L’Amore Bugiardo – le recensioni

gonegirl

L’Amore Bugiardo (Gone Girl) di David Fincher, con Ben Affleck, Rosamund Pike, Neil Patrick Harris, Tyler Perry, Kim Dickens, Carrie Coon   USA 2014

di Emanuele D’Aniello

Ok, proviamo un esperimento. Perchè quel maledetto genio di David Fincher lo ha fatto ancora: ha realizzato un film fantastico, del quale bisogna assolutamente parlare, ma al tempo stesso non si può fare senza rivelare troppo sulla trama. Fincher è un regista che ci ha abituato ai colpi di scena, e ovviamente inL’Amore Bugiardo c’è un colpo di scena a metà film che cambia totalmente la prospettiva della visione. Allora, per la prima volta, proviamo a scrivere due recensioni una.

La prima metà è dedicata a coloro che NON hanno visto ancora il film, e nemmeno letto il libro da cui è tratto.

La seconda metà è rivolta a coloro che hanno già visto il film o letto il libro, quindi si parlerà liberamente di SPOILER.

RECENSIONE SENZA SPOILER

David Fincher nel corso della sua carriera è stato incastrato nelle classiche categorie che sembrano necessarie al cinema: è insomma per molti il regista dei “film con serial killer”, e per tutti il maestro moderno del thriller. Chi conosce però un briciolo Fincher sa benissimo che il regista è molto altro. Io personalmente mi immagino la faccia di Fincher quando si è trovato sotto mano la possibilità di realizzare l’adattamento del popolarissimo romanzo L’Amore Bugiardo di Gillian Flynn, giovane autrice che ha scritto pure la sceneggiatura del film: deve aver sorriso a 32 denti, e poi pensato “ora ci penso io a divertirmi”. Questo film infatti è, ancora una volta, a prima vista l’ennesimo thriller, ma pian piano diventa un’analisi sul mondo dei media, un’acuta rappresentazione di come le prospettive ingannino e distorcano la realtà, e infine una grottesca ma enormemente veritiera allegoria del matrimonio.

Il più tipico gioco di specchi, direbbero quelli navigati, in cui i personaggi si manipolano a vicenda, i media manipolano il pubblico, i poliziotti e gli avvocati manipolano gli indagati e ovviamente un regista manipola i propri spettatori. Dopotutto, in una storia come questa in cui un uomo è accusato dell’omicidio della propria moglie e tutti gli indizi sono contro di lui, complice anche il diario della moglie che funge da voce fuori campo, le strade possono essere soltanto due: o Nick è colpevole oppure Amy è il più tipico dei narratori inaffidabili. Eppure, Fincher riesce a seguire ambo le strade e trovare anche una via di mezzo, decomponendo e dissezionando lo schema del thriller per applicare la propria visione pessimista. Come appunto detto il film è principalmente una grossa e arguta allegoria del matrimonio, dipinta come una relazione in cui la felicità, se possibile, va creata artificialmente. E’ un problema molto moderno il volere sempre di più, un bisogno che si scontra inevitabilmente con gli ostacoli del quotidiano, a cominciare dai problemi economici. Nel film il matrimonio non è nemmeno più un banale compromesso, ma uno specchio per mostrare all’esterno quanto la propria vita possa essere artificialmente perfetta. Nella relazione ormai conta quello che pensa il prossimo della coppia, non quello che accade veramente tra la coppia.

Ma sapete quale è il maggior talento di Fincher? Riuscire sempre e comunque a capire il mondo che ci circonda, captare la contemporaneità e realizzare dei film che parlano di noi, sempre in modo moderno e attualissimo. Ancora quelli bravi direbbero che Fincher azzecca sempre lo “zeitgeist”, ovvero la tendenza culturale del momento: Fight Clubpoteva essere concepito solo e soltanto nel 1999, perchè catturava perfettamente il senso di fine del consumismo vacuo degli anni precedenti che ci avrebbe portato di peso nel mondo post-11 settembre; The Social Network poteva essere concepito solo e soltanto nel 2010, perchè catturava perfettamente l’avvento della generazione dei social network, in cui l’incomunicabilità tra persone è diventata globale e voluta. Così adesso L’Amore Bugiardo è un film assolutamente contemporaneo: controllate gli innumerevoli fatti di cronaca che avvengono tra le mura domestiche e guardate poi come le vicende sono raccontate e manipolate dai media, il modo in cui il sospetto diventa immediatamente sentenza solo sulla base delle impressioni della gente. Nick è come se non fosse indagato dalla polizia, ma indagato dalle televisioni, e non deve provare la propria innocenza con evidenze certe, ma deve apparire alle telecamere come un marito perfetto per essere scagionato. A casa cambiate canale, e noterete che ormai i processi avvengono in tv e non nei tribunali. In questo senso, il casting di un Ben Affleck enormemente carismatico è davvero perfetto, considerando la sua bravura nell’apparire come il tipico americano medio borioso e stupido, e soprattutto la sua esperienza mediatica dovuta alla famosa vecchia relazione con Jennifer Lopez vissuta 24 ore su 24 davanti ai paparazzi.

