I 70 Migliori Film degli Anni ’70 (Quarta Parte)

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di Emanuele D’Aniello

Abbiamo iniziato una folle cavalcata per scoprire gli 70 miglior film degli anni ’70, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche

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40.  CANE DI PAGLIA  (di Sam Peckinpah, USA 1971)

Forse il più discusso film della carriera di Peckinpah, accusato all’epoca di essere un film fascistoide che esalta la difesa personale, in realtà è un’acutissima opera sulla violenza e sulle radici violenza intrinseche nell’uomo, che può essere letta quasi come trattato sociologico sugli istinti animaleschi soltanto sottaciuti dall’uomo. Indubbiamente sgradevole e disturbante, tutti sintomi che il film nella propria missione ha fatto pienamente centro.

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39.  UN TRANQUILLO WEEK-END DI PAURA  (di John Boorman, USA 1972)

Tantissime volte il cinema si è occupato del rapporto tra uomo e natura, del rapporto tra gli abitanti delle città e coloro che vivono fuori dalla realtà urbana, quasi ai margini della civiltà. Poche però un film ha esplorato questi temi scavando nelle viscere dello spettatore, sprigionando gli incubi e le paure di ognuno di noi, in quella che diventa lotta per la sopravvivenza uomo contro uomo, mostrando come quattro tranquilli uomini borghesi possono trasformarsi se il mondo lo richiede. Un capolavoro che ancora oggi lascia profondi segni.

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38.  CINQUE PEZZI FACILI  (di Bob Rafelson, USA 1970)

Se nel 1970, agli albori della New Hollywood, avessero chiesto ad un gruppo di critici di citare il film simbolo di quel movimento nascente, tutti avrebbero risposto il capolavoro di Bob Rafelson. Attento studio su personaggi e caratteri, il film rappresenta al meglio l’inquietudine e la confusione dei giovani dell’epoca, vulnerabili ma arroganti, intelligenti ma spaesati. La fantastica prova di Jack Nicholson (la scena in cui tenta di ordinare un toast è entrato nell’immaginario collettivo) è una delle prime perle di una carriera unica.

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37.  LA STANGATA  (di George Roy Hill, USA 1973)

Squadra che vince non si cambia, deve aver pensato giustamente e fortunatamente George Roy Hill dopo il successo pochi anni prima di Butch Cassidy. Il regista richiama l’affiatatissima coppia di protagonisti formata da Robert Redford e Paul Newman, ed insieme danno vita ad una delle commedie più ritmate, coinvolgenti, intelligenti di sempre, la storia di una truffa orchestrata alla perfezione. In realtà ad essere perfetto è il film, tutto funziona, dal cast, alla ricostruzione d’epoca, alla storia, all’immortale tema musicale che ancora oggi tutti canticchiano, anche chi non ha mai visto (poveri voi) il film.

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36.   INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO  (di Steven Spielberg, USA 1977)

Un tranquillo padre di famiglia avvista improvvisamente e casualmente un UFO, diventa così ossessionato dall’arrivo degli extra-terrestri e dall’immagine di una montagna nel Wyoming, per questo insieme ad altre persone la raggiunge e scopre che lì segretamente il governo ha preparato una base per accogliere l’atterraggio degli alieni. A 35 anni di distanza dal film la meraviglia e lo stupore sono ancora intatti. Il film di Spielberg è un sogno, una favola, un manifesto per la pace nel mondo e l’amicizia non solo tra tutti gli uomini ma anche tra tutte le razze, umane e non. Perché oltre agli aspetti tecnici favolosi è la sceneggiatura ad essere la forza del film, con la trovata del regista di rappresentare gli alieni non come invasori cattivi e spietati ma come visitatori amichevole e tranquilli, forse addirittura più “umani” di noi umani.

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35.  MANHATTAN  (di Woody Allen, USA 1979)

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Il capolavoro di Woody Allen è una lettera d’amore alla sua città, una cartolina di New York e in particolare Manhattan, il cuore pulsante della Grande Mela, ricca di atmosfere magiche grazie ad un bianco e nero magnifico e la musica immortale di Gershwin. Dopo i successi di Io & Annie e il seguente Interiors con questo film il regista raggiunge la piena maturità proponendoci una commedia divertente e sognatrice, che fa davvero bene all’anima. Non a caso è forse il film più ottimista e altruista in tutta la filmografia di Allen, pieno di momenti memorabile come l’elenco delle cose per cui vale la pena vivere o la scena finale densa di fiducia verso il prossimo prima delle magnifiche note di Rhapsody in Blue e le immagini mozzafiato di una New York mai così affascinante.

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34.  PROFESSIONE: REPORTER  (di Michelangelo Antonioni, USA/Italia 1975)

L’incomunicabilità e l’impossibilità di distinguere il reale dal falso sono temi che Antonioni ha sempre portato nel proprio cinema, anche nelle sue fortunatissime trasferte americane. Lo starpower dei due protagonisti serve a dare ancora più potenza ad uno dei film più belli ed enigmatici del regista italiano, un autentico giallo esistenziale in cui il mistero è rappresentato dall’identità stessa dell’essere umano, dalla domande su chi siamo e cosa di differenzia l’uno dall’altro.

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33.  I GIORNI DEL CIELO  (di Terrence Malick, USA 1978)

Natura. Musica. Paesaggi aperti. Personaggi disperati. Voci femminili. Il passato. Il tramonto. Una fotografia meravigliosa. Fate la somma, ed otterrete il nome di Terrence Malick, che raramente come nel suo capolavoro del 1978 ha saputo toccare le corde dell’anima, del cuore, degli occhi e della testa degli spettatori.

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32.  NASHVILLE  (di Robert Altman, USA 1975)

Robert Altman è il maestro assoluto dei film corali ed il più cinico critico della società americana, elementi che si ritrovano tutti nell’immortale Nashville, spietato ritratto di un paese fantasma, in cui si mischia musica, cronaca, critica al mondo dello spettacolo, vita politica. Il celeberrimo finale rimane impresso come una delle visioni più drammatiche e azzeccate mai portate sul grande schermo.

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31.  ROCKY  (di John G. Avildsen, USA 1976)

Poche film hanno lasciato fin da subito il segno e sono entri nell’immaginario collettivo come Rocky, non si possono contare le scene ed i momenti imitati. E’ uno dei film sullo sport, ed ovviamente sul pugilato,più famosi di sempre, ma non è solo un film sullo sport, è un grande racconto di vita che prende il pugilato come metafora, come valvola di sfogo per un riscatto, come vero simbolo di quell’America che si presente come terra delle opportunità. Commovente ed emozionante storia di un perdente circondato da perdenti,Rocky è un inno alla vita, ai sogni e alle seconde possibilità.

3 pensieri su “I 70 Migliori Film degli Anni ’70 (Quarta Parte)

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