicologico sul rapporto umano: i personaggi hanno bisogno l’uno dell’altro, e pur vicini non fanno altro che covare frustrazioni e insoddisfazioni. Il metodo di Miller ci conduce, attraverso scene una più spiacevole da vedere dell’altra, nel cuore del rapporto tra padre e figlio, maestro e discepolo, e perchè no tra due amanti platonici. E fidatevi, non è un bel posto in cui trovarsi.

 

 

17.  DUE GIORNI, UNA NOTTE  (di Jean-Pierre Dardenne & Luc Dardenne,
Belgio 2014)

I fratelli Dardenne sono famosi per il loro cinema fatto di persone e sentimenti, assolutamente semplice e quasi minimalista. Aggiungendo anche echi sociali molto attuali, e la titanica performance di Marion Cotillard, il risultato non può che essere straordinario. Pur essendo un dramma costruito sul proprio ritmo compassato, fitto di dialoghi e volti umani, il film è praticamente un thriller per la costruzione della storia, una corsa contro il tempo di una donna che lotta per mantenere il proprio lavoro, la propria dignità, la propria umanità.

 

 

16.  UNA SEPARAZIONE  (di Ashagar Farhadi, Iran 2011)

Fare cinema in Iran non facile al giorno d’oggi, ma con i pochi mezzi a disposizione e una grande abilità di scrittura Asghar Farhadi ha messo in piedi un’opera che ormai è sulla bocca di tutti da più di un anno, quando nel gennaio 2011 trionfò al Festival di Berlino facendo incetta di premi. La forza del film è indubbiamente la sua universalità, la possibilità che concede a qualsiasi spettatore del pianeta di immedesimarsi con i personaggi: si parla del quotidiano, delle difficoltà di ogni giorno, di divorzi e matrimoni, dei problemi che una famiglia trova quando va incontro a scelte che spezzano il nucleo fondante. Un film neorealista che fonde ad altissimo livello regia, scrittura e recitazione, esplorando la vita di tutti i giorni.

 

 

15.  SHAME  (di Steve McQueen, Gran Bretagna 2011)

Tre anni fa il viscerale Hunger aveva sconvolto il mondo del cinema come pochi film sono stati in grado di fare, ora il regista Steve McQueen e l’attore Michael Fassbender tornano a collaborare con un film se possibile ancora più forte, doloroso e travolgente. Brandon è un malato di sesso, non può farne a meno, intrattiene senza sosta rapporti occasionali, a pagamento, guarda tutto il giorno il porno su internet, una dipendenza che lo conduce in una spirale autodistruttiva e gli rende impossibile ogni relazione sentimentale sana: quando la problematica sorella viene a fargli visita, Brandon dovrà confrontarsi anche con il suo passato. Senza mezze misure, Shame è un vero e proprio pugno nello stomaco, una mazzata che può diventare metafora di chissà quante situazioni negative, col sesso più anti-erotico mai visto al cinema, doloroso e mortifero. Lo stile di Steve McQueen e le sue lunghissime riprese accompagnano lo spettatore nella condizione del protagonista, un Michael Fassbender semplicemente clamoroso. Una visione sicuramente non facile, in grado di scuotere le corde più profonde dell’animo umano.

 

 

14.  TOY STORY 3  (di Lee Unkrich, USA 2010)

Difficilmente un sequel supera l’originale, ma Toy Story 2 lo ha fatto. Ancora più raramente il terzo capitolo è il film migliore di una trilogia, ma Toy Story 3 compie anche questo miracolo. I giocattoli non possono crescere ma Andy, il loro proprietario, si e quando è pronto per andare al college quale sarà il destino di Woody, Buzz e tutti gli altri? Toy Story 3 è un trionfo di scrittura cinematografica, un mix favoloso di tanti generi dosati con ritmo e divertimento. Ricco di tante citazioni di film del passato e di alcune immagini visivamente incredibili questo terzo Toy Story è soprattutto una straordinaria e triste metafora sulla crescita delle persone: sui bambini che diventano grandi e perdono i contatti con i divertimenti dell’infanzia, ancora di più sugli adulti (basta vedere i giocatoli che quando non servono più sono abbandonati nell’asilo) che lasciano gli anziani nelle case di riposo lontano dalle persone che amano. Spesso si dice che i film Pixar sono più per un pubblico adulto, questo film lo è ancora di più, specificatamente per una fascia d’età compresa tra i 20 e 30 anni (alla luce di uno dei finali più belli e commoventi mai realizzati) narrando con grande profondità e molta nostalgia la difficile e improvvisa fase di passaggio dall’adolescenza al mondo degli adulti. Forse se si potesse sempre divertirsi con i giocattoli e restare innocenti questo sarebbe un mondo migliore.

 

 

13.  THE WOLF OF WALL STREET  (di Martin Scorsese, USA 2013)

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Il Satiyricon di Martin Scorsese è uno spietato, acido, allucinogeno, orgiastico affresco sull’eterna propensione dell’uomo verso il peccato, verso il potere, verso un qualcosa che sia sempre di più rispetto a quello che si può realmente ottenere. Partendo dal mondo della finanza degli anni ’80 per capire come si è arrivata alla crisi dei giorni nostri, ma senza mai realmente interessarsi a raccontare la crisi o i meccanismi dietro l’economia globale, The Wolf of Wall Street è il più divertente, folle, audace, estremo film della carriera di Scorsese, guidato da una mastodontica interpretazione di Leonardo DiCaprio.

 

 

12.  A PROPOSITO DI DAVIS  (di Joel Coen & Ethan Coen, USA 2013)

Lo stile dei Coen, la loro profondità, delicatezza e soprattutto ironia ormai la conosciamo tutti, per questo stupisce che riescano a migliorarsi costantemente di film in film, riuscendo a sfornare adesso una delle pellicole più importanti e significative della loro carriera. A Proposito di Davis è la storia di un fallito, il rapsodico racconto che si dipana in episodi e incontri della difficoltà di emergere nel mondo per coloro che, pur avendo talento, mancano di quell’inesplicabile ma decisivo “quid”, una mancanza ancora più forte in un business dominato dal profitto (e qui il discorso si estende facilmente al cinema). Retto da sontuose interpretazioni, una fotografia incredibile e la colonna sonora più bella dell’anno (il film è avvicinabile al musical), è un film che divide ma lascia inevitabilmente un segno.

 

 

11.  12 ANNI SCHIAVO (di Steve McQueen, USA 2013)

Chi conosce lo stile rigoroso, durissimo, realistico di Steve McQueen, un’ artista con la A maiuscola che non lascia nulla all’immaginazione, sa che i suoi film vanno visti, assorbiti e digeriti, per poi lasciare un segno indelebile. Tutto ciò con un film che racconta l’incredibile storia di un uomo libero costretto per 12 anni alla schiavitù è solo moltiplicato, e assorbire stavolta il pugno allo stomaco è ancora più difficile. 12 Anni Schiavo però, oltre alla durezza e alla forza, ha un grandissimo cuore, quello del suo protagonista e la sua ostinata voglia di vita e libertà, contro tutto e tutti. Le interpretazioni di Chiwetel Ejiofor e Lupita Nyong’o nel film spezzano il cuore, ma quelle lacrime sono necessarie per rimarginare le ferite che una storia simile lascia senza appello.

 

 

Prossima settimana scopriremo le prime dieci posizioni!

 

 

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