Top Ten Danny Boyle

dannyboyle_2211886b

di Emanuele D’Aniello

Col suo nuovissimo in uscita proprio in questi giorni in Italia, il grande Danny Boyle fa dieci, e con una cifra così perfetta non possiamo non fare il nostro gioco preferito: una top ten. Riviviamo così la filmografia del regista britannico, una delle voci più interessanti e anticonformiste del cinema mondiale, un autore che ha attraversato tanti generi sempre con uno stile unico e moderno, fresco e singolare, e ha realizzato opere in quasi venti anni di carriera che sono entrate nell’immaginario collettivo.

10.  THE BEACH  (2000)

Doveva essere l’ennesimo trionfo del DiCaprio post-Titanic, ed è finito per diventare come famoso come primo flop del DiCaprio post-Titanic. Boyle esce dalla sua “safety zone” per la prima volta, vale a dire quelle storie urbane e sociologiche, per concentrasi una storia generazionale che vorrebbe essere anticonformista ma finisce per diventare moralista, perendosi in troppi intoppi narrativi.

.

.

.

9.  IN TRANCE  (2013)

Dopo tante fruttuose trasferte il ritorno di Boyle ad un cinema grezzo, di genere, soprattutto ambientato in Gran Bretagna, è quasi un sospiro di sollievo. Ma sembra con gli anni il regista abbia dimenticato quel mondo e quel cinema, e finisce per realizzare un thriller mal recitato e mal orchestrato troppo figli dei colpi di scena, spesso fini a se stessi. Il montaggio e la visionarietà gridano Danny Boyle ogni secondo, ma la messa in scena stavolta non basta.

.

.

.

8.  UNA VITA ESAGERATA  (1997)

La sbornia del successo (leggasi in questo caso Trainspotting) per un autore europeo vuol dire solo una cosa: trasferta hollywoodiana. Purtroppo Boyle col suo primo film americano non centra l’obiettivo, realizzando una commedia romantica confusa, kitsch e piena di personaggi insopportabili.

.

.

.

7.  PICCOLI OMICIDI TRA AMICI  (1994)

L’esordio di Danny Boyle è di quelli che non si dimenticano, quando ancora il talento grezzo, la voglia e la creatività sono tutte pronte ad esplodere. Piccoli Omicidi tra Amici è una divertente e al tempo stesso raggelante black comedy, dove il tono grottesco ed i personaggi totalmente antipatici costruiscono una storia coinvolgente per quanto respingente. Questo è l’anticonformismo di Boyle, che fin dall’inizio mostra una visione registica unica ed un grande controllo della messa in scena, fresca e originale.

.

.

.

6.  28 GIORNI DOPO  (2002)

Fare film di zombie non è una novità. Fare film horror a basso budget con macchina digitale a mano non è poi così originale. Ma nel 2002 non era nemmeno più tanto di moda come lo era un paio di decenni prima, o come è di nuovo adesso. Dopotutto, buon merito della contemporanea nouvelle vague dell’horror a basso budget si deve anche a Danny Boyle, che nel 2002 realizza un film più pandemico che sugli zombie, quindi più realistico, più drammatico che horror, tenendo sempre il centro dell’attenzione sull’atmosfera e sull’esplorazione dei personaggi e delle relazioni umane.

.

.

.

5.  MILLIONS  (2004)

Il film che non ti aspetti mai da uno come Danny Boyle, una moderna fiaba con protagonista un bambino, pieno di santi e con tanto di happy ending dal sapore moralista. E’ il tono però quello giusto, quello che si fa largo tra quintali di saccarosio, lo sposta, e racconta un mondo fatto di gente meschina, priva di valori e pronta a tutto quando ci sono i soldi di mezzo, che solo l’animo incontaminato di un bambino può pulire e purificare.

.

.

.

4.  THE MILLIONAIRE  (2008)

Per anni Danny Boyle è stato il regista britannico indipendente e anti-conformista per antonomasia, con storie e personaggi sempre ai margini della società. Spostando il proprio orizzonte, ma non perdendo nulla della sua carica personale, trova la definitiva consacrazione con una grande storia di redenzione personale e soprattutto sociale. The Millionaire è ingranaggio perfetto, costruito in maniera certosina: anche se altamente prevedibile in ogni evoluzione, la storia sa sempre quando emozionare lo spettatore, quasi comandandolo, e riesci a mostrare le difficoltà e lo spirito dell’India senza mai strafare, limitando la complessità. Danny Boyle aggiunge il suo tocco, la sua incredibile energia, i suoi frenetici movimenti con la macchina da presa, il suo stile estetizzante con una fotografia eccelsa e un montaggio vorticoso. Se un piccolo film indipendente inglese, ambientato in India, con attori indiani e una storia indiana, ha conquistato tutto l’Occidente e ben 8 premi Oscar, un motivo ci sarà.

.

.

.

3.  SUNSHINE  (2007)

Ormai, nel cinema di oggi, giocare con la fantascienza e fare qualcosa di completamente originale è davvero difficile. Anche guardando questo film, alla mente vengono subito immagini prese da Solaris oAlien. Eppure Boyle, facendosi largo tra spunti, derivazioni, citazioni e influenze, regala un cult molto sottovalutato del sci-fi moderno, un grande racconto in cui il nemico diventa il sole, e ha la grande intuizione di costruire la tensione in spazi aperti e luminosi, l’opposto di quanto si fa solitamente. Inoltre e soprattutto, visivamente è un film semplicemente fantastico.

.

.

.

2.  127 ORE  (2010)

Spesso il cinema ci ha proposto thriller retti per tutta la propria la durata dalla presenza di un solo attore, il più volte intrappolato in qualche situazione estrema. Ci voleva però il linguaggio cinematografico e la sensibilità british di Danny Boyle per trasformare una trama simile in una esperienza di vita, un viaggio emozionale tout court che tocca le corde dell’animo e regala momenti indimenticabili. La prestazione di James Franco è naturalmente da incorniciare, regge in maniera incredibile la scena ed entra in contatto con gli spettatori riuscendo a trasmettere le proprie sensazioni, e tramite flashback ed un montaggio da videoclip Boyle non ci fa perdere un solo istante di questa esperienza poco raccomandabili. Una storia realmente accaduta, che solo il cinema poteva trasformare in un inno alla vita.

.

.

.

1.  TRAINSPOTTING  (1996)

Solo il talento visionario di Danny Boyle poteva trasformare in pietra miliare del cinema una storia sporca, brutta, piena di punti oscuri come quella di un gruppo di giovani drogati di Edimburgo, uscendo da qualsiasi facile intento moralista. La forza del film, oltre alla regia dinamica e alla bravura di un gruppo giovani attori che qui si affacciano meritatamente alla ribalta, è quella di non prendere posizione e non condannare, ma semplicemente mostrare: è molto più forte, efficace e devastante vedere un gruppo di giovani che di autodistruggono e fanno continuamente scelte sbagliate piuttosto che dirlo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...