The Interview – recensione

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The Interview di Evan Goldberg e Seth Rogen,con Seth Rogen, James Franco, Lizzy Caplan, Diana Bang, Randall Park   USA 2014

di Emanuele D’Aniello

E’ davvero incredibile pensare che sia stato un film come The Interview a causare una grossa polemica e una seria crisi internazionale. Incredibile perchè siamo in presenza di una commedia classica, anzi di quelle sboccate e triviale, e non certo di un film serio o con intenti più satirici, nonostante il soggetto politico di partenza. Insomma, è un film realizzato solo con l’ambizione di far ridere e basta. Il polverone causato ha dimostrato soltanto, come se ce fosse bisogno, la scarsa autoironia, per usare un eufemismo, del regime nordcoreano.

Non fatevi quindi ingannare dai titoli di giornale e dall’importanza data alla pellicola negli ultimi giorni: The Interview è in tutto per tutto un classico film comico/demenziale alla Seth Rogen – davvero classico e lontano anche dalla stoner comedy in cui l’autore si è ormai specializzato negli ultimi tempi – pieno quindi di situazioni al limite della realtà, con una comicità molto triviale e parecchie volgarità. Rappresenta l’ennesimo capitolo della nuova comicità americana inventata da Judd Appatow, quella in cui è centrale la bromance tra protagonisti maschili, 30enni che in realtà sono bambini troppo cresciuti, spaesati di fronte al mondo di oggi, con una componente di omosessualità nemmeno poi così latente. Però sia chiaro: il film fa ridere, e anche parecchio. Questo era ovviamente l’unico intento di Rogen e del suo co-regista Evan Goldberg quando si sono messi a scrivere il film, non certo in grado di capire quanto il soggetto fosse potenzialmente incandescente, per quanto la scelta sia effettivamente furba. The Interview non solo non è un film politico, ma non è nemmeno un film satirico: non vuole mai criticare o far riflettere, ma solo far ridere.

Il governo nordcoreano non ha preso bene la pellicola, ma il clamoroso paradosso è proprio la leggerezza del film verso il regime: in tutta franchezza, si poteva addirittura osare di più. Infatti, una volta deciso di ambientare la vicenda nel paese più chiuso del mondo, è indubbio che il film potesse mostrare gli aspetti più problematici della Corea del Nord, invece ha banalizzato quei problemi, umanizzato Kim Jong-un come l’altra faccia dei personaggi appatowniani, un bamboccione con problemi di autostima – e secondo molto analisti potrebbe essere pure vero, ma ora non addentriamoci in territori non cinematografici – e puntato molto di più sulla satira del vacuo mondo dell’entertainment americano che non su quella geopolitica. Altro che film politico, alcuni potrebbero addirittura obiettare che il film ha scelto di ridere laddove si è in costante presenza di pesanti violazioni dei diritti umani, aspetti molto poco comici.

Non siamo di fronte al nuovo Il Grande Dittatore, ma questo doveva essere chiaro fin da subito. L’intervento nordcoreano ha finito solo per fare enorme pubblicità ad una semplice commedia che sarebbe passata nei cinema senza farsi troppo notare. Gustatevi quindi, se potete trovarlo, The Interview per quello che è, un film che fa molto ridere con scelte visuali e musicali assolutamente esilaranti, e rende sopportabile anche l’overacting di James Franco. Non vale certo la pena fare la guerra per un film simile, ma sicuramente bisogna difendere fino alla fine la totale libertà creativa di ogni tipo di opera.

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