I 70 Migliori Film degli Anni ’70 (Quinta Parte)

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di Emanuele D’Aniello

Abbiamo iniziato una folle cavalcata per scoprire gli 70 miglior film degli anni ’70, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche

posizioni 70-61

posizioni 60-51

posizioni 50-41

posizioni 40-31

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30.  EFFETTO NOTTE  (di Francois Truffaut, Francia 1973)

Francois Truffaut è stato trai fondatori e massimi esponenti della Nouvelle Vague, ed è giusto che sia proprio lui l’autore designato a terminarla. E’ una sentenza un po’ forte, ma Effetto Notte simbolicamente chiude quell’epoca, perchè riporta il grande cinema francese mainstream nel percorso della narrazione tradizionale e trasforma il linguaggio metacinematografico non più in un trucco, come usava Godard, ma in un autentico genere. Pur mostrando la creazione del cinema più come banale lavoro che come passionale arte, il film è una grande lettera d’amore di Truffaut per il cinema, qualunque esso sia e qualunque livello qualitativo raggiunga.

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29.  ULTIMO TANGO A PARIGI  (di Bernardo Bertolucci, Italia/Francia 1972)

Certo, il capolavoro di Bertolucci è passato alla storia per le sfacciate ed esplicite scene di sesso trai protagonisti, e per le polemiche che quelle scene hanno suscitato in seguito, ma dietro quelle scene c’è un senso di malessere profondo che ancora oggi scuote e lascia il segno. Bertolucci racconta la solitudine, la tristezza di una vita inutile, la mediocrità di un uomo che fa i conti col proprio presente, le nuove generazione sempre più superficiali, ed un erotismo disperato dietro il quale non c’è mai l’amore e la vera passione. Un gioco di emozioni e ruoli in cui giganteggia Marlon Brando, autore di una performance indimenticabile per presenza scenica e capacità di smuovere l’animo col solo repentino cambio di sguardo.

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28.  ALL THAT JAZZ  (di Bob Fosse, USA 1979)

ALL THAT JAZZ

L’ musicale di Bob Fosse è un capolavoro di inventiva, originalità, energia, un testamento vibrante di carriera, amori, dolori, sogni, desideri, rimpianti, errori e successi, tutto sotto l’ombra avvolgente della morte. Fortemente autobiografico, l’ultimo grande successo di Fosse conquista chi ama il musical, con i suoi numeri coreografici incredibili e la colonna sonora travolgente, e trascina anche gli spettatori normali, rapiti da un storia affascinante e molto umana, raccontata con grande ritmo e candore, guidata dalla prova sensazionale di Roy Schneider.

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27.  STALKER  (di Andrej Tarkovskij, Unione Sovietica 1979)

Come si può descrivere e commentare un film come Stalker? L’opera di Tarkovskij ancora oggi affascina, ipnotizza e pone domande, ma tra tutte queste c’è una certezza: che la fantascienza, se usa con intelligenza e approccio filosofico, può essere davvero il genere cinematografico che più si avvicina a scoprire l’essenza della vita. Anche questo fa Stalker, col suo approccio meditativo, il suo ritmo lento, l’atmosfera insostenibile che crea e ammanta tutto, dando al tempo stesso un senso di mistero e stranissima serenità. il dubbio è il motore dell’intera opera: è davvero fondamentale arrivare alla Zona? E’ davvero così importare per vivere bene riuscire ad esaudire tutti i propri desideri?

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26.  TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE  (di Alan J. Pakula, USA 1976)

Tecnicamente è un vero thriller, per l’uso della tensione e della costruzione delle emozioni. In realtà è uno dei più grandi film d’inchiesta giornalistica di sempre,una fedele ricostruzione di cronaca in equilibrio tra elementi satirici e di critica politica, e la cosa più incredibile è la realizzazione in pieno clima post-Watergate. Scrupolosa cronaca del lavoro dei due giornalisti che portarono alla luce il più grave scandalo politico nella storia americana, che portò alle dimissioni del presidente Nixon, è un film tuttora avvincente e appassionante, retto dalle interpretazioni dei protagonisti e da una sceneggiatura a prova di bomba.

