I 60 Miglior Film degli Anni ’60 (Quinta Parte)

60s t shirt white

di Emanuele D’Aniello

Abbiamo iniziato una folle cavalcata per scoprire gli 60 miglior film degli anni ’60, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche

posizioni 60-51

posizioni 50-41

posizioni 40-31

posizioni 30-21

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20.  L’ANNO SCORSO A MARIENBAD  (di Alain Resnais, Francia 1961)

Leggere una trama non vi basterà. E cercare in giro spiegazioni nemmeno. Non è un caso che ancora oggiL’Anno Scorso a Marienbad interroga, affascina, ipnotizza e innervosisce. Sarà lo stile, i tempi narrativi, le scene oniriche e le concessioni alla fantasia, ma questo enigma cinematografico è uno dei simboli della capacità e potere del cinema di stupire senza ricorrere a chissà quale effetto scenico o idea strampalata.

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19.  LA BATTAGLIA DI ALGERI  (di Gillo Pontecorvo, Italia/Algeria 1966)

Per chi non lo sapesse, questo film è stato studiato da vari movimenti di contestazioni alla fine degli anni ’60, e notoriamente negli ultimi anni è stato proiettato nelle basi militari americani per studiare la guerriglia urbana. Se questo non vi fa capire quanto importante e influente tuttora sia il film di Pontecorvo, uno spaccato dal taglio documentaristico audace, rigoroso, potente della guerra d’indipendente algerina, non so cosa possa esserlo.

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18.  BELLA DI GIORNO  (di Luis Bunuel, Francia 1967)

Prendete l’amore di Bunuel per il cinema surreale e anticonvenzionale, applicatelo ad uno storia già di per se controversa e fortemente onirica, aggiungiamo la bellezza inarrivabile di Catherine Deneuve, e il capolavoro è servito. Erotismo, masochismo, sessualità esplicita o trattenuta, tutto seve a Bunuel per realizzare un film che analizza impulsi freudiani e ancora attacca l’ipocrisia della società moderna.

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17.  PLAY TIME – TEMPO DI DIVERTIMENTO  (di Jacques Tati, Francia 1967)

Jacques Tati non è stato solo il genio della comicità fisica francese, ma anche uno dei cineasti più ambiziosi e visionari mai esistiti, uno dei pochi (e in questo ricorda Chaplin, non solo per lo stile comico) a capire la capacità della commedia di raccontare il mondo circostante. Questo profetico film ci mostra la disumanizzazione del mondo, ormai dominato dalla tecnologia e dalla globalizzazione, riuscendo sempre a far ridere e pensare. La lunghissima sequenza del ristorante andrebbe presa e studiata quotidianamente nelle scuole di cinema.

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16.  IL MUCCHIO SELVAGGIO  (di Sam Peckinpah, USA 1969)

Per molti, simbolicamente, Gli Spietati di Clint Eastwood è il film che chiude la storia del genere western, la quintessenza del cinema americano. In realtà, storicamente, il vero film che segna il de profundis del genere, riuscendo ad innovarlo al tempo stesso, è capolavoro di Sam Peckinpah, noto per il suo montaggio clamoroso (vedi l’immortale scena finale) e la sua violenza sfrenata. Lontano dai toni epici ed elegiaci dei western di John Ford, e distante anni luce dalla stoffa beffarda e pulp degli spaghetti western, Il Mucchi Selvaggio è il film che racchiude, rappresenta e critica un genere intero, oltre ad essere la perfetta summa della poetica cinematografica del suo regista.

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15.  GANGSTER STORY  (di Arthur Penn, USA 1967)

Se il 1967 è definito l’anno fondamentale del cinema americano, il momento spartiacque che traghetta il cinema classico verso la New Hollywood, molto si deve a questo film che racconta come nessuno aveva mai fatto, e nessuno mai farà, la storia dei leggendari rapinatori Bonnie & Clyde, Forse influenzato dalla Nouvelle Vague, ma senza gli eccessi sperimentali e romantici, il film di Penn rielabora il genere gangsteristico degli anni ’30 e lo porta nel proprio tempo, facendo dei protagonisti due acuti ritratti della protesta giovanile di quel periodo.

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14.  UN UOMO DA MARCIAPIEDE  (di John Schlesinger, USA 1969)

La distruzione del sogno americano è tutta in questo film, una delle più forti denunce sociali e storie di amicizia mai raccontate dal cinema. Coraggioso e controverso, tanto da meritarsi all’epoca lo stesso visto censura che si dava ai film porno, Un Uomo da Marciapiede è passato alla storia anche per le fantastiche interpretazioni di John Voight e soprattutto Dustin Hoffman, il primo dopo Brando a consacrare definitivamente il method actor come mantra per tutte le interpretazioni nel decennio successivo.

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13.  L’APPARTAMENTO  (di Billy Wilder, USA 1960)

Billy Wilder, uno dei più grandi narratori della società americana del dopoguerra e icona della Hollywood Classica, è noto per i suoi noir o per le sue commedie. Ma è con questo azzeccatissimo e disilluso dramedy che firma uno dei suoi più aspri,, amari e cinici atti d’accusa al boom economico dei primi ani ’60. Inoltre avere un Jack Lemmon al vertice del proprio talento proprio male non fa.

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12.  Z – L’ORGIA DEL POTERE  (di Costa-Gravas, Francia/Algeria 1969)

Il cinema politico ha tanti esempi stupendi e autori bravissimo (noi in Italia siamo stati maestri negli anni ’70) ma forse questo è il vero capolavoro del genere. Tra necessità di indagare e voglia di far svegliare le persone, il film di Costa-Gravas è un acutissimo ritratto del colpo di stato dei colonnelli in Grecia, e ora assume ancora più forza al solo pensiero che è stato realizzato proprio in quel periodo. L’uso di mezzi tecnici e mezzi scenici è perfetto, con tensione emotiva e narrativa che viaggiano di pari passo, e la capacità di indignare rimane intatta ad ogni visione.

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11.  FINO ALL’ULTIMO RESPIRO  (di Jean-Luc Godard, Francia 1960)

La vera pellicola iconica di Godard e dell’intera Nouvelle Vague, che non a caso a contribuito a far nascere e far esplodere nel resto del mondo, ha cambiato il modo di fare, vedere e capire il cinema, una rivoluzione copernicana linguistica e narrativa che ha avuto innumerevoli eredi (su tutti, Tarantino). Magari oggi la storia non stravolgerà più tanto e i personaggi, soprattutto i dialoghi, non risulteranno così particolari, ma ma pensare al cinema moderno, sia come contenuti sia come messa in scena, senza Fino all’Ultimo Respiro è praticamente impossibile.

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