I migliori film degli anni 2010-2014: Seconda Parte

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La scorsa settimana abbiamo iniziato a scoprire, ormai a metà decennio, i 50 migliori film degli anni 2010-2014, e ora andiamo avanti sempre più verso la vetta. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche.

Introduzione
Posizioni 50-41

 

40.  IL TOCCO DEL PECCATO  (di Jia Zhangke, Cina 2013)

Quattro storie sulle Cina contemporanea unite da un solo comune denominatore: la violenza. Fin da inizio carriera Jia Zhangke è stato il cantore della Cina moderna ingabbiata tra tradizione e modernità, ma non aveva mai affrontato il problema così di petto. Uomini comuni, storie comune, un mondo marcio che li circonda ed un solo modo per chiarire le cose: solo con la violenza, purtroppo, la Cina riesce ad assomigliare veramente al mondo occidentale.

 

 

39.  ENTER THE VOID  (di Gaspar Noè, Francia 2010)

Enter The Void non è un film facile, assolutamente, sia per la visione sia per la creazione. Dopotutto a chi verrebbe mai in mente di realizzare un film così? Per due ore e mezza di durata il film è girato dal punto di vista del protagonista, quindi sempre ripreso di spalle, con una fotografia accesissima, flashbacks e esperienze extracorporee. Ad essere sinceri, Enter the Void non è nemmeno classificabile come film, ma come un esperimento riuscitissimo per provare a rilanciare i confini del linguaggio cinematografico. E comunque, mantiene intatta la propria forza emotiva: raccontando la vita e la morte, questo film mette la visione di Malick e Tarkoviskij sotto acido e rivoluziona la forma per trasformarla nella sostanza.

 

 

38.  LA FUGA DI MARTHA  (di Sean Durkin, USA 2011)

Il cinema indipendente americano negli ultimi ha avuto una crescita esponenziale, creando quasi un sotto-genere quando indaga quell’America di provincia oscura e a tratti inquietante. Il debuttante Sean Durkin mostra la facilità con cui ragazzi normali possono essere affascinati e deviati da quelle comunità/famiglia che troppo spesso si trasformano in vere sette, e le difficoltà di rapportarsi al mondo reale, fatto di materialismo e ipocrisia, dopo aver vissuto un’esperienza a dir poco traumatica. Un’altra esordiente, la protagonista Elizabeth Olsen, regge sulle sue spalle con una prova sontuosa un film complesso e per certi versi da brividi.

 

 

37.  LA GRANDE BELLEZZA  (di Paolo Sorrentino, Italia 2013)

C’era una volta il cinema italiano. Quante volte negli ultimi anni abbiamo sentito questa frase? Ora, grazie a nomi come Matteo Garrone e Paolo Sorrentino, il nostro cinema torna ad alzare la china. E proprio l’ultimo film di Sorrentino è un’opera che racchiude al meglio le difficoltà incontrate dalla nostra società. Partendo da un assunto semplice quanto profondo, la bellezza sconfinata di Roma che cozza con la bruttezza dei suoi personaggi, Sorrentino in realtà racconta una grande metafora del’Italia dei nostri tempi, un paese che non riesce mai a liberarsi dal proprio passato e a ripartire, una storia anche toccante di occasioni perdute e immensa vanità che distrugge ogni chance di redenzione. Ambizioso e sontuoso quanto lacunoso, immensamente malinconico, La Grande Bellezza è un film che farà discutere ancora per molto, e questo è già un ottimo risultato.

 

 

36.  SI ALZA IL VENTO  (di Hayao Miyazaki, Giappone 2013)

Col ritiro annunciato, questo è il suo ultimo film, e non poteva realizzare modo migliore per congedarsi dal mondo del cinema. Hayao Miyazaki ci saluta con uno dei suoi film più belli e forse il più umano, il primo della sua strabiliante carriera in cui è assente l’elemento fantastico, ma è assolutamente presente il cuore, l’amore, il rispetto per la tradizione, e altri topoi del cinema come la passione per il volo. Si Alza il Vento è un inno al lavoro per realizzare i propri sogni, in pratica esattamente quello che ha fatto Miyazaki in carriera cambiando per sempre il modo di fare cinema d’animazione.

