Unbroken – recensione

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Unbroken di Angelina Jolie, con Jack O’Connell, Miyavi, Domnhall Gleeson, Garrett Hedlund   USA 2014

di Emanuele D’Aniello

Qualcosa deve essere chiaramente andato storto. Avete presente quando comprate tutti gli ingredienti giusti, le misure sono perfette, il procedimento esattamente come deve essere fatto, e poi, magicamente, il risultato è comunque pessimo? Sicuramente questa sensazione la conosce ora benissimo Angelina Jolie, partita con le migliori intenzioni nella realizzazione di Unbroken, una storia indubbiamente molta ambiziosa per una regista appena al secondo film, e finita nel tritacarne della critica. Non possiamo nasconderci dietro qualcosa, Unbroken è davvero un film pessimo.

E’ lampante che la storia di Lou Zamperini meritasse ben altro risultato. Parliamo di un uomo che avuto un’infanzia difficile in quanto emigrato italiano in America, ha poi partecipato alle Olimpiadi Berlino del 1936, ha conosciuto Hitler, si è arruolato nell’esercito nella Seconda Guerra Mondiale, è stato ferito, catturato e torturato per anni dai giapponesi, poi rilasciato e ha avuto la forza di perdonare i suoi carnefici, lasciandoci solo lo scorso anno all’età invidiabile di 97 anni. Ditemi se non è questa una storia bellissima, drammatica, toccante, coinvolgente, cinematografica. Unbroken non rende nemmeno lontanamente giustizia a questa figura. E non si tratta di incompetenza, perchè nessun dilettante è stato coinvolto, ma solo persone al massimo della propria arte. Semplicemente, il troppo al cinema è dannoso. La Jolie ha voluto raccontare il più possibile della vita di Zamperini, condensando ogni avvenimento, e si è trovata nell’ovvio problema di generare un disastro narrativo: si è appellata a ben quattro sceneggiatori, tra cui i fratelli Coen, che proprio gli ultimi arrivati non sono, e questo marasma di menti impossibile da conciliare è del tutto evidente nel prodotto finale.

Il primo errore della Jolie è stato appunto quello di voler mostrare il più possibile. Scegliendo la strada della narrazione cronologica dall’inizio, e andando avanti per periodi, il film ci ha catapultati in un colpo solo indietro al cinema di 30 anni fa. Si procede poi per blocchi, con macrosequenze amalgamate malissimo e prive di alcun ritmo: prima la storia dell’atleta, poi il racconto del naufragio, e infine gli anni della prigionia, la sequenza più corposa. Non è solo il modo, è anche come il film procede ad essere sbagliato. Unbroken è infatti estremamente piatto, incredibilmente noioso a tratti. Manca totalmente uno sviluppo dei personaggi, un cambio di prospettiva delle varie scene, un qualsiasi barlume d’interesse che non sia la cronaca di quanto successo. Non c’è l’approfondimento su alcun protagonista, tanto che alla fine non sappiamo nemmeno chi sia Zamperini: il personaggio è una tabula rasa che reagisce semplicemente a ciò che succede attorno senza mai essere il centro dell’azione. Come se il film ci dovesse mostrare il suo curriculum, vediamo solo gli eventi della sua vita, quello che ha fatto, e mai chi Zamperini era veramente. In questo senso ci troviamo di fronte ad un film clamorosamente datato.

L’impegno politico e umanitario della Jolie lo conosciamo, ed è sicuramente lodevole che come regista scelga di raccontare storie importante e non prodotti commerciali, evitando di approfittare del proprio lato mainstream. Ma forse è proprio tale trasporto emotivo ad essere deleterio. La Jolie, amica di Zamperini fino alla scomparsa di quest’ultimo, non riesce mai a staccarsi dal soggetto del film, sconfinando evidentemente nella più classica agiografia. La metafora della sofferenza e del sacrificio cristiano, nemmeno così velata, è tutto ciò che occupa la seconda parte del film, in cui il protagonista è torturato, riposa, poi torturato nuovamente. Chi ama il cinema fatto di lati grigi e sfumature, ha sbagliato film.

Probabilmente, per quanto la vita di Zamperini fosse molto cinematografica, il cinema non è un medium migliore per un approccio simile. Ciò tuttavia non assolve minimamente Unbroken, con cui la Jolie ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare. E’ bello che così molte persone possano finalmente conoscere Zamperini e la sua storia, ma il cinema è ben altro.

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