Oscar nominations 2015: il nostro commento

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di Emanuele D’Aniello

Spesso, anzi praticamente ogni anno, subito dopo l’annuncio delle candidature agli Oscar tutti si svegliano dal torpore ed iniziano il solito balletto: c’è chi si indigna per delle omissioni clamorose, chi grida alle scandalo per non aver letto il nome di film che non hanno mai avuto una chance di essere nominati, chi rimane piacevolmente stupito da qualche insperata candidatura. E poi ci sono quelli che dicono “tutto scritto, tutto scontato, tutto noioso” e che evidentemente non seguono la stagione o non sanno nulla degli Oscar. Intanto, per la prima volta da quando il numero è stato espanso, sono 8 i film nominati per il Miglior Film, e questa già è una notizia molto significativa.

Le Sorprese:

– Lo abbiamo già detto, ma vedere Wes Anderson portato in trionfo in questo modo è davvero incredibile e bellissimo. Già nominato in passato per la sceneggiatura e l’animazione, ora è finalmente il turno della regia, e la valanga di nominations per il suo film sono davvero un atto d’amore verso un film molto singolare, ed essenzialmente una commedia. Un film in cui è intatto lo stile: non è il regista ad essersi piegato agli standard di Hollywood, ma l’Academy che finalmente ha riconosciuto il suo talento.

– Paul Thomas Anderson per l’adattamento di Vizio di Forma. Immaginavamo il suo film troppo, troppo, troppo particolare per i gusti dell’Academy, e così è stato, ma gli sceneggiatori giustamente venerano PTA (ricordiamo che ogni membro di categoria vota solo per la propria categoria) e hanno apprezzato il tentativo, sulla carta impossibile, di portare al cinema un’opera di Pynchon.

– Marion Cotillard, forse la miglior performance femminile dell’anno, è fortunatamente nominata. Nessuna l’attendeva, sicuramente nemmeno lei, e invece il talento e una categoria piuttosto debole hanno aiutato. Non credevamo ce la facesse, scottati dal’omissione due anni fa per Un Sapore di Ruggine e Ossa, e infatti dopo l’esclusione di Due Giorni Una Notte dalla shortlist per il film straniero le sue chance parevano azzerate. Invece qualcuno ha effettivamente visto il film, e non poteva far finta di nulla.

– Bradley Cooper, finora non nominato da altra organizzazione, riesce a uscire fuori in una categoria a dir poco competitiva. Come la Cotillard, l’attore non ha fatto alcuna campagna promozionale per gli Oscar (era impegnato a Broadway) ma i film sono bastati per il giudizio, come dovrebbe essere naturale.

– Il sonoro di Interstellar. Noi italiani da questa polemica siamo rimasti fuori, ma non avete idea di quanto in America si sia discusso dell’audio di Interstellar, che per molti, specialmente nelle proiezioni IMAX, non ha reso comprensibile l’audio e i dialoghi, troppo forte infatti la musica e i rumori di sottofondo. Una scelta specifica di Nolan, come ha dichiarato, che non ha incontrato i favori della critica. Invece i membri dell’Academy hanno apprezzato la scelta di Nolan di innovare il modo di mixare il sonoro, e costruirci un film sopra, dandogli nominations in entrambe le categorie.

– Due nominations per la GKids nell’animazione. Ormai non stupisce, ogni anno piazza la zampata, ma la piccola compagnia europea d’animazione quest’anno ha portato a nominations ben due film, dimostrando quanto la categoria apprezzi l’animazione tradizionale, praticamente impossibile da trovare oggi giorno nelle grandi compagnie americane.

– Steve Carell e Bennett Miller. Il team Foxcatcher, spinto da grandi recensioni fin da Cannes, sembrava aver perso l’attimo buono: il regista era sparito, Carell anche per il suo personaggio troppo negativo sembrava schiacciato dalla competizione. E invece sono nominati tutti e due.

Selma: da outsider, a possibile favorito, per poi tornare film in pericolo fino alla nomination. E’ candidato a Miglior Film, ma poi ha ottenuto solo un’altra candidatura, oltretutto per la canzone. Evidentemente il film non ha colpito come la critica immaginava, e non sappiamo quanto le polemiche sulla ricostruzione storica degli eventi, in particolare sul ruolo del presidente Johnson, che sono state roventi in America, abbiano influito sui giurati. Indubbiamente il particolare sistema di voto ha garantito la nomination senza il supporto nelle altre categorie: è chiaro che i giurati di colore hanno fatto blocco e messo il titolo al primo posto nelle loro schede, permettendo così al film di raggiungere la percentuale di voti necessaria.

