I 50 Miglior Film degli Anni ’50 (Quarta Parte)

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di Emanuele D’Aniello

Ricordo sempre che questa non è una classifica scientifica, ma ho cercato ancora una volta di includere il meglio del meglio, senza pregiudizi e rimanendo più imparziale possibile. I criteri utilizzati si collegano alle recensioni critiche ottenute e l’importanza e l’influenza dei film raggiunta nel corso degli anni, e infine ovviamente il gusto personale. Non perdiamo troppo tempo nel vedere le posizioni, quelle sono stabilite per evitare un banale elenco alfabetico di titoli, pensiamo piuttosto che con simili pellicole la differenza, ad esempio tra il numero 49 e il numero 3, è più che minima.

posizioni 50-41

posizioni 40-21

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20.  UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO  (di Elia Kazan, USA 1951)

Avete presente la perfezione nella recitazione? e si, usiamo la parola “perfezione” senza nessuna paura o dubbio. Bene, se non l’avete presente guardate Un Tram che si Chiama Desiderio, forse il film meglio recitato dall’intero cast nella storia del cinema. Un film dall’impianto teatrale trascinato dalle prove degli attori, aiutati certamente dalla forza psicologica dei personaggi e dalla direzione di Kazan, in cui la fragilità di Vivien Leigh si contrappone all’intensità animalesca di Marlon Brando (ironicamente, l’unico dei 4 attori del cast a non aver vinto l’Oscar per questo film), che entra in scena e cambia il cinema: mai prima d’ora era apparso sullo schermo un uomo così traboccante di carisma e sessualità.

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19.  FRONTE DEL PORTO  (di Elia Kazan, USA 1954)

Raramente un film è stato identificato così tanto col suo attore protagonista. Tutti sono bravi nel cast, da Rod Steiger a Lee J. Cobb, passando per Karl Malden e Eve Marie Sant, ma ancora oggi a distanza di così tanti anni per tutti Fronte del Porto E’ Marlon Brando. La stratosferica intensità della sua recitazione non ha eguali, e col successo di questo film lancia definitivamente il metodo dell’Actors Studio. Oltre a Brando, il film rimane comunque uno dei più cupi e cinici ritratti sociali e politici dell’epoca, un ritratto della corruzione e dell’ipocrisia, che per alcuni è una sorta di allegoria/giustificazione di Kazan per spiegare i motivi che lo hanno indotto a collaborare col nefasto comitato del senatore McCarthy.

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18.  MEZZOGIORNO DI FUOCO  (di Fred Zinnemann, USA 1952)

Se poco sopra parlavamo di come un film potesse giustificare la collaborazione e l’adesione al maccartismo, Mezzogiorno di Fuoco è l’esatto opposto, ovvero un film che non solo condanno quell’epoca, ma mostra in maniera perfettamente efficace il clima di paura e sfiducia creato nell’America in quel periodo. Oltretutto, è un western assolutamente originale e avvincente, con l’innovativo uso del tempo reale per narrare la trama. Una grande dimostrazione che si può intrattenere e sfruttare i generi pur facendo cinema di impegno civile.

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17.  LA TRILOGIA DI APU  (di Satyajit Ray, India 1955, 1956, 1959)

Tre film, dal medesimo immenso valore, che impongono il cinema indiano agli occhi del mondo. Insomma, dimenticate Bollywood. Il grande maestro Ray con tre film, influenzati fortemente dal neorealismo italiano e moltissimo dal cinema intimo di Ozu, disegna la parabola di vita di Apu, simbolo delle difficoltà della vita della società indiana più povera. Puntando sulle piccole cose, ma mai diventando una elegia del pauperismo, Ray racconta la forza di volontà e il forte desiderio di andare avanti nonostante tutto e tutti.

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16.  IL PONTE SUL FIUME KWAI  (di David Lean, Gran Bretagna 1957)

Il film che segna l’ingresso di David Lean nel mondo dei kolossal, genere a cui resterà legato per tutto il resto della carriera, è indubbiamente il suo capolavoro sulla follia della guerra ma soprattutto sui suoi ipocriti codici morali e sull’etica militare. Mischiando dramma a ironia satirica, col perno centrale della solidissima interpretazione di Alec Guinness, il film è uno dei più efficaci nel mostrare il ruolo dell’uomo nei conflitti.

