I 70 Migliori Film degli Anni ’70 (Prima Parte)

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di Emanuele D’Aniello

Ok, ci abbiamo presto gusto e ora ci riproviamo. Dopo aver stilato la classifica del decennio 2000, la classifica degli anni ’90, poi la classifica degli anni ’80, è arrivato il momento per volgere il nostro sguardo agli anni della New Hollywood, della nascita del vero cinema indipendente, della rivoluzione sessuale e della disco music: insomma, gli anni ’70!

Ricordo sempre che questa non è una classifica scientifica, ma ho cercato ancora una volta di includere il meglio del meglio, senza pregiudizi e rimanendo più imparziale possibile. I criteri utilizzati si collegano alle recensioni critiche ottenute e l’importanza e l’influenza dei film raggiunta nel corso degli anni, e infine ovviamente il gusto personale. Non perdiamo troppo tempo nel vedere le posizioni, quelle sono stabilite per evitare un banale elenco alfabetico di titoli, pensiamo piuttosto che con simili pellicole la differenza, ad esempio tra il numero 79 e il numero 3, è più che minima.

Iniziamo dunque questa lunghissima cavalcata settimanale per scoprire gli 70 migliori film degli anni ’70!

70.  AMERICAN GRAFFITI  (di George Lucas, USA 1973)

Un film cult per tante generazioni americane e non solo, il canto di una grandissima fetta di giovani che passano traumaticamente dall’adolescenza all’età adulta. C’è un forte senso di nostalgia e pessimismo intriso al divertimento del film, che riflette sulla crescita di quei ragazzi (il film è ambientato nel 1962) che andranno poi a morire in Vietnam. Un lato sensibile e molto umano che tanti fans di George Lucas, per troppi solo il maestro della fantascienza, spesso dimenticano o sottovalutano.

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69.  ANCHE I DOTTORI CE L’HANNO  (di Arthur Hiller, USA 1971)

Graffiante commedia nera ambientata tra le corsie di un folle ospedale, e ancora una volta un grosso specchio sulle insicurezze dell’America di quel periodo. Tutto funziona, in particolare i talenti offerti al film da due giganti: Paddy Chayefsky, che con la sua sceneggiatura irriverente e intelligente non tralascia nulla, e George C. Scott, come sempre monumentale quando bisogna dar vita e intensità ad un personaggio.

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68.  IL MATRIMONIO DI MARIA BRAUN  (di Rainer Fassbinder, Germania 1979)

Film simbolico e fondamentale del nuovo cinema tedesco degli anni ’70, soprattutto perchè il film ed in particolare la protagonista racchiudono tutta la parabola vitale della Germania nel secolo scorso. Maria Braun, resa immortale dalla prova di una perfetta Hanna Schygulla, è davvero la Germania che passa dal dominio, alla disfatta totale, fino alla rinascita economica. In tutto questo Fassbinder include tanti memorabili personaggi, drammatici avvenimenti e situazioni contraddittorie.

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67.  A VENEZIA UN DICEMBRE ROSSO SHOCKING  (di Nicolas Roeg, Gran Bretagna 1973)

Film iconico del cinema inglese degli anni ’70, l’opera di Roeg è un viaggio inquietante nelle ossessioni personali e coniugali, nel dolore, nel senso di colpa, che si immerge nell’onirico e scava nella memoria, ambientando il tutto in una Venezia mai così bella e raggelante, autentica co-protagonista della storia. Disagio e sesso (al centro di una delle scene più famose e discusse del cinema) si mescolano nello stile irregolare e convulso di Roeg.

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66.  LENNY  (di Bob Fosse, USA 1974)

Biopic del famoso comico americano Lenny Bruce, uno dei simboli della rivoluzione sociale degli anni ’60, il primo uomo di spettacolo a portare sul palco parolacce e volgarità, inimicandosi la stampa e addirittura le autorità. Bob Fosse si allontana per una volta dai suoi scintillanti musical per realizzare un film greve, serissimo, disturbato come il suo protagonista, costruito intorno ad una prova sontuosa di Dustin Hoffman.

