Top Ten Federico Fellini

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di Emanuele D’Aniello

20 anni fa esatti se ne andava quello che senza ombra di dubbio è stato il più grande regista italiano di sempre, per moltissimi uno dei più grandi in assoluto nella storia del cinema: Federico Fellini. Autore di un cinema unico, innovativo, originale, visionario e coraggioso, per anni è stato il più grande sponsor del cinema italiano pur facendo film che in Italia nessuno ha mai fatto, lontanissimi dai canoni abituali e da tutti gli altri autori. Amato, celebrato, imitato più all’estero che in patria (l’aggettivo felliniesque esiste ma non è certo italiano), Fellini è stato un gigante che ha saputo trasformare il sogno in realtà visiva, l’immaginazione in puro cinema con la C maiuscola, e la sua presenza ancora oggi è indelebile. Noi lo ricordiamo e omaggiamo come meglio possiamo, come ci piace fare, cioè esplorando quelli che per noi sono i suoi migliori film.

10.  LO SCEICCO BIANCO  (1952)

I grandi autori si dimostrano tali quando al loro esordio propongono già in nuce tutti i classici topoi della propria poetica. Ed in questo film, al tempo stesso sognante e malinconico, Fellini si fa conoscere come Fellini, e anche se nelle opere immediatamente successive sarà ovviamente risucchiato dal vortice imperante del Neorealismo, in questo c’è tutta la creatività, la voglia di sognare, evadere e credere nelle favole tipica del sua cinema.

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9.  FELLINI SATYRICON  (1969)

Solo un mostro sacro come Fellini poteva permettersi il lusso di prendere un testo celebre come il Satyricon di Petronio, dare titolo e sfondo al proprio film…..e praticamente non farne l’adattamento. Perchè a parte qualche scena e qualche personaggio, Fellini non realizza la trasposizione dell’opera di Petronio, ma semplicemente, se di semplice operazione si può parlare, ambienta nel mondo del Satyricon la sua visione cinematografica, sociale e personale. Senza un fulcro narrativo, tra episodi onirici, decadenti e ipnotici, è così che dal 1969 la fama del Satyricon appartiene un po’ meno a Petronio e un po’ di più a Fellini.

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8.  IL CASANOVA DI FEDERICO FELLINI  (1976)

Una delle caratteristiche vincenti di Fellini, e dei grandi registi in generali, è quella di trasformare la forma in contenuto. E nel suo Casanova, tutto è forma e per questo tutto è contenuto. Il film è totalmente e volutamente costruito, dalle scenografie, tutti fatte da interni, ai costumi pomposamente teatrali, agi sfondi che si vedono perfettamente fatti di cartapesta, alle performance dei personaggi. Nessuno poteva rappresentare meglio di così, cioè trasformandolo in realtà visiva, il mondo di Casanova, sia quello finto delle convenzioni sociali sia quello vuoto dei rapporti sessuali senza sentimento.

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7.  I VITELLONI  (1953)

“Lavoratori…” La famosa frase pronunciata da Alberto Sordi e il seguente gesto sono diventati immortali, così come il termine stesso da cui nasce il titolo del film, ma I Vitelloni non è solo questo, è anche e soprattutto nostalgia del passato, della giovinezza, della provincia non contaminata, in cui il sincero omaggio e la velata critica mai cattiva si mischiano creando uno dei film più personali di Fellini, tanto famoso da essere stato più volte imitato in patria e all’estero (basta pensare al cinema di Pupi Avati o a Georce Lucas con American Graffiti).

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6.  GIULIETTA DEGLI SPIRITI  (1965)

Fellini che scopre il cinema a colori diventa a tutti gli effetti il Fellini visionario e incantatore che tutti conosciamo, un mondo in cui può giocare, sperimentare e portare al’estremo la propria spinta onirica. E come già detto, la forma si fa contenuto: viviamo la crisi matrimoniali di Giulietta tramite i suoi incubi, le sue angosce, le sue fobie tra immagini e percezioni sensoriali, come solo il cinema sa raccontare.

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5.  LA STRADA  (1954)

Fondamentalmente, questo è l’apice del Felllini neorealista degli inizi, il film che gli ha dato il successo e la notorietà internazionale per tutta la carriera. Ma per quanto sia giusto inserirlo in quel filone, La Strada non è come le altre opere neorealiste, avvicinarlo ad esempio ai film di Rossellini è quasi impossibile. In La Strada c’è poesia e tenerezza, tali da creare una favola tragica e commovente, ma pur sempre una favola. Insomma, c’è tutto Fellini.

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4.  LE NOTTI DI CABIRIA  (1957)

Film a episodi che si trasforma in una sinfonia grazie al punto di contatto centrale, fulcro narrativo e emotivo del film: Cabiria. O ancora di più, grazie alla stratosferica interpretazione di Giulietta Masina, che comunica con gli occhi e soprattutto col cuore. Tutti i caratteri che passano sullo schermo, le avventure e gli sfondi fanno da collante per vedere le reazioni di Cabiria, forse il miglior personaggio dell’intera cinematografia felliniana.

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3.  AMARCORD  (1973)

Tantissimi sono i film di Federico Fellini che rivisitano il passato e contengono forti, in alcuni casi in modo predominante, elementi autobiografici. Ma Amarcord è quello che li racchiude tutti, e ricostruisce un mappa del passato personale per Fellini e globale per l’intero popolo italiano, ritraendo il tutto con grande ironia, divertimento, profondità, semplicità, ed una atmosfera sognante e onirica che solo il grande maestro era in grado di trovare. Ci sono film e film, grandi film e buoni film, e poi opere che superano i confini culturali ed entrano nell’immaginario collettivo: Amarcord appartiene giustamente a quest’ultima categoria.

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2.  LA DOLCE VITA  (1960)

Uno dei film più famosi di Fellini, tra i più citati e conosciuti all’estero, un’opera immortale e fortemente iconica che ha incantato per decenni e affascina ancora oggi con la sua tremenda attualità. Sarà il fascino di Mastroianni, sarà la bellezza di Roma, ma La Dolce Vita prima ipnotizza e poi colpisce, ammalia e poi sferra il pugno nello stomaco, come nel finale incredibilmente d’impatto. Come spesso successo a tanti capolavori controversi, il film ha finito paradossalmente per incoraggiare gli stili di vita e le abitudini frivole che criticava e aspramente demoliva, dimostrando che il più volte l’interpretazione di un film è più importante dell’intenzione di partenza di un regista.

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1.  8½ (1963)

Andate a scoprire quante volte questo film è stato citato e rifatto. Andate a rivedervi quell’inizio e quel finale. Lasciatevi rapire dallo sguardo di Mastroianni. Ripensate alla vostra infanzia, e magari a tutti i vostri amori, ascoltando le note musicali di Nino Rota. Sarà facile a quel punto capire il concetto di “capolavoro”. Solo un genio può riuscire a trasformare il blocco dello scrittore nella propria opera immortale, passando tra la biografia e la più acuta introspezione psicologica che farebbe un baffo a Freud, con continui strappi tra sogno e realtà, ricordi e presente, tanto frequenti dal lasciare molto ambiguità in quel che lo spettatore vede nello schermo. Fellini è un gigante perchè riesce a filmare e dare forma ai pensieri e all’immaginazione, e questo è il più grande testamento del suo cinema.

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