Humandroid – recensione in anteprima

Humandroid, per presentarlo sinteticamente a qualcuno, potrebbe essere descritto come “un film che cerca il significato della vita stessa, artificiale o vera che sia, senza lasciare da parte l’azione, il divertimento e il sentimento”. Sinteticamente, come detto, perchè poi un altro discorso è riuscire bene a fare tutte queste cose insieme. E, come avrete intuito, Humandroid non ci riesce.

Un peccato, perchè il regista Neill Blomkamp, nel giro di un paio di anni, è rapidamente passato dalle classifiche di “registi più promettenti” a “registi che facevano ben sperare”. Forse esagero, anche perchè Blomkamp è appunto ancora giovane e relativamente nuovo, essendo appena al terzo film, e quantomeno si sforza di proporre sempre qualcosa di originale, quasi una rarità nel cinema commerciale odierno. Però è altrettanto indubbio che il livello raggiunto con District 9 sia davvero lontano.

Humandroid è un film che conserva tutti i tratti oramai divenuti distintivi dell’autore – il Sudafrica, la fantascienza, trame ambientate nella realtà dei problemi sociali, un futuro quasi distopico ma non troppo distante dal nostro presente – ma fatica a risultare davvero originale. Si percepisce che Blomkamp voglia comunicare qualcosa di importante e cerchi di realizzare qualcosa di più intelligente dei soliti blockbuster, ma fin da subito i clichè sono quelli che emergono con più forza: la storia sembra un Corto Circuito che incontra RoboCop, ma ben presto ci accorgiamo che il film è quasi un vero e proprio remake di fantascienza di Pinocchio. Abbiamo il robot che impara a conoscere il mondo circostante e anela la realtà dell’esistenza umana, il suo creatore con la sindrome di Geppetto, e i personaggi che cercano di sfruttarlo o eliminarlo.

Ridurre il film ad una semplice rivisitazione collodiana è senz’altro ingeneroso, perchè come detto è palpabile la passione del regista e la sua voglia di indagare l’essenza della vita umana, ma al contempo perde troppo tempo in azione e situazione leggere, e viene davvero da dire “lasciamo quei temi a Blade Runner, è meglio”. Blomkamp infatti non crea mai il contesto adatto al suo discorso: la storia è spesso prevedibile, i personaggi sono di una superficialità unica, e passano dall’inutile – Hugh Jackman e Sigourney Weaver – al fastidioso, come proprio quello di Dev Patel che fa molto poco per giustificare la sua presenza tra i cosiddetti “buoni”.

E’ un peccato che Humandroid non riesca a dare un seguito alle proprie buone intenzioni, ma l’ottima fattura di regia e effetti speciali e l’affascinante tema di fondo sono messi in secondo piano da una sceneggiatura che usa la metafora della storia con la medesima delicatezza di un trattore. Forse non è un passo indietro netto per il regista, quanto la conferma che Blomkamp non ha ancora l’esperienza giusta per grandi produzioni. Alla fine Humandroid è una visione godibile, ma tale giudizio è troppo poco per un film che puntava sicuramente molto più in alto.

Un pensiero su “Humandroid – recensione in anteprima

  1. Mi aspettavo molto da Chappie dopo che lo stesso Blomkamp aveva fatto mea culpa per Elysium (di cui ti invito a leggere la mia recensione) e si era accaparrato il prossimo Alien…la tua recensione è purtroppo la conferma definitiva che questo film è insufficiente.

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