Le Omissioni:

– Jennifer Aniston. Forse per una pura percezione pregiudiziale sembra più naturale non vederla tra i nominati, ma fino all’ultimo per quasi tutti era la favorita ad ottenere il quinto posto aperto come attrice. La battaglia per tutti era tra la Aniston e Amy Adams, invece le due si sono annullate a vicenda permettendo a Marion Cotillard di spuntarla. La Aniston sperava di ripetere il percorso di Sandra Bullock nel 2009, da attrice famosa solo per le commedie a nominata, ma la differenza è nel film interpretato dalle due: The Blind Side fu un successo commerciale capace di superare i 200 milioni al box office, Cake non lo ha visto praticamente nessuno.

– Jake Gyllenhaal e Lo Sciacallo. Sembrava il film del momento, quello che iniziava a guadagnare terreno, nominato da tantissimi guild awards, con pronostici in tante categorie….e invece è arrivata solo la candidatura per la sceneggiatura. Il film è risultato troppo dark per l’Academy, e il suo protagonista, pur essendo stato nominato da ogni premio precedente, è rimasto scottato dalla competizione furente nella propria categoria.

– La debacle di Lo Hobbit è l’ennesima conferma che i giurati di questi film più o meno tutti uguali e la trilogia di Peter Jackson non ha raggiunto i fasti di Il Signore degli Anelli. Se lo scorso anno il secondo capitolo fu il primo della serie a non essere nominato per la scenografia e il trucco, quest’anno l’ultimo capitolo viene addirittura snobbato per gli effetti speciali (e per fortuna, talmente tanti da sembrare un film d’animazione) e ottiene solo la nomination per il montaggio sonoro. Menomale che la saga è finita.

Unbroken. Ormai lo avevamo capitolo nelle ultime settimane, ma fa notizia vederlo ottenere solo 3 candidature tecniche. Quello che per tutti era il classico film da Oscar dell’anno, per molti all’inizio delle stagione il favorito (incluso il sottoscritto) non ce la fa. Una bella lezione: si può avere la ricetta perfetta, ma se poi gli ingredienti non sono amalgamati bene, il risultato è questo.

– La sceneggiatura di L’Amore Bugiardo. Non perdiamo tempo a parlare del film e di Fincher, perchè per quanto ci spiaccia e meritassero, sapevamo fin dall’inizio che un film simile non avrebbe trovato il favore dell’Academy. Ma almeno la sceneggiatura? In pratica, è stato come dire a Gillian Flynn “non hai adattato bene il tuo stesso romanzo”.

Life Itself snobbato dai documentari. Incredibile, considerando che si parla del ritratto della vita di Roger Ebert, il critico più famoso, amato e rispettato di sempre, un film che sembrava poter addirittura vincere la statuetta.

– Il montaggio di Birdman, una omissione pesantissima considerando che, come ricordiamo sempre, nessuno vince Miglior Film senza essere perlomeno nominato al montaggio dal 1980, e pochissimi sono i film ad aver vinto senza questa nomination. Una omissione clamorosa, considerando che Birdman, realizzato come fosse un unico finto piano sequenza, è proprio costruito su un montaggio invisibile e fondamentale. Ma, come abbiamo purtroppo capito, fin troppo invisibile.

The Lego Movie. Eh si, perchè potete parlare quanto volete di film, attori e registi, ma la vera sorpresa shock di tutte le nominations è questa, considerando poi che era il film addirittura favorito per la vittoria finale dopo aver fatto incetta di premi della critica. Non lo credevamo, ma alla fine la categoria d’animazione non ha apprezzato un’opera, forse, fin troppo sperimentale anche per gli animatori, di solito persone innovative e creative.

Le Statistiche:

– Come detto in apertura, da quanto la lista dei candidati è stata espansa nel 2009, per la prima volta i nominati al Miglior film sono 8.

– Sembra incredibile a dirsi, ma tra i nominati il film col maggior incasso, sia in America sia a livello mondiale, è The Grand Budapest Hotel. Quello finora col minor incasso è Whiplash, ancora però nelle sale. Nel complesso, gli 8 film nominati hanno incassato finora 418 milioni appena, un crollo rispetto a 1 miliardo 280 milioni ottenuto dei film nominati lo scorso anno.

– Un tempo si diceva che negli ultimi mesi dell’anno comincia la stagione dei premi, invece quest’anno tra i nominati solo American Sniper è uscito nei cinema americani a dicembre. The Grand Budapest Hotel, che ha ottenuto più candidature di tutti, è uscito addirittura a marzo.

The Grand Budapest Hotel ha anche un altro record: con 100 minuti di durata, è il più breve tra i nominati. Scontato dirlo, ma il più lungo è invece Boyhood con ben 165 minuti di durata.

– Bradley Cooper è alla terza nominations in 3 anni consecutivi (solo 8 attori lo hanno fatto nella storia, l’ultimo è stato Russell Crowe tra il 1999 e il 2001). L’attore oggi ha ottenuto anche la sua 4° nomination, figurando tra i produttori di American Sniper.

– Robert Duvall, a 84 anni, è il più anziano non solo tra i nominati quest’anno, ma il più anziano mai nominato in assoluto tra gli attori protagonisti e non protagonisti.

