Tomorrowland – recensione

In tutta onestà, è un bene che ci siano film come Tomorrowland, anche quando il prodotto finale è piuttosto deludente, come in questo caso appunto. Ad un film simile non si può voler male, anzi, si può solo provare forte dispiacere davanti ad un risultato così poco riuscito. Nell’era contemporanea di blockbuster, che ormai non vi sto più nemmeno a descrivere per non risultare pedante, è fantastico che ci sia un film così, completamente originale, realizzato da uomini totalmente creativi, che parli solo e soltanto di ottimismo. Nella nostra epoca cinica, in cui solo a leggere una qualsiasi bacheca commenti di un qualsiasi sito internet cadono le braccia, è fantastico che possa trovare spazio un grosso prodotto d’intrattenimento ad alto budget dedicato esclusivamente a veicolare un messaggio positivo, col sogno e l’utopia, senza alcuna paura di esserlo, di svegliare le personalità più creative per migliorare l’umanità.

E’ fuor di dubbio che, se Tomorrowland fosse stato anche un buon film, il messaggio sarebbe arrivato in maniera più forte.

Ma il film di Brad Bird, purtroppo, è un film in crisi d’identità per tutte le due ore di durata, anzi, è un insieme di momenti brillanti e grandi idee in cerca costante e disperata di una coerenza narrativa. E’ facile additare tutte le colpe a Damon Lindelof, che ormai nel web è diventato calamita di odio per milioni di nerd frustrati dalla vita (e qui si torna allo spirito cinico di cui sopra) ma effettivamente tutti i problemi del film si trovano nella sceneggiatura: Tomorrowland è essenzialmente scritto male.

Il film, praticamente per tutti i primi due atti, è in realtà un lunghissimo prologo ricco di scene fuori contesto (le sparatorie fantascientifiche sembrano prese di peso da Men in Black) e interminabili momenti di esposizione nei dialoghi in cui la storia non sembra mai decollare. Non c’è mai un briciolo di profondità o senso d’empatia con i personaggi, persi come siamo in dialoghi fiume in cui si cerca di capire qualcosa. Addirittura il senso di meraviglia, che dovrebbe essere primario in un’opera simile, è soffocato: vediamo subito Tomorrowland all’inizio, e quando ci torniamo non c’è più nulla che stupisca e così, appena arrivati alla meta, il film finisce poco. Senza contare che la giovane protagonista, descritta per tutto il film come speciale, dà un contributo alla risoluzione della vicenda praticamente irrisorio.

Tomorrowland è un film che andrebbe lodato da qui fino alla notte dei tempi per le proprie intenzioni, ma non riesce a mantenere una promessa del proprio enorme potenziale (la vera nota positiva è la scoperta della giovanissima Raffey Cassidy, un’autentica rivelazione). Ripeto, molte colpe sono della sceneggiatura di Lindelof  – e io ho amato il finale di Lost, quindi sono più che imparziale nell’accusa – ma molte anche di Brad Bird, poichè manca totalmente la sua capacità di inserire umanità laddove sono presenti idiosincrasie. Il suo è un chiaro desiderio di tornare allo spirito dei film per famiglie dello Spielberg pre-anni ’90, ma in tal senso è molto più riuscito e coerente l’omaggio di un film come Super 8.

Come detto, è il dispiacere a prendere il sopravvento. C’è il sogno, c’è la speranza, c’è l’originalità, c’è la totale sincerità dell’operazione, ma a mancare è proprio il film in se. Il messaggio da solo non basta, ma può esserci utile anche in questa occasione: dobbiamo essere più ottimisti per il futuro, è verissimo, e credere che Brad Bird saprà fare di meglio.

 

 

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