I 70 Migliori Film degli Anni ’70 (Terza Parte)

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di Emanuele D’Aniello

Abbiamo iniziato una folle cavalcata per scoprire gli 70 miglior film degli anni ’70, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche

posizioni 70-61

posizioni 60-51

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50.  PATTON, GENERALE D’ACCIAIO  (di Franklyn J. Schaffner, USA 1970)

Classico film di guerra americano, la biografia del generale Patton non risparmia critiche al protagonista (descritto a più riprese come un puro guerrafondaio) e soprattutto diventa un acuto ritratto sull’ossessione, di cui Patton è perfetta metafora, un uomo che non sa mai arrendersi e fermarsi quando la guerra è finita. La clamorosa interpretazione di George C. Scott fa il resto.

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49.  DERSU UZALA  (di Akira Kurosawa, Unione Sovietica 1975)

Con gli anni ’70 Akira Kurosawa era per tutti un regista finito (con addirittura un tentato suicidio alle spalle) ma una grande storia umana ed i fondi economici dell’Unione Sovietica permisero al grandissimo maestro giapponese di tornare alla ribalta. Il film è un grande e commovente poema sulla natura e sull’amicizia, su un mondo che non esiste più e sui sentimenti più puri. Kurosawa gira in grandi spazi aperti con la visione del consumato genio.

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48.  HAROLD E MAUDE  (di Hal Ashby, USA 1971)

Film anticonformista per antonomasia, come quasi tutte le opere di Hal Ashby, Harold e Maude è passato alla storia per la bizzarra storia d’amore al centro del film (un ragazzo ed una donna anziana) ma i toni atipici sono fondamentali per realizzare una delle migliori black comedy di sempre, ed indubbiamente la più romantica. Il ribaltamento generazionale utilizzato da Ashby, per cui è l’anziana il membro pieno di vitalità della coppia, è una delle tante trovate geniali di un film per cui vale la pena spendere l’abusato termine cult.

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47.  LA RABBIA GIOVANE  (di Terrence Malick, USA 1973)

Difficilmente un esordio può essere così efficace, potente, e rappresentare fin da subito tutte le caratteristiche di una precisa poetica. Nel 1973 il nome Terrence Malick entra nell’immaginario collettivo e non ne esce  più, lui grande poeta visivo fa parlare la natura, le immagini, i tramonti, e dona profondità e sincerità ad una storia di due giovani fuggiaschi certo non originale. Il primo Malick non si scorda mai.

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46.  FRANKENSTEIN JR  (di Mel Brooks, USA 1974)

Esiste davvero qualcuno che in vita sua non ha mai citato almeno una volta una battuta del capolavoro comico di Mel Brooks? Questa sfida è persa in partenza. Uno dei film comici più riusciti e famosi di sempre, la parodia regina dei film horror, girata in bianco e nero per ricordare i film del genere negli anni ’30, con una sceneggiatura a prova di bomba, la comicità fisica di Marty Feldman e l’esplosiva performance di Gene Wilder. E tantissime battute (salvate anche da un fenomenale adattamento italiano) mandate giù a memoria.

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45.  I DUELLANTI  (di Ridley Scott, Gran Bretagna 1977)

Il debutto cinematografico di Ridley Scott è la storia di una folle rivalità (realmente avvenuta) tra due ufficiali francesi che dura 15 anni e si estende attraverso diversi duelli. In realtà i due protagonisti sono metafore di un’epoca che non c’è più, ed il film si scopre affascinante ritratto dell’Impero Napoleonico, della sua ossessione e della sua caduta, come ci ricorda il meraviglioso finale.

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44.  IL CONFORMISTA  (di Bernardo Bertolucci, Italia 1970)

Non fatevi ingannare dal titolo: in questo film, di conformista c’è davvero poco. Anzi, quasi nulla, perchè il capolavoro di Bertolucci, il primo film che lo ha lanciato alla ribalta mondiale, non ha nulla di classico, dalla narrazione poco lineare, ai temi quasi psicanalitici, alle inquadrature audaci, alla fantastica fotografia di Vittorio Storaro che ha creato uno standard per tantissimi film futuri. Ed è oltretutto anche una grande storia di intrighi politici ed erotismo latente.

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43.  NOSFERATU, IL PRINCIPE DELLA NOTTE  (di Werner Herzog, Germania 1979)

Werner Herzog, consapevole che tutti conoscono la storia di Dracula, consapevole che generare paura e tensione è diventato ormai uno strumento banale, e partendo dal remake del film di Murnau con cui il paragone è inevitabile, sceglie di girare un film completamente diverso da quanto si possa aspettare, un horror atipico che sostituisce la paura e la tensione con un costante senso di decadenza e morte. Tutto giocato sull’atmosfera, retto dalla prova incredibile di Kinski, Herzog gira un vero e proprio horror filosofico, enigmatico, mistico, enormemente suggestivo, cambiando il finale che diventa ora cupo e pessimista. Un capolavoro del genere.

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42.  UNA MOGLIE  (di John Cassavetes, USA 1974)

Gena Rowlands. E già potrebbe bastare. L’interpretazione della protagonista, moglie del regista, è forse la più grande e potente nell’intera storia del cinema, solo la sua performance strabordante, tutta giocata sugli eccessi, sulle espressione, ad uno spillo dall’overacting senza toccarlo, è sufficiente a far passare il film al livello successivo. E comunque l’opera di Cassavetes è un grandissimo film sull’amore, sulla follia, sulla famiglia, il ritratto di un’America ferita che inizia a sgretolarsi partendo proprio dai nuclei familiari. La Rowlands come detto ruba continuamente la scena, ma è accompagnata anche da un sontuoso ed intensissimo Peter Falk.

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41.  PICNIC AD HANGING ROCK  (di Peter Weir, Australia 1975)

Durante una gira nel giorno di San Valentino del 1900, tre studentesse e una insegnante spariscono nel nulla dopo una ascesa alla cima di una montagna, e dopo nove giorni soltanto una di loro riemerge, ma la sua memoria è ora completamente vuota. Tanti sono gli aggettivi che si possono utilizzare per descrivere il film di Weir: enigmatico, misterioso, affascinante, elegante, ma nessuno riesce ancora a descrivere il senso dell’opera e la forza interiore che lascia nello spettatore, soprattutto perchè non c’è risoluzione. Come tutti i film degli inizi del regista australiano, la simbiosi tra uomo e natura è al primo posto, ed è indubbiamente questa la chiave di lettura per decifrare un’opera che ancora oggi stupisce ed interroga.

4 pensieri su “I 70 Migliori Film degli Anni ’70 (Terza Parte)

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