– Emma Stone invece, a 26 anni, è la più giovane nominata quest’anno nelle quattro categorie della recitazione.

– Ben 9 sono gli attori alla prima nomination: Benedict Cumberbatch, Steve Carell, Eddie Redmayne, Michael Keaton, JK Simmons, Felicity Jones, Rosamund Pike, Patricia Arquette, Emma Stone. Come avrete capito, ben 4/5 della categoria Miglior Attore sono new entry, l’unico già nominato in precedenza è Bradley Cooper.

– Tra gli attori nominati, tre performer sono stati candidati anche lo scorso anno (Bradley Cooper, Meryl Streep, Ethan Hawke) e curiosamente tutti in categorie differenti da quelle di quest’anno.

– Meryl Streep è alla sua 19esima candidatura. Serve altro?

– Reese Whiterspoon e Keira Knightley sono alla seconda nomination in carriera, ed entrambe ottennero la loro prima nel 2006.

– Laura Dern è alla sua seconda nomination, un affare di famiglia: lo scorso tra i nominati c’era suo padre, Bruce Dern per Nebraska.

– Gli Screen Actors Guild Awards tornano rilevanti: quest’anno hanno predetto ben 17 attori nominati su 20.

– Bradley Cooper e Laura Dern sono gli unici ad aver preso la nomination senza essere stati prima nominati dai SAG, dai Globes, dai Bafta e dai Critics Choice (anche Marion Cotillard è andata vicina, essendo stata nominata prima solo dai Critics Choice). Chi invece ha fatto il percorso inverso? Il deluso è Jake Gyllenhaal, nominato per Lo Sciacallo in tutti i premi precursori, e alla fine rimasto a mani vuote.

Selma pareggia The Tree of Life, Molto Forte Incredibilmente Vicino e Amour per un curioso record: sono i titoli nominati al Miglior Film senza essere prima stati nominati per i PGA, SAG, WGA e DGA (non a caso, tutti usciti dopo il 2009, ovvero da quando la categoria è stata espansa).

– Con 5 nominations a testa, come Skyfall due anni fa e Millenium tre anni fa, Interstellar e Foxcatchersono i film ad aver ottenuto più nominations senza essere poi nominati per Miglior Film.

– Bennett Miller è il primo regista, da quanto il campo è stato espanso nel 2009, ad essere nominato per la regia senza che il suo film sia nominato per Miglior Film (l’ultimo a riuscirci fu Julian Schnabel nel 2007). Miller è però amatissimo dall’Academy: con solo 3 film finora realizzati, per due è stato nominato alla regia (Foxcatcher e Truman Capote), due sono stati nominati per il miglior film (Truman Capote e Moneyball), tutti e tre sono stati nominati per la sceneggiatura, l’attore protagonista e una performance da non protagonista.

– Il compositore francese Alexandre Desplat, doppia nominations quest’anno per la colonna sonora, è all’8° candidatura in 9 anni: non ha ancora vinto.

– Altro recordman è Roger Deakins, alla 12esima nomination in carriera per la fotografia: non ha ancora vinto.

– Se lo avete notato, la risposta è si: i nominati per la recitazione, regia e sceneggiatura sono tutti bianchi. Non accadeva dal 1998. Come potete immaginare, se ne è discusso molto, e con toni molto accessi, nei siti americani.

– Infine una note lieta: c’è sempre un po’ di Italia. Per i costumi di The Grand Budapest Hotel è nominata la nostra Milena Canonero, una leggenda nel settore, alla 9° candidatura in carriera dopo aver già vinto 3 Oscar. Ovviamente si fa il tifo per lei.

In conclusione, proviamo a gettare uno sguardo su quanto accadrà ora. Manca tantissimo tempo all’Oscar, che si terranno il 22 febbraio, ma è chiaro che i favoriti sono Boyhood e The Imitation Game. Tra i grossi nomi, Selma ha dimostrato di non aver supporto, Birdman ha mancato la decisiva nomination per il montaggio, The Grand Budapest Hotel pur con grande supporto rimane visto come una commedia, eAmerican Sniper potrebbe presto guadagnare forza grazie al box office ma gli manca la candidatura alla regia. Boyhood deve avere la forza di reggere lo status di favorito ancora per molto tempo, e sappiamo che per The Imitation Game invece il produttore Harvey Weinstein getterà vagonate di soldi e anche le sue solite tattiche scorrette. E’ un gioco in cui tutto ammesso, Weinstein ne è esperto e spera di fare la sorpresa dell’ultimo secondo già riuscitagli un paio di volte in carriera (pensiamo a Crash e Shakespeare in Love). Un duello eterno: un favorito della critica contro il film percepito da Oscar.

Comunque tra pochissimi giorni molto sarà chiaro: il prossimo sabato arriva il premio dei Producers Guild, che utilizzano lo stesso metodo di voto dell’Oscar e votano anche per l’Oscar. Non possiamo dire che già domenica, con quel risultato, i giochi saranno fatti, ma moltissimo sarà chiaro.

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