I migliori film degli anni 2010-2014: Terza Parte

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Abbiamo iniziato a scoprire, ormai a metà decennio, i 50 migliori film degli anni 2010-2014, e ora andiamo avanti sempre più verso la vetta. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche.

Introduzione
Posizioni 50-41
Posizioni 40-31 

 

30.  RE DELLA TERRA SELVAGGIA  (di Ben Zeitlin, USA 2012)

La grande scoperta del 2012, una affascinante fiaba moderna intrisa di realismo che getta uno sguardo sulla realtà post-Katrina di una precisa parte d’America, interamente narrata dal punto di vista di una bambina che reagisce agli sconvolgimenti del mondo intorno a lei. Un film vero, autentico, che si regge su emozioni talmente forti da poterle toccare con mano. Il debutto di Behn Zeitlin non poteva essere migliore, bravissimo a confezionare un film piccolo piccolo con attori non professionisti, uno più bravo dell’altro. Per chi ancora crede, ovviamente sbagliando, che il cinema americano sia quello dei grandi e vuoti blockbuster.

 

 

29.  BEFORE MIDNIGHT  (di Richard Linklater, USA 2013)

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Se non siamo in presenza della trilogia miglior di sempre, siamo certamente di fronte alla trilogia più significativa. Richard Linklater, Ethan Hawke e Julie Delpy si incontrano al cinema ogni 9 anni dal 1995 ed è sempre magia, una formula che non stanca e anzi accompagna la crescita emotiva di ogni spettatore.Before Midnight è per ovvie ragioni il film più complesso, maturo e difficile dei tre, il momento in cui i nodi vengono al pettine per Jesse e Celine, e come sempre il trio di realizzatori tratta il tutto con spontaneità e cuore. In presenza di questa trilogia, ormai il confine tra cinema e vita reale è sempre più labile.

 

 

28.  E ORA PARLIAMO DI KEVIN  (di Lynne Ramsay, Gran Bretagna 2011)

Duole quasi dirlo, ma quando una persona stermina una famiglia e compie una strage immotivata, non c’è nulla di demoniaco nelle motivazioni, ma sempre qualcosa di troppo umano. Il film di Lynne Ramsay nel raccontare una delle storie più devastanti possibili non sceglie l’approccio classico e melodrammatico, ma con modernità e un virtuosismo scenico incredibile indaga il prima e il dopo un evento che definire tragico è quasi effimero. Il volto irregolare di Tilla Swinton è la perfetta base di partenza per dare forma al dramma, agli interrogativi, all’imperscrutabile. Tanti film hanno raccontato le difficoltà in una famiglia che troppo spesso finiscono nella tragedia, mai nessuno lo aveva fatto in modo così viscerale e soprattutto reale.

 

 

27.  IL CIGNO NERO  (di Darren Aronofsky, USA 2010)

Black Swan non è un film, ma un’esperienza sensoriale, un trip audio/visivo, un viaggio negli angoli più oscuri della psiche umana. La chiave di lettura per decifrare l’opera di Aronofsky e la sua poetica è una, un punto di contatto che ricorre in tutta la sua filmografia: l’ossessione, la sfrenata ambizione per raggiungere qualcosa che mai si raggiungerà, la voglia di essere perfetti e così rimanere immortali. E al tempo stesso, il corpo è sempre al centro nel cinema del regista, corpo inteso col concetto di carne, corpo vero, martoriato, fragile. Vediamo e soprattutto sentiamo ogni movimento muscolare, ogni piegamento di ossa, ogni torsione articolare. Mai come in questo film scrocchiarsi le ossa è stato tanto inquietante. Una Natalie Portman dimagrita e inaridita mette in gioco tutta la fragilità umana compiendo un lavoro fisico e di immersione nel personaggio semplicemente mostruoso. Il tema del doppio è stato trattato e interpretato innumerevoli volte tra cinema, tv, teatro e letteratura, ma qui la cifra stilistica di Aronofsky fa la differenza: nessun moralismo, nessuna fine indagine psicologica, solo cruda e nuda rappresentazione di quello che c’è dentro di noi.

