Selma – recensione

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Selma di Ava DuVernay, con David Oyelowo, Carmen Ejiogo, Tom Wilkinson, Tim Roth, Andre Holland, Wendell Pierce.   USA 2014

di Emanuele D’Aniello

E’ incredibile pensare, controllare e poi rendersi conto di quanto poco al cinema si sia vista una figura gigantesca come quella di Martin Luther King, addirittura mai come protagonista di un film. E’ appunto incredibile, e questo stupore non rende ancora bene l’idea. La rappresentazione di King è stata resa quasi impossibile dalle dispute legali su suoi discorsi e dalla volontà dei suoi eredi, ma il cinema in passato, per altri personaggi, non si è mai arenato davanti a tali difficoltà. Selma rappresenta quindi una novità, una boccata d’aria fresca. Il film di Ava DuVernay non è indimenticabile e nemmeno lontanamente perfetto, ma è un film dovuto, quasi un film necessario, e portare a termine questa realizzazione è già un risultato da non sottovalutare.

Prima di tutto, il film giustamente sceglie la narrazione di un momento specifico. Non assistiamo agli ultimi giorni di King, e nemmeno al famoso discorso a Washington o alla firma della legge per i diritti civili. Il film sceglie di raccontare le difficoltà politiche e organizzative delle marce del 1965 a Selma, in Alabama, atti dimostrativi per ottenere il diritto di voto per la gente di colore. Già questo è un primo aspetto molto interessante: all’opera vediamo un Martin Luther King già famoso nel mondo, all’apice della popolarità, e per una volta all’apice dell’influenza politica. E’ quindi più facile empatizzare con una figura già di per se mitica, perchè si capisce il suo spirito di sacrificio e la volontà di cambiare e migliorare le cose, quando magari poteva accontentarsi dei successi fino a quel momento ottenuti. Selma è infatti un film totalmente incentrato sulla figura di leader diverso dalla leggenda che tutti conoscono, evitando fortunatamente l’agiografia e non tralasciando nessun lato oscuro, a cominciare dalla tanta chiacchierata infedeltà nei confronti della moglie. La sua figura narrativa è addirittura rafforzata se possibile, perchè ne esce fuori l’aspetto umano, l’uomo che cade in tentazione afflitto da tante difficoltà, e comunque si rialza sempre e ha in mente un disegno più grande che possa portare il bene comune.

Indubbiamente aiuta avere a disposizione una performance straordinaria come quella di David Oyelowo. L’attore inglese non solo è in parte grazie alla somiglianza fisica, ma è trascinante dei suoi discorsi e toccante nei momenti più personali. Replicare o anche solo imitare la capacità oratoria e il carisma del vero King è naturalmente impossibile, ma Oyelowo cattura l’energia e la rabbia dell’uomo.

La regista Ava DuVernay ha un grande occhio cinematografico, e si nota nella costruzione delle grandi scene di massa, ma sono i momenti più piccoli e intimi quelli più riusciti. Che siano due attivisti a parlare, o King e la moglie, oppure i genitori di un giovane manifestante, è lì che si percepisce l’importanza e il peso emotivo di quanto narrato. Questa è indubbiamente un grande aspetto vincente del film ma, paradossalmente, anche un difetto. Selma infatti evita la retorica, ma abbraccia troppo spesso la semplificazione: i vari politici Wallace, Hoover e Johnson (quest’ultimo con un Tom Wilkinson assolutamente fuori parte) sono quasi delle macchiette prive di approfondimenti e sfumature, e le grandi marce raggiungono un climax emotivo importante però quasi a fine se stesso, non restituiscono la percezione della conquista politica ne tantomeno le conseguenze non definitive. E’ come se la DuVernay desse quasi per scontato il peso emotivo di quanto mostrato, pensando più a celebrare la storia reale che non a servire una sceneggiatura cinematografica.

Selma raggiunge comunque il traguardo prefissato, è un film importante che incoraggia la riflessione, e rimane purtroppo tremendamente attuale tenendo in mente i recenti terribili fatti di Ferguson negli Stati Uniti. Soprattutto, dona al cinema l’uomo e il leader Martin Luther King, con un ritratto onesto e fonte di grande ispirazione.

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