I 60 Miglior Film degli Anni ’60 (Quarta Parte)

60s t shirt white

di Emanuele D’Aniello

Abbiamo iniziato una folle cavalcata per scoprire gli 60 miglior film degli anni ’60, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche

posizioni 60-51

posizioni 50-41

posizioni 40-31

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30.  BANDE A PART  (di Jean-Luc Godard, Francia 1964)

Probabilmente non ne è il film manifesto, ma se c’è un film che rappresenta al meglio le innovazioni, le sperimentazioni, lo spirito, il divertimento e la malinconia della Nouvelle vague e di tutto il cinema di Godard, sicuramente è questo scanzonato dramedy intriso di di grande passione per la settima arte. I personaggi e le scene da mandare giù a memoria sono passate alla storia, rendendolo un cult inizialmente amato dai giovani e ora in maniera unanime.

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29.  IL VANGELO SECONDO MATTEO  (di Pier Paolo Pasolini, Italia 1964)

Può un film tratto dal Vangelo di Matteo, fedelissimo al racconto delle scritture, risultare così nuovo, originale, innovativo, viscerale? Può, se a realizzarlo c’è un’artista con la A maiuscola come Pasolini, un ateo che meglio di tantissimi credenti impegnati nel cinema ha colto l’essenza del Cristianesimo. La rilettura di Pasolini, fatta da giovani e pensata per i giovani, non si intrattiene troppo nei passi escatologici e risulta comunque magnetico, affascinante, misterioso, e incorporando il marxismo nella dottrina cristiana trasforma Gesù e i suoi discepoli in un groppo di ribelli che vogliono cambiare il mondo, scontrandosi col sistema costruito, violento e conservatore. Un’opera politica e religiosa, un capolavoro di rara bellezza.

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28.  ROSEMARY’S BABY  (di Roman Polanski, USA 1968)

Film simbolo, e forse più famoso della carriera di Roman Polanski, è un torbido e agghiacciante horror claustrofobico che rappresenta tutti i temi cari all’autore polacco. l’interpretazione intensa di Mia Farrow avvicina gli spettatori e li avvolge in un clima di terrore e paura, nel quale nessuno sa più di chi fidarsi. Forse, è anche una metafora dei dolori e della paura della gravidanza che solo una donna può capire.

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27.  LA CALDA NOTTE DELL’ISPETTORE TIBBS  (di Norman Jewison, USA 1967)

I thriller a sfondo sociale ormai non sono una novità nel mondo del cinema, e moltissimo si deve a questo grande film di Norman Jewison, uno dei primi film dell’epoca a trattare con sincerità e intensità il rema del razzismo in America. Perfetto come film di genere e ancora di più come opera storica, il film si avvale di una magnifica sceneggiatura che delinea i caratteri dei personaggi e approfondisce in maniera dettagliata e sottile la loro travagliata relazione, resa immortali dalle grandi interpretazioni di Rod Steiger e Sidney Poitier.

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26.  L’ANGELO STERMINATORE  (di Luis Bunuel, Spagna/Messico 1962)

Sono pochissimi i grandi film d’autore divenuti cult della storia del cinema, e solo lo stile surreale e apro di Bunuel poteva permettere un tale connubio. La storia di un gruppo di persone che, dopo una cena, non riesce ad uscire da una sfarzosa villa, bloccati da una forza misteriosa e bizzarra, ancora oggi affascina, interroga, fa sorridere e riflettere al tempo stesso. Assurdo e surreale, il capolavoro di Bunuel rivela una profonda e sferzante critica all’ipocrisia dell’alta società.

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25.  ROCCO E I SUOI FRATELLI  (di Luchino Visconti, Italia 1960)

Film che segna il passaggio di Luchino Visconti dal neorealismo al melodramma dall’ampio respiro epico, e che comunque tiene in se gli elementi fondamentali di entrambi i filoni, questa epopea familiare non ha nulla da invidiare ai grandi racconti popolari tramandati per via letteraria, e nessuno si stupirebbe se fosse tratto da un grande romanzo russo dell’ottocento. Famiglia, invidie, gelosie, problemi personali e sociali, nel film c’è tutta l’Italia che passa dalla guerra al boom economico.

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24.  BLOW-UP  (di Michelangelo Antonioni, Gran Bretagna/Italia 1966)

Cosa è reale e cosa è finto? Ma soprattutto, esiste questa differenza o è tutto nella percezione soggettiva? L’interrogativo di fondo del celeberrimo film di Antonioni, che racchiude la propria poetica e conduce a vette metafisiche/filosofiche il suo cinema dell’incomunicabilità, è una domanda che ancora oggi affascina in un film sempre moderno e sempre ricco di spunti ad ogni visione. In particolar modo è bellissima la rappresentazione della Swinging London degli anni ’60, un film che anche nell’uso dei colori segna il passaggio tra due epoche.

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23.  CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF?  (di Mike Nichols, USA 1966)

Il cinema d’impianto teatrale di Mike Nichols trova qui il suo apice grazie soprattutto alle interpretazioni visceralmente mastodontiche di due icone come Elizabeth Taylor e Richard Burton, che più che recitare sembrano portare sul grande schermo la loro travagliata vita personale insieme. Spietato, distruttivo, feroce, e al tempo stesso incredibilmente avvincente, questo film è uno dei più grandi risultati del cinema sulla coppia, e probabilmente il più duro.

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22.  EASY RIDER  (di Dennis Hopper, USA 1969)

Pochi film come Easy Rider hanno segnato la storia non del cinema, ma di intere generazioni. L’opera di Dennis Hopper è un inno alla libertà nel pieno clima della contestazione giovanile, il film che segna il preciso passaggio dagli ’60 ai ’70, una pellicola fatta dai giovani e pensata per i giovani. L’importanza che ha avuto per il pubblico è evidente, ma è ancora più importante l’influenza esercitata nel mondo del cinema, avendo consacrato definitivamente il cinema indipendente (che esisteva già da qualche anno) e avendo aperto la strada alla New Hollywood che esploderà nel decennio successivo.

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21.  ANDREJ RUBLEV  (di Andrej Tarkovskskij, Unione Sovietica 1966)

Il cinema di Tarkovskij è da sempre uno dei più affascinanti e ostici per qualsiasi tipo di spettatore, ma una volta penetrato nella pelle e nella mente, è difficile da cacciar via. Come questo film, uno dei più magnetici e complessi per la dilatazione dei tempi e i tantissimi temi affrontati, un affresco della Russia che diventa contemporaneo, per alcuni concetti che rimangono sempre attuali, e universali, per quei sentimenti e pensieri che toccano ogni uomo.

2 pensieri su “I 60 Miglior Film degli Anni ’60 (Quarta Parte)

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