 

 

35.  PRISONERS  (di Denis Villeneuve, USA 2013)

Il thriller è un genere enormemente inflazionato, ma ogni tanto arriva puntuale quel film che scombussola ogni categoria. Prisoners è uno di questi. Character drama, thriller, poliziesco, il film del canadese Denis Villeneuve è un’opera adulta e matura, dark e non convenzionale, che da pugni nello stomaco dello spettatore dall’inizio alla fine, pone domande, turba l’animo, e concilia il meno possibile. Da una trama semplice il film scardina i clichè narrativi del genere e tira fuori, grazie pure ad un’atmosfera soffocante (e grosso merito va alla colonna sonora e alla splendida fotografia), il racconto dell’America conservatrice, religiosa, favorevole al possesso e uso di armi, abbattendo le certezze morali dei personaggi e degli spettatori.

 

 

34.  FRANCES HA  (di Noah Baumbach, USA 2013)

Sono tantissimi i dramedy del mondo indipendente che negli ultimi anni hanno provato a raccontare il mondo perduto e spaesato di quell’immensa fetta di popolazione composta non più ragazzi ma non ancora da adulti (o perlomeno che, pur essendolo, non si riconoscono mai come tali), e un sottogenere specifico è quello di chi cerca fortuna, puntualmente senza trovarla, a New York. Ma pochissimi film, forse nessuno prima d’ora, lo aveva raccontato con l’energia, l’originalità, la freschezza, la sincerità e la bravura diFrances Ha. Tantissimo si deve alla prova di Greta Gerwig, che più che interpretare la protagonista ne possiede l’anima, e la sua innata bravura a non disegnare mai un personaggio patetico ma sempre credibile. Con le musiche, il montaggio, le scene, questo film sembra un’opera della Nouvelle Vague teletrasportata nel tempo ai giorni nostri.

 

 

33.  GRAVITY  (di Alfonso Cuaron, USA 2013)

Nel 2013, quando pensiamo di aver visto ormai tutto, soprattutto al cinema, un film riesce ancora a stupire, riconsegnandoci quel senso di meraviglia fondamentale per il cinema. Gravity è un’opera magistrale, un lavoro di altissimo livello sotto ogni aspetto, regia, sceneggiatura, recitazione, effetti speciali, sonoro, musica, tecnica, costruzione della tensione, un film che ti prende, ti assorbe, ti fa entrare nello spazio, ti fa ammirare quanto vedi, e ti fa esclamare “wow” all’inizio, durante e alla fine del film. Non un film, ma una vera e propria esperienza sensoriale.

 

 

32.  LA TALPA  (di Tomas Alfredsson, Gran Bretagna 2011)

Adattare per il cinema uno dei romanzi più complessi e tecnici del maestro di spy story John le Carrè è difficile, renderlo qualcosa di completamente diverso è da applausi. Il regista svedese Tomas Alfredson sceglie di concentrarsi sugli uomini e non sulla caccia alla spia, raccontando una storia di amicizie tradite, sentimenti repressi, sofferenze personali e sensazioni dissimulate. Lo fa ricreando nei minimi dettagli la Londra degli anni 70, talmente bene che tra scenografie e costumi sembra di percepire l’odore del fumo e la pesantezza dei cappotti. Con un’atmosfera simile il genere di spionaggio non potrà mai più essere lo stesso.

 

 

31.  MONEYBALL: L’ARTE DI VINCERE  (di Bennett Miller, USA 2011)

Una storia sportiva che si fa racconto sociologico e politico, un viaggio nel baseball che diventa  indagine nella crisi economica che ha colpito l’America negli ultimi anni. E soprattutto un bellissimo character study su un personaggio particolare, romantico, solitario, che non guarda le partire perchè crede di portare sfortuna alla propria squadra. Un grande film nel senso più vero e antropologico del termine, uno spaccato sociale realizzato e narrato in maniera impeccabile.

 

 

Prossima settimana scopriremo le prossime dieci posizioni!

 

4 pensieri su “I migliori film degli anni 2010-2014: Seconda Parte

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