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15.  ORIZZONTI DI GLORIA  (di Stanley Kubrick, USA 1957)

Come tutti sanno, Stanley Kubrick è stato un regista estremamente versatile, in grado di realizzare film sempre diversi passando per tanti generi. In realtà, scorrendo la sua filmografia, ci si accorge che se c’è un genere che ha ripetuto e ha destato spesso la sua attenzione, quello è il film bellico. Kubrick, raccontando la guerra e ogni singolo aspetta che la riguarda, ha esplorato e raccontato gli istinti primordiali dell’uomo e la miseria della condizione umana. In questo senso Orizzonti di Gloria è una delle più importanti opere antimilitariste di sempre, in cui l’onore e i codici bellici sono fortemente criticati per tenere in primo piano l’elemento umano. E per chi ha sempre rimproverato a Kubrick di essere troppo freddo e distaccato, si andasse a rivedere il commovente finale di questo film.

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14.  IL POSTO DELLE FRAGOLE  (di Ingmar Bergman, Svezia 1957)

Il dottor Isak Borg medico affermato e rispettato è in viaggio con la nuora e una compagnia di giovani viandanti incontrati sulla strada verso Lund, luogo in cui deve ricevere una onorificenza per il suo giubileo medico. Questo viaggio sarà l’occasione per l’anziano medico per ritrovare quei luoghi della memoria dove vivono intatte le immagini e la felicità dell’infanzia e del passato, appunto quel posto delle fragole che simboleggia con questo frutto la primavera della vita. Sarà la casa di villeggiatura e il boschetto dove si raccoglievano le fragole la scintilla interiore che farà viaggiare Isak indietro nel tempo in una successione cha va dall’onirico al reale e con questo riuscirà ad affrontare con più consapevolezza di sé e serenità la vita e la morte. Il film si apre con una delle sequenze oniriche più cupe della storia in cui la morte, unica cosa certa nella vita, si presenta all’anziano medico, per poi passare all’infanzia unico momento veramente felice in cui i primi amori e le relazione sono ancora intatte perchè innocenti.

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13.  LA FINESTRA SUL CORTILE  (di Alfred Hitchcock, USA 1954)

Il primo grande capolavoro immortale di Hitchcock, il film con protagonista un fantastico James Stewart, raccontato dalla sua prospettiva, è un’opera citata ed imitata a più non posso, un grande trattato sociologico sul fenomeno del voyeurismo ed un esercizio di regia con pochi eguali. Un film in cui tutto è perfetto, con una Grace Kelly mai più così bella, che ad ogni visione lascia scoprire un dettaglio diverso, nella costruzione scenica o nella tematica psicologica.

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12.  I 400 COLPI  (di Francois Truffaut, Francia 1959)

Il primo film di Truffaut, il primo di Jean-Pierre Laud, il primo film con Antoine Doinel, uno dei primissimi film della Nouvelle Vague. Insomma, non serve altro per capire l’importanza di questo film nella storia del cinema. E come si costruisce un posto tra gli immortali? Semplicemente con la qualità. Truffaut non racconta nulla di nuovo mostrando le difficoltà di un bambino che vive la propria adolescenza, ma lo fa con una sincerità, con una passione e con un acutissimo approfondimenti psicologico che mai nessuno riuscirà eguagliare. Un film che pare neorealista ma ha in se una energia e una sagacia tecnica che pochi allora conoscevano, I 400 Colpi è un’opera che ha segnato la crescita di tantissime persone.

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11.  HIROSHIMA MON AMOUR  (di Alain Resnais, Francia 1959)

Nel mondo della Nouvelle Vague, indubbiamente Traffaut ha realizzato i film più umani e intimi, Godard quelli più politici e cult, ma tra i due meravigliosamente si è riuscito ad infilare Alain Resnais, prendendo elemento del primo e del secondo, e col suo amore per la sperimentazione ha lasciato un segno indelebile nel mondo del cinema. Tutto ciò è racchiuso nel suo capolavoro Hiroshima Mon Amour, un fantastico lavoro in cui si fondono suoni, immagini e sentimenti, con la storia d’amore di una coppia che si sovrappone alla storia del mondo circostante, e le difficoltà di una coppia che diventano l’impossibilità di vivere in un mondo così feroce. Resnais mostra le infinite possibilità del cinema come arte.

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