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65.  SINFONIA D’AUTUNNO  (di Ingmar Bergman, Svezia 1978)

Film in cui per la prima volta il Bergman regista lavora con la sua omonima Ingrid, la quale fornisce un’intensa e magistrale prova insieme a Liv Ullmann.  Racconto più teatrale che cinematografico ricco di intensi dialoghi, con una regia quasi immobile che si sofferma su lunghi primi piani. Il tema trattato è quello del conflitto tra madre e figlia: Charlotte pianista di successo ha sempre anteposto la sua carriera alla famiglia lasciando Eva e sua sorella handicappata Helena sole. Grazie ad una visita, durante una pausa dai concerti, Charlotte va a trovare Eva che intanto dopo aver perso un figlio si occupa della sorella inferma. Questa convivenza scatenerà un aspro confronto tra le due portando alla luce un rapporto difficile da ricucire e in cui l’incomunicabilità e le sofferenze passate faranno esplodere un inevitabile confronto.

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64.  LA BALLATA DI STROSZEK  (di Werner Herzog, Germania 1977)

Mettete da parte il lirismo, la poesia, la gioia, la speranza. Werner Herzog, raccontando la storia di un emarginato, un reietto della società, getta uno degli sguardi più lucidi e deprimenti sul mondo, attaccando senza scampa il mito americano, in realtà un’arida trappola per poveri sprovveduti. Tanto fa l’interpretazione del cantante Bruno S, imperfetta e biascicante il necessario, ma è il tocco del regista a non lasciare scampo, ne quando rappresenta una Germania priva di scrupoli, intrinsecamente cattiva, ne quando si sposta in America, un triste e asettico midwest che pare uscito da un incubo. Il finale, uno dei più famosi ed enigmatici della storia del cinema, racchiude l’essenza più pessimista della condizione umana.

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63.  UNA GIORNATA PARTICOLARE  (di Ettore Scola, Italia 1977)

Capolavoro di Ettore Scola, uno dei film italiani più significativi del decennio, l’ennesima collaborazione della collaudatissima coppia Mastroianni-Loren è anche uno dei loro film migliori, forse il più struggente, lo sguardo ad un’epoca passata che i due personaggi metaforicamente interpretano. Lei è una casalinga affascinata da Mussolini e soggiogata dal marito fascista, lui è un ex annunciatore radiofonico, omosessuale e per questo licenziato, prossimo al confino: i due si incontrano nel giorno della parata di Hitler a Roma, il 6 maggio 1938. Poesia e tanta tristezza, ed un pizzico di speranza per il futuro.

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62.  EL TOPO  (di Alejandro Jodorowsky, Messico 1970)

Per questo film possiamo iniziare a sprecare le più disparate definizioni (cult, surrealista, metaforico, folle) e non capirne tutt’oggi il significato. El Topo è il film che ha lanciato Jodorowsky alla ribalta mondiale, dimostrando l’abilità dell’artista cileno di disorientare e coinvolgere al tempo stesso: definito di volta in volta una favola sulla redenzione, un western dell’assurdo, un pamphlet contro l’oppressione, il fascino di quest’opera risiede in realtà proprio nella sua capacità di fuggire da ogni categoria formale. E’ comunque presente un impianto narrativo molto rigido, a volte anche schematico in alcune metafore, tale da formare una doppia dimensione – libertà dei mezzi e precisione del messaggio – che spiega il fascino di un film immortalato nel tempo che si arricchisce di spunti nuovi ad ogni visione.

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61.  BRIAN DI NAZARETH  (di Terry Jones, Gran Bretagna 1979)

Sulla comicità dei Monty Python, e soprattutto sul loro lascito artistico, si potrebbe discutere per ore. Quello che però risalta subito è il livello di irriverenza e totale libertà del loro umorismo, tanto forte da trasformare questo film in un’opera maledetta, censurata praticamente ovunque, arrivata da noi solo nel 1991. Nonostante le roventi polemiche, l’esilarante film non attacca mai il Cristianesimo o la figura di Gesù, ma gli uomini che credono a tutto, le azioni umane rivolte solo al tornaconto personale, e la spiritualità spicciola. E soprattutto, è dannatamente divertente.

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