Whiplash – recensione

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Whiplash di Damien Chazelle, con Miles Teller, JK Simmons    USA 2014

di Emanuele D’Aniello

Whiplash non è un film musicale, non è un film sulla musica, e sicuramente non un film sul rapporto tra insegnati e allievi. Whiplash è un purissimo horror. Dopotutto al cinema non sono necessari sangue, mostri, omicidi e armi per generare il vero terrore. Sfido chiunque, dopo la visione di questo film, a non avere ancora nei timpani le grida di JK Simmons e i brividi per la tensione accumulata. Whiplash è un film che non ti permette di respirare, un incubo fatto di percussioni, un cartello di benvenuto all’Inferno.

E’ incredibile pensare che un film simile sia stato concepito da un 30enne al debutto, uno degli esordi più folgoranti degli ultimi decenni. Ma al tempo stesso, è lampante che soltanto un giovane senza altre esperienze cinematografiche come Damien Chazelle poteva ideare una storia simile. Altri registi avrebbero creato un legame tra i due protagonisti, altri registi avrebbero cercato la catarsi o quantomeno il raggiungimento del trionfo emotivo. Whiplash no. Non siamo nemmeno lontanamente dalle parti diL’Attimo Fuggente, qui Chazelle va per la sua strada e nel suo racconto sull’ossessione per la ricerca della perfezione non cerca il climax a tutti i costi, negativo o positivo che sia, ma solo di analizzare e capire come un uomo possa spingersi all’estremo delle propria capacità fisiche e mentali, anzi oltre tali confini, per ottenere il successo. Dopotutto, non c’è mai il piacere di suonare o la felicità della musica, ma solo la paura che guida ogni azione.

Non siamo dalle parti delle storie ammonitrice che ci dicono “quando troppo è troppo” oppure da quelle più edificanti che ci ricordano “volere è potere”. Ma per piacere, ci dice Chazelle. La premessa è simile a tanti altri film, ma al cinema nessuno aveva mai esplorato tali vie. I due protagonisti non legano mai, si detestano per tutto il tempo, probabilmente nemmeno si capiscono ma si usano vicendevolmente. Non c’è un solo falso sentimento, non c’è familiarità, non c’è nemmeno una nota di sicurezza. Whiplash rifiuta tutto ciò. Chazelle ci conduce in una esperienza altamente disturbante, costruita magistralmente con ritmo e tensione. E’ l’epopea del bullismo e dell’abuso, dell’insegnamento tramite il terrore. Se questo è il mantra dell’insegnante, che fonda il proprio mantra su urla, schiaffi e guerra psicologica, non è da meno nemmeno l’allievo, un assoluto egocentrico che si vergogna di famiglia, amici, e segretamente è più che contento di essere spinto così. Whiplash la parola compromesso non sa nemmeno cosa voglia dire.

Ora, è chiaro che per disegnare due personaggi così ci vogliono soprattutto due grandi interpretazioni, e fortunatamente le abbiamo. Tutti gli elogi e premi stanno andando al collega più anziano, ma anche il giovane Miles Teller è formidabile. La sua è una performance viscerale, una sfida in cui sputa fuori tutte le paure e frustrazioni, toccando emozioni fin troppo reali. Poi certo, è JK Simmons quello che rimane più impresso. Non fatevi ingannare dai paragoni col sergente Hartman diFull Metal Jacket che trovate in tante altre recensioni, quello era più una macchietta, e in confronto sembra uno scherzo. Il Fletcher di Simmons è un personaggio a dir poco terrificante, un autentico mostro che vibra e con un solo sguardo crea ansia. Ma non si limita alle urla, è più complesso di quanto non appaia, più deviato psicologicamente di quanto non sembri all’inizio. E’ ovvio che le performance sono inscindibili l’una dell’altra: Simmons non sarebbe così pauroso senza l’ingenuità di Teller, e quest’ultimo non tirerebbe fuori emozioni genuine se davanti non avesse una bestia come Simmons.

Ritmo, energia, tensione, Whiplash ha tutto. Chazelle ha creato un film assolutamente reale – chissà quanti artisti, non solo musicisti, hanno passato questa esperienza – che ti incolla alla poltrona e non è assolutamente consigliato ai deboli di cuore.

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2 pensieri su “Whiplash – recensione

  1. Pingback: Damien Chazelle per il suo secondo film chiama Emma Stone | bastardiperlagloria2

  2. Pingback: La La Land, parliamone ancora (articolo spoiler) | bastardiperlagloria

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