I 60 Miglior Film degli Anni ’60 (Seconda Parte)

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di Emanuele D’Aniello

La scorsa settimana abbiamo iniziato una folle cavalcata per scoprire gli 60 miglior film degli anni ’60, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche

posizioni 60-51

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50.  IL GATTOPARDO  (di Luchino Visconti, Italia 1963)

Portare al cinema uno dei romanzi italiani più famosi ed importanti di sempre non è cosa facile, replicarne lo spirito e la forza è una impresa davvero titanica. Un regista come Luchino Visconti però può tutto, come superare ogni ostacolo e realizzare un film immenso, sontuoso, dirompente, un grande affresco di un mondo, di un pensiero, di una società. La ricca messa in scena, rappresentata al suo meglio nell’immortale scena del ballo, è forse il capolavoro registico di Visconti, capace poi di guidare un cast eccezionale e rubare dal libro una profonda tematica politica.

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49.  IL BUIO OLTRE LA SIEPE  (di Robert Mulligan, USA 1962)

Uno tra i film più popolari e amati di sempre, Il Buio Oltre la Siepe è un’acuta rappresentazione del Sud degli Stati Uniti e una coraggiosa riflessione sul razzismo e sulla tolleranza. C’è una grossa cura nei dettagli, a cominciare dalla recitazione naturale di tutti gli interpreti, in cui spicca Gregory Peck nel suo ruolo più famoso. Un film che travalica i confini del tempo e rimane un fulgido esempio di cinema d’impegno civile.

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48.  IL MASCHIO E LA FEMMINA  (di Jean-Luc Godard, Francia 1966)

La critica antropologica rivolta al mondo dei consumi è sempre stata primaria nel cinema di Godard, che anche in un film sul mondo giovanile non abbandona il suo stile da impianto giornalistico, mostrando ragazzi ossessionati dalla moda e totalmente in preda dai gusti della maggioranza. Più che indagine sociologica, Godard si abbandona alla misantropia. Eppure, nonostante tutto, sia per una malinconia incalzante, sia per lo splendido bianco e nero, sia per lo sguardo perpetuamente sognate di Jean-Pierre Leaud, è forse l’ultimo film romantico di Godard.

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47.  DIVORZIO ALL’ITALIANA  (di Pietro Germi, Italia 1961)

La commedia all’italiana era già nata da qualche anno, ma se c’è un film che rappresenta in pieno quello spirito e ha portato fieramente all’attenzione di tutto quel genere, è indubbiamente il film di Germi. Interpretato favolosamente da un Mastroianni raramente così esilarante, il film approfitta della commedia per calarsi poi nella satira sociale, andando a prendere di mira determinati costumi di un’Italia mai sopita. Con una storia perfetta e un intreccio che regge benissimo (è uno dei pochissimi film non americani ad aver l’Oscar per la sceneggiatura), Divorzio all’Italiana è un caposaldo del nostro cinema più reale e sincero.

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46.  LA SFIDA DEL SAMURAI  (di Akira Kurosawa, Giappone 1961)

Akira Kurosawa è stato uno dei più grandi maestri nella storia del cinema, e quando decideva di dedicarsi “solo” al cinema di genere, raccontando storie di samurai, faceva capire a tutti che il talento non si discute. Avvincente e magnetico, con la solita prova di maestoso carisma di Toshifo Mifune, il film è diventato un must assoluto del genere, tanto da essere poi rifatto con un remake western da Sergio Leone in Per un Pugno di Dollari.

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45.  VIRIDIANA  (di Luis Bunuel, Spagna/Messico 1963)

Che Bunuel sia il regista più caustico di sempre e anticonvenzionale per antonomasia, non ci sono mai stati dubbi. Che un un suo film possa passare alla storia anche solo per una scena, la ricostruzione dell’Ultima Cena fatta da un’orda di poveri, questo si deve alla censura, che va quasi ad annebbiare i meriti di un’opera ancora più forte e audace, ma mai blasfema solo per il gusto di esserlo. Bunuel critica la società, la religione e così facendo l’umanità tutta, dimostrando che l’essere buoni non è facile come qualcuno ci racconta.

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44.  LA NOTTE  (di Michelangelo Antonioni, Italia 1961)

Il regista dell’alienazione e dell’incomunicabilità è qui al suo apice: Antonioni con La Notte firma un film tutto d’atmosfera, creato da momenti morti e tempi dilatatissimi, ma al tempo stesso elegante e ricco di un sentimento avvolgente. Certo, siamo in presenza di un cinema molto intellettuale, quel cinema da salotto che i più ritengono noioso e troppo snob, ma vedendo dove siamo arrivati, ad avercene ancora di film così.

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43.  IL DISPREZZO  (di Jean-Luc Godard, Francia 1963)

Ora, state attenti. Evitate come la peste la versione italiana (tagliata e iper-censurata, totalmente rimontata e con l’aggiunto di una musica posticcia da commedia) e guardate la versione originale, fortunatamente oggi facilmente reperibile. Perchè l’opera di Godard tratta dal famoso romanzo di Alberto Moravia va apprezzata così come l’autore francese volle crearla, il racconto intensissimo della lavorazione di un film che si intreccia ad una forte crisi matrimoniale. I dialoghi e le scene intime di questo film, oltre alla bellezza prorompente di Brigette Bardot, qui anche bravissima, sono da prendere e consegnare alla storia.

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42.  CHE FINE HA FATTO BABY JANE?  (di Robert Aldrich, USA 1962)

Per quanto questo film abbia una storia affascinante e molto comune a tante attrici bambini poi decadute appena divenute adulte, per quanto il tono grottesco che sfocia nel vero horror sia affascinante, c’è da ammettere che il grande successo si deve alle interpretazioni mastodontiche di Bette Davis e Joan Crawford, e alla loro vera rivalità che rende quanto succede nello schermo ancora più potente. Diventato cult col passare del tempo, è sicuramente uno dei film più audaci dell’Hollywood classica, e tuttora uno dei più resistenti nel tempo.

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41.  FRANK COSTELLO FACCIA D’ANGELO  (di Jean-Pierre Melville, Francia 1967)

Jean-Pierre Melville è passato alla storia come il regista francese dalla sensibilità americana, e questo film, lontano dalla Nouvelle Vague imperante all’epoca e vicinissimo ai classici noir d’oltreoceano, è l’esempio migliore. Melville crea un film d’azione senza azione, un thriller avvincente proprio perchè astratto, dilatato, riflessivo, in cui la tensione si insinua negli spazi più impensabili di una calma tutta apparente. In una Parigi meravigliosa, che ricorda l’America del jazz anni ’20, Melville mette in scena la solitudine facendo cinema di genere.

4 pensieri su “I 60 Miglior Film degli Anni ’60 (Seconda Parte)

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