Le Streghe Son Tornate – recensione

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di Emanuele D’Aniello

 

Più che le streghe, ad esser tornato è Alex De La Iglesia, anzi, il VERO Alex De La Iglesia, e ne siamo felici. Dopo qualche film dimenticabile e la classica scappatella con Hollywood, il regista spagnolo è tornato al suo cinema, ai suoi personaggi, ai suoi ritmi, persino alla sua follia, regalandoci un tritacarne di anarchia cinematografica che nessuno sa realizzare come lui. Noi italiani abbiamo dovuto aspettare un po’ di più, perchè il film è stato presentato al Festival di Roma nel 2013 e uscito in Spagna nel medesimo anno, ma come detto l’attesa non è stata vana.

Le streghe di Zugarramurdi è il titolo originale, e non sono consonanti a caso come qualcuno potrebbe facilmente pensare. Zugarramurdi è un paese basco famoso per veri episodi di stregoneria – o quantomeno riportato come tali – accaduti nel medioevo spagnolo, la cui inquisizione è passata alla storia. Quindi avete capito bene dal titolo italiano, il film parla di streghe ma non solo: quello che all’inizio sembra il classico heist movie, con una rapina nel pieno centro di Madrid, e poi un road movie, con l’atipico gruppo di banditi che sequestra un taxi e il suo conducente per la fuga e pian piano stringe amicizia, diventa poi un fanta-horror comico in cui mostri, sangue e risate hanno la meglio. Ovviamente Le Streghe Son Tornate è in realtà una fantastica e azzeccatissima satira sui rapporti tra i sessi e in particolare nel matrimonio, con dialoghi e battute che sono presi di peso dai classici litigi tra coppie, e la metafora è netta e molto poco raffinata. Dopotutto nei vocabolari di casa De La Iglesia probabilmente il termine “raffinato” nemmeno esiste.

Anarchia ho detto all’inizio, perchè folle non rende nemmeno l’idea del livello offerto dal film. Nel mettere in scena sequenze che altri registi nemmeno si sognerebbero, De La Iglesia libera ogni propria inibizione e gode del proprio lavoro, facendo percepire vibratamente il divertimento del cinema, provando piacere e passandolo direttamente agli spettatori. Non è uno dei quei casi in cui facendo follie il regista è l’unico a divertirsi – Robert Rodriguez dovrebbe guardare il film e aprire il blocco degli appunti – perchè De La Iglesia possiede costantemente il controllo della situazione e della tecnica filmica per immagini. Prendiamo la scena iniziale, prima ancora del delirio horror successivo: la scena della rapina al centro di Madrid è l’iconografia del capitalismo e delle contraddizione della società spagnola odierna, con un Gesuù Cristo armato di fucile e uno Spongebob trivellato di proiettili. Non è solo serio o solo comico, ma mantiene intatto quello stile grottesco con cui De La Iglesia ha costruito una carriera.

Quando arriva lo splatter e le trovate visive si moltiplicano, indubbiamente lo stile fracassone di De La Iglesia è difficile da contenere – se possiamo trovare un vero difetto al film, è il finale troppo lungo – ma non perde mai la bussola, dando sempre l’idea, seppur paradossale, di uno “strabordare controllato”, grazie anche alla presenza del collega sceneggiatore Jorge Guerricaechevarria, che qui torna dopo aver firmato tutti i migliori film del regista. E così, sotto l’aspetto disimpegnato e il discorso sul rapporto tra uomo e donna, Le Streghe Son Tornate finisce per essere uno dei film più maturi del registi, che non va letto come voglia di serietà, ma come totale padronanza del tono: abbiamo azione, thriller, horror, fantasy, umorismo, sessualità, e non c’è una sola virgola fuori posto.

Sarà la nuova collaborazione con la sempre perfetta Carmen Maura, oppure il piacere di lavorare con la sua nuova musa e anche nuova moglie Carolina Bang, eppure De La Iglesia riesce addirittura a tenere bilanciato il tema del film, così l’apparente misoginia che porta a considerare tutte le donne quali streghe in realtà si rivela come l’altra faccia di una medaglia che mostra tutti gli uomini quali macchiette infantili guidati dagli istinti più beceri. Forse l’autocritica personale ha regalato nuova consapevolezza cinematografica a De La Iglesia, che fortunatamente con gli anni non ha mai perso di vista la pura gioia di cinema, e in Europa, andando stretti, forse non c’è davvero nessuno come lui.

 

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