Il romanzo originale di Gillian Flynn è un bellissimo libro, la più tipica “fiction da aeroporto” che si eleva egregiamente a commento sociale, ma tra le mani di Fincher si trasforma in una vera e propria bomba. Cupo, denso, avvincente e mai noioso, L’Amore Bugiardo è un film di genere come ormai non se ne fanno più, un’esperienza addirittura sensoriale grazie all’ennesima strabiliante colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross, un rumore di sottofondo così mellifluo da entrare pian piano nell’orecchio dello spettatore fino a sedimentarsi come atmosfera pura. Un film che, potete starne certi, farà discutere per ore le coppie e rimarrà costante motivo di discussione tra moglie e marito.

VALUTAZIONE:

RECENSIONE SPOILER

Ve la siete cercata, se siete qui vuol dire che sapete tutto, o quantomeno siete molto incauti. Occhio allora, perchè lo spoiler arriva subito. Insomma: Nick non ha ucciso la moglie, Amy è sempre stata viva e ha inventato tutto, e alla fine tornano insieme nella maniera meno idilliaca possibile.

A Fincher piace spiazzare lo spettatore, lo ha sempre fatto nei suoi film, e qui trovando un romanzo in cui sono i personaggi a spiazzare loro stessi ha finalmente pane per i propri denti. Ed è inutile dirlo, ma per un regista già in passato paragonato a Alfred Hitchcock, dopo questo film costruito sui colpi di scena il paragone sarà ancora più forte. Dopotutto la nostra incredibile Amy è classica femme fatale hitchcockiana: bella e bionda, algida ma affascinante, calcolatrice. E per di più pazza, il che non guasta mai. Infatti, se c’è una grande differenza tra il libro e il film nel ritratto di Amy, è da trovarsi nel fatto che Fincher non ha nessun problema a ritrarla come una autentica psicopatica. Ovviamente dopo il film le discussione tra uomo e donna saranno furiose, ci si dividerà tra Team Nick e Team Amy, ma qui non si tratta di prendere le parti e trovare il buono o il cattivo. Nessuno dei due ha ragione e nessuno dei due è esente da colpe, semplicemente Nick è idiota e Amy è pazza. E’ un gioco d’analisi anche per i due sessi: se all’inizio c’è il dubbio, le donne pian piano perdono fiducia in Nick quando si scopre che ha un’amante, e subito dopo sono gli uomini a mobilitarsi quando viene fuori la verità su Amy.

Rosamund Pike naturalmente ha trovato il classico ruolo della vita. L’attrice inglese ha sempre dimostrato di essere piuttosto brava, ma non aveva ancora trovato il film in cui poter mostrare il proprio talento. Eccolo finalmente quel film. La sua interpretazione è così perfetta e calibrata nelle smorfie e nei gesti, nelle espressioni quasi sempre finte e ipocrite, a tratti meccaniche, da risultare davvero inquietante. Dopotutto nei film di Fincher MAI nessun attore ha fornito un’interpretazione mediocre, e si può dire che è quasi scontato per un regista abituato a fare oltre 50 ciak a scena: tra tutte quelle riprese, anche gli attori peggiori avranno fatto almeno un ciak decente.

Ma nella scelta finale di Amy e Nick di rimanere insieme, ovviamente forzata ma poi nemmeno troppo, c’è tutto il cuore tematico del film e dell’intera poetica di Fincher. I personaggi non sono più autentici, sono marionette mosse dal mondo e dalla società che li circonda, ma al tempo stesso proprio per questo sono ancora più umani di quanto non fossero all’inizio. Nick e Amy muovono i loro stessi fili cercando una felicità assolutamente artificiale perchè così deve andare. Nel mondo moderno, apparire è più importante di essere, non lo scopre certo Fincher ma è lui a rapportarlo al matrimonio, forse l’esempio supremo di una futile ricerca di felicità. Pensiamo al fatto che Amy torna da Nick convinta dalle parole non sincere del marito, lei ne è consapevole ma non le importa: il Nick davanti alla telecamera per lei è più importante del Nick tra le mura domestiche. Non è esagerato affermare che il nichilismo del film suggerisca l’impossibilità della relazione tra uomo e donna, perlomeno di una versione sincera e disinteressata. In questo senso, tutto il monologo sulla “Cool Girl” creata da Amy è fantastico, reale e agghiacciante al tempo stesso, la vera mappa per capire il film.

Il discorso è indubbiamente molto complesso e fin troppo serio, così tanto che lo stesso Fincher ne sarebbe annoiato. Lui è infatti il primo a saper sdrammatizzare: L’Amore Bugiardo è anche un film che fa molto ridere, intriso di quell’umorismo grottesco che diventa ad un certo essenziale per mantenere un certo distacco tra spettatori e personaggi. Molti scambi tra Amy e Nick sono assurdi, la loro situazione è assurda, e ciò li rende gli archetipi perfetti della visione del regista. Fincher ha sempre detto che per lui gli umani sono essenzialmente perversi: dopo aver visto questo film, e un qualsiasi telegiornale che riporta notizie di cronaca, non osiamo dargli contro.

VALUTAZIONE:

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