 

 

26.  MELANCHOLIA  (di Lars Von Trier, Danimarca 2011)

Raccontare uno stato d’animo con un film è una cosa, far vedere e far vivere quello stato d’animo con un film è ancora più complesso. Solo un regista discusso e provocatorio come Lars Von Trier poteva esplorare la depressione, e addirittura rappresentare la fine del mondo come una cosa positiva, un vero e proprio happy ending. Contrapponendo i sentimenti di due sorelle di fronte ad un evento apocalittico, Von Trier ci mostra come solo chi soffre può cogliere la gioia e la bellezza dei momenti negativi, perchè lo dice chiaramente, la Terra è brutto posto popolato da gente cattiva e quando morirà nessuno ne sentirà la mancanza. Tutto questo riassumendo in due ore la sua tecnica e tutti gli stili cinematografici che conosce, con eleganza e pieno controllo del mezzo scenico. Una struggente materializzazione del dolore.

 

 

25.  MOONRISE KINGDOM  (di Wes Anderson, USA 2012)

Il cinema di Wes Anderson è indigesto a molti e venerato dai suoi fans, ma quando anche lui racconto l’amore puro in maniera così sincera e reale, tutti rimangono colpiti. Il racconto di due adolescenti che scappano da adulti più infantili di loro è una perla nella filmografia di Wes Anderson, forse il suo vertice emotivo, uno spaccato di delicatezza con una tristezza di fondo sempre presente.

 

 

24.  LEVIATHAN  (di Andrei Zvjagincev, Russia 2014)

Dopo aver visto capirete il film, pur ottenendo premi e applausi ovunque, in ogni angolo del pianeta, invece di esserne il vanto è il cruccio del governo russo, non proprio famoso per le sue azioni liberali. In più di due ore, non c’è un solo aspetto della Russia moderna che il film salvi. Con una abilità di scrittura che pochi hanno, Andrei Zvyagintsev mischia le migliori parabole del Leviatano politico di Hobbes e il Leviatano esistenziale del racconto biblico di Giobbe, criticando l’intera gerarchia del potere – il sistema legislativo, esecutivo e giudiziario, e addirittura quello religioso della corrotta Chiesa Ortodossa moderna – fino ai suoi connazionali, più interessati a bere che non a svegliarsi. Tutto ciò senza perdere mai di vista la bussola fondamentale: realizzare grande cinema.

 

 

23.  L’AMORE BUGIARDO  (di David Fincher, USA 2014)

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Siamo i primi ad essere in difficoltà nel descrivere il film, perchè quella sorpresa è così bella e importante che vogliamo mantenerla intatta e non descriverla, anche se ormai più o meno, fortunatamente, hanno visto il film. Ma oltre il gusto dello stupore, Fincher e Gillian Flynn riescono a costruire una acutissima satira sul matrimonio, sulle difficoltà relazionali e sui compromessi insormontabili, gettando anche una luce caustica sul modo con cui i media al giorno d’oggi, nei tanti casi di cronaca, sono diventati giudice, giuria e boia. A tratti grottesco e incredibilmente efficace, Fincher colpisce ancora nell’azzannare quella che va più moda nella società.

 

 

22.  UNDER THE SKIN  (di Jonathan Glazer, Gran Bretagna 2014)

Un’opera visionaria e astratta, sicuramente sperimentale, un sci-fi esistenziale dove l’atmosfera e l’ambiente sono i veri protagonisti, le parole sono pochissime e la trama è quasi assente. Lo avete capito, non è un film facile, sicuramente non per tutti. L’approccio meditativo della narrazione si sposa perfettamente con la carica di tensione costruita dal regista Jonathan Glazer, trasformando il film in un vero e proprio incubo cavalcato da un perfetto uso del sonoro e della particolarissima musica. Un film che indaga sull’identità umana, con una perfetta Scarlett Johansson, e non ha paura di risultare ostico: chi darà fiducia al film, sarà ripagata da un’esperienza assolutamente ipnotica.

 

 

21.  WHIPLASH  (di Damien Chazelle, USA 2014)

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Non fatevi ingannare da chi vi dirà che Whiplash è un film sulla competizione. No,Whiplash è un purissimo film horror. Ora non prendete tutto alla lettera, ovviamente, ma capite l’essenza: è infatti terrificante vedere quanto un uomo può abusare psicologicamente un altro, spingerlo fino ai limiti estremi solo per ottenere un barlume di successo, ed è altrettanto terribile come l’altro uomo sia disposto a farsi maltrattare per raggiungere un traguardo. A parole sembra facile, il film e il suo finale riassumono tutto al meglio. Di sicuro, nessuno toglierà più dalla testa le urla e gli insulti di un JK Simmons perfetto ““Were you rushing or were you dragging? If you deliberately sabotage my band, I will gut you like a pig“.

 

 

Prossima settimana scopriremo le prossime dieci posizioni!

 

 

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