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25.  MEAN STREETS  (di Martin Scorsese, USA 1973)

L’origine, il primo capolavoro di un giovane Martin Scorsese, il film che lancia lui stesso, Robert De Niro e Havey Keitel tra i più grandi nomi del cinema. Per le vie di Little Italy un gruppo di giovani amici criminali ne combina di tutti i colori tra risse e debiti di gioco, ma il film è soprattutto la tragica rappresentazioni dei ragazzi di strada, Charlie è praticamente l’alter ego del regista continuamente tormentato e diviso tra l’attrazione per il mondo religioso della chiesa e la criminalità facile con i suoi amici. Il dilemma religioso e il senso di colpa è sempre presente nei film di Scorsese, che qui inizia anche a mostrare i suoi classici marchi di fabbrica: grande cura nel montaggio, uso della musica rock moderna, regia virtuosa, violenza primordiale incontrollata. Con grandi richiami al Nouvelle Vague francese, Scorsese firma il suo primo grande film, che tuttora rimane una favolosa summa di tutto il suo cinema.

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24.  QUEL POMERIGGIO DI UN GIORNO DA CANI  (di Sidney Lumet, USA 1975)

Da un reale fatto di cronaca Sidney Lumet trae ispirazione per realizzare uno dei suoi film più famosi, la terza consecutiva collaborazione tra Al Pacino e John Cazale autori di due interpretazioni indimenticabili. Dal più classico film sulle rapine un banca, un sottogenere spesso esplorato dal cinema, Lumet realizza una grande storia umana, con al centro due rapinatori maldestri e tutto meno che spietati, due uomini che invece di usare le armi parlano per ore e ore con ostaggi e poliziotti, mettendosi in una situazione senza via d’uscita. Il clima di contestazione sociale degli anni ’70 naturalmente è protagonista nel film: la folla di curiosi che si raduna intorno alla banca finisce inevitabilmente a tifare per i due rapinatori, col personaggio di Al Pacino che diventa un vero eroe per la gente comune.

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23.  LA CONVERSAZIONE  (di Francis Ford Coppola, USA 1974)

Uno dei grandi capolavori sottovalutati del cinema americano, è un film che precorso e predetto i tempi (lo scandalo Watergate) e resta ancora attuale e tremendamente moderno (l’uso eccessivo delle intercettazioni). Una grande storia che si fa anche storia personale, raccontando i dilemmi di un uomo carnefice e poi vittima, interpretato da un fantastico Gene Hackman.

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22.  AMARCORD  (di Federico Fellini, Italia 1973)

Tantissimi sono i film di Federico Fellini che rivisitano il passato e contengono forti, in alcuni casi in modo predominante, elementi autobiografici. Ma Amarcord è quello che li racchiude tutti, e ricostruisce un mappa del passato personale per Fellini e globale per l’intero popolo italiano, ritraendo il tutto con grande ironia, divertimento, profondità, semplicità, ed una atmosfera sognante e onirica che solo il grande maestro era in grado di trovare. Ci sono film e film, grandi film e buoni film, e poi opere che superano i confini culturali ed entrano nell’immaginario collettivo: Amarcord appartiene giustamente a quest’ultima categoria.

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21.  INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO  (di Elio Petri, Italia 1970)

Uno dei più grandi capolavori del cinema italiano, il film risente immensamente dell’atmosfera socio-politica dell’epoca, tra le proteste del ’68 e l’esplosione degli anni di piombo, e come una calamita attrae tutti questi elementi da cui acquista sempre più potenza, carisma, intensità, e visione profetica che risulta attuale perfino adesso. La prova semplicemente mastodontica di Gian Maria Volontè e l’immortale martellante tema musicale di Ennio Morricone sono tasselli essenziale nel costruire un capolavoro che affronta temi scottanti, quasi con impronta psicanalitica, come l’abuso di potere, le contaminazioni politiche, la repressione poliziesca, gli autentici deliri che può portare la certezza di essere sempre al di sopra della legge.

2 pensieri su “I 70 Migliori Film degli Anni ’70 (Quinta Parte)

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