The Voices, la solitudine del serial killer

di Emanuele D’Aniello

 

Da oltre un anno volevo vedere The Voices, e ovviamente ho raggiunto il traguardo non grazie alla distribuzione italiana, che ancora ignora l’esistenza di questo film nei nostri cinema. Ma, a prescindere da questa breve, forte, sempiterna polemica, devo dire che aspettare è valsa la pena. The Voices è il terzo lungometraggio di Marjane Satrapi, l’autrice iraniana divenuta famosa grazie al film d’animazione Persepolis, e ancora una volta non delude.

La storia è quella di un uomo solo, timido, impacciato, escluso da quasi tutti, che vive nella provincia americana e lavora in una fabbrica, con un terribile passato alle spalle e dei conseguenti problemi mentali. Il risultato è che sente “voci”, specialmente quelle dei suoi due animali, un cane e un gatto, con cui parla abitualmente e loro rispondono. Ah, dimenticavo la cosa più importante: è anche un serial killer.

Tecnicamente, The Voices è una black comedy. L’umorismo è grottesco, la confezione è volutamente eccentrica, i temi molto maturi e la violenza molto esplicita, con litri di sangue e pezzi di corpo ben evidenza. Ma poi nella pratica,  il film è qualcosa di più. The Voices è una storia molto drammatica, e ce ne rendiamo conto pian piano che il passato del protagonista viene a galla. Certo, rimane impossibile empatizzare con lui, ma quantomeno capiamo che Jerry, questo il suo nome, è fondamentalmente una persona malata.

voicesProbabilmente, in mano ad altri mani, gli aspetti grotteschi sarebbe stati al centro, fino a sfiorare una forma più commerciale – pensiamo ad un incrocio tra Dexter e il Dr Doolittle, orrore – per quanto una storia così singolare rimanga perfetta per il cinema indipendente. Il tocco della Satrapi impedisce questo. Certo, mi ripeto, il tono è molto spesso sopra le righe, spesso e volentieri lo stile colpisce più di altro, ma c’è un cardine emotivo rimane. The Voices è un film molto triste, e ci ricorda come le esperienza passate, specialmente quelle dell’infanzia, siano fondamentali nella costruzione dell’animo umano: l’uomo può scegliere il proprio futuro, ma spesso la scelta è vittima di un passato troppo brutto da poter digerire.

Ma sapete quale è l’aspetto che mi ha colpito più positivamente? La performance di Ryan Reynolds, e non lo avrei mai immaginato. E’ finora senza dubbio la sua miglior performance, e voi direte non ci voleva molto, ma è davvero bravo e convincente. Reynolds è la classica star schiacciato dalla suo etichetta di “bello e sexy” che lo porta a film commerciali, per cui non ha il carisma necessario oppure ha troppo poco da fare. Qui invece, in una produzione indipendente in cui c’è un personaggio da sviluppare, le doti si vedono.

Il film è consigliato, ma non aspettatevi la black comedy che fa ridere, ecco.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...