Ho Ucciso Napoleone – recensione

Chi afferma che la recente commedia italiana è sempre uguale a se stessa mente sapendo di mentire. O forse, semplicemente, chi lo afferma è troppo abituato ai volti noti, ormai divenuti macchiette autocelebrative, e non si sforza nemmeno più di scoprire i nuovi talenti del cinema italiano.

La regista Giorgia Farina rientra indubbiamente in quest’ultimo gruppo, e la sua opera seconda Ho Ucciso Napoleone è a tutti gli effetti un film che raramente siamo abituati a vedere nel nostro cinema. Sia chiaro, ciò comporta pregi e difetti, perchè il film di Giorgia Farina non è un film perfetto, ma perlomeno è coraggioso, innovativo, diretto con voglia di fare e cambiare i soliti canoni.

Con la vicenda di una donna in carriera molto fredda e apatica ma intraprendente e ambiziosissima, che una volta rimasta improvvisamente incinta vede totalmente stravolti i propri piani di vita, Ho Ucciso Napoleone imbocca fin da subito due strade: da un lato getta uno sguardo al significato moderno di donna in carriera, dall’altro al racconto del film di genere. Nel primo caso, il film colpisce tutti i punti cardine: i ritmi, gli i-phone, la terminologia, i rapporti interpersonali, la regista riprende con ironia e una forte dose di cinismo tanti elementi fondanti dell’esasperata ricerca del successo lavorativo. Persino il rumore del battito delle dita su un tavolo è ricco di significato. In tale contesto, Micaela Ramazzotti è davvero in parte, e in questa particolare versione del personaggio di Meryl Streep in Il Diavolo Veste Prada è bravissima a non calcare mai la mano fino alla parodia, e intelligente nel calibrare una espressione semplice come il sorriso. Nel secondo caso, potremmo dire che un tempo era il cinema americano ad influenzare, ora invece ad essere imitato è lo stile delle serie tv americane: la regista costruisce Ho Ucciso Napoleone come una commedia nera – in questo ricorda molto Smetto Quando Voglio, film a cui possiamo avvicinarlo non solo per l’età dei due registi, un chiaro segnale di cosa vedono e vogliono fare ora i giovani autori – ma quando cerca di calcare troppo la mano con le tinte pulp emergono i difetti.

Come detto in precedenza, il film è realizzato con grande audacia e voglia di originalità, ma così facendo spesso la narrazione perde di mordente, e se nella prima parte è lo stile ad essere troppo vistoso, nella seconda parte del film è il gioco ad incastri a risultare forzato. Ad un certo punto infatti assistiamo ad un colpo di scena che non solo ribalta completamente quanto visto fino a quel momento, ma cambia anche il tono come se vedessimo un altro film, e la leggerezza si perde nella ricerca non necessaria del thriller. Non è tanto un fatto di credibilità narrativa, quanto la semplice constatazione che il film stava funzionando bene prima di quel colpo di scena.

Sembra paradossale dirlo per un film finora descritto come originale, ma Ho Ucciso Napoleone funziona meglio quando segue la strada del romanticismo e dei rapporti interpersonali, quando segue con affetto l’evoluzione del personaggio di Anita, perchè lo sguardo moderno di Giorgia Farina rende interessante anche lo sviluppo di una dinamica classica come quella di coppia che altri autori avrebbero reso sdolcinato. Qui il cinema di Giorgia Farina è innovativo, quando invece cerca la svolta di genere purtroppo arranca. Non a caso, tra la storia di vendetta e quella della donna in carriera, Ho Ucciso Napoleone parla soprattutto di famiglia – cosa c’è di più classico della famiglia! – o meglio delle famiglie disfunzionali moderne, nuclei ormai allo sbando che sono alla base di molti comportamenti dei vari personaggi.

Pur con le sue problematiche, Ho Ucciso Napoleone è un film che sicuramente merita per il modo originale, nella forma e nella sostanza, di parlare di famiglia e lavoro, e Giorgia Farina è un’autrice che certamente va sostenuta e ha già creato molta curiosità per quello che sarà in grado di fare in futuro. Dopotutto, lo abbiamo detto, è solo questione di capire quando tirare il freno a mano: per il resto, il motore è molto promettente.

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