I 50 Miglior Film degli Anni ’50 (Prima Parte)

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di Emanuele D’Aniello

Ok, ci abbiamo presto gusto e ora ci riproviamo. Dopo aver stilato la classifica deldecennio 2000, la classifica degli anni ’90, poi la classifica degli anni ’80, e la classifica degli anni ’70, e la classifica degli anni ’60, è arrivato il momento per volgere il nostro sguardo agli anni della ricostruzione mondiale, delle prime forme di consumismo, del conformismo americano, della nascita delle cinematografie mondiali: insomma, gli anni ’50!

Ricordo sempre che questa non è una classifica scientifica, ma ho cercato ancora una volta di includere il meglio del meglio, senza pregiudizi e rimanendo più imparziale possibile. I criteri utilizzati si collegano alle recensioni critiche ottenute e l’importanza e l’influenza dei film raggiunta nel corso degli anni, e infine ovviamente il gusto personale. Non perdiamo troppo tempo nel vedere le posizioni, quelle sono stabilite per evitare un banale elenco alfabetico di titoli, pensiamo piuttosto che con simili pellicole la differenza, ad esempio tra il numero 49 e il numero 3, è più che minima.

Iniziamo dunque questa lunghissima cavalcata settimanale per scoprire i 50 migliori film degli anni ’50!

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50.  MARTY, VITA DI UN TIMIDO  (di Delbert Mann, 1955)

Con la splendida interpretazione di Ernest Borgnine vediamo un giorno nella vita del goffo ma gentile Marty, un film che concilia con l’umanità e porta il realismo nel cinema americano, una parentesi in mezzo a tanti kolossal destinata a durare.

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49.  GIOCHI PROIBITI  (di René Clement, Francia 1952)

Che le prime vittime della guerra siano i bambini, questo lo sanno tutti. Ma ci voleva il film di Clement per farlo capire senza retorica e didascalismi. Oggi una storia simile sarebbe infarcita di sentimentalismo e destinata solo a passaggi televisivi pomeridiani, invece il film di Clement è un’opera con bambini ma per adulti, intensa e profonda senza essere forzatamente commovente, lontana dai compromessi e con gli orrori della guerra e della vita in generale sempre in primo piano.

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48.  DIARIO DI UN LADRO  (di Robert Bresson, Francia 1959)

Lo stile asettico e essenziale di Bresson è rappresentato splendidamente in questo film che mostra la vita di un borseggiatore. Oggi si direbbe un character study, Diario di un Ladro infatti è un abile indagine psicologica del proprio protagonista, senza bisogno di trasformarlo in una figura tragica ne tantomeno in un eroe forzato. Le scene di scippo, ricchissime di tensione, sono ancora oggi un perfetto esempio di tecnica cinematografica al suo meglio.

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47.  VACANZE ROMANE  (di William Wyler, USA 1953)

Quasi dieci anni prima di La Dolce Vita, è paradossale che fu un film americano a rilanciare l’immagine della città di Roma nel mondo: Vacanze Romane fu infatti il primo film del periodo a rilanciare l’immagine glamour e magica della Città Eterna dopo le tante opere del neorealismo italiano che l’avevano mostrata distrutta e segnata dalla guerra. Ma il film di Wyler ha anche altri meriti, tra cui quello di aver segnato il prototipo perfetto della commedia romantica dai contorni fiabeschi, straimitata in futuro, e di aver lanciato nella stratosfera la stella di Audrey Hepburn, qui raggiante come non mai e perfettamente assortita con la recitazione intensa di Gregory peck.

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46.  LA SIGNORA OMICIDI  (di Alexander Mackendrick, Gran Bretagna 1955)

Se ora la commedia britannica fa scuola e l’umorismo inglese spopola, tantissimo si deve a questo film assolutamente impeccabile, ancora oggi divertente e inimitabile. La vicenda ricorda le classiche farse comiche teatrali, ma l’umorismo, i tempi comici, la scrittura calibrata e la recitazione magistrale rendono il film una delle più grandi commedie di sempre.

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45.  LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA  (di Richard Brooks, USA 1958)

Melodramma dal forte e evidente impianto teatrale, il film di Brooks è la prova inconfutabile di come, anche con tutte le ovvie censure dell’epoca più conformista del cinema e le pesanti limitazioni del codice Hays, si possa realizzare un grandissimo film grazie alla sceneggiatura giusta e alle capacità recitative di attori proveniente da altri pianeti. Un grande spaccato sulle ipocrisie familiari e sociali, il film è soprattutto indimenticabile per la straordinaria chimica tra Liz Taylor e Paul Newman.

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44.  VIAGGIO IN ITALIA  (di Roberto Rossellini, Italia 1954)

Oggi, ad uno sguardo poco attento, Viaggio in Italia potrebbe apparire datato. Ma il film di Rossellini tuttora è una delle esplorazioni più profonde sul matrimonio e sull’incomunicabilità di coppia, un film spartiacque per il cinema del maestro che trasporta la sua indagine da sociale a esistenziale e apre la strada ai vari Ingmar Bergman e Michelangelo Antonioni. Ancora oggi le differenze e i silenzi tra i personaggi di Sanders e della Bergman risultano universali, e lo spaesamento della musa di Rossellini di fronte alle meraviglie dell’Italia meridionale non può non emozionare.

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43.  LA GRANDE GUERRA  (di Mario Monicelli, Italia 1959)

Datare il momento iniziale o il primo film della Commedia all’Italiana è difficile, un compito a cui tanti hanno provato a porre rimedio sempre con risultati diversi. Ma un nome e un padre spirituale a questo filone possiamo darlo senza ombra di dubbio: Mario Monicelli. Divertimento, malinconia, ironia, tragedia quotidiana, tutti elementi che rappresentano il cinema di Monicelli e si ritrovano in La Grande Guerra, un affresco che fonde al massimo del talento dramma e commedia, con un Gassman e Sordi semplicemente inarrivabili.

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42.  IL GRANDE CALDO  (di Fritz Lang, USA 1953)

Il genere noir esplodeva proprio in quegli anni, e dalla fredda Germania venne un uomo capace di realizzarne un capolavoro assoluto. Fritz Lang firma uno dei film più amari e forti del periodo, un noir dalla trama avvincente e dai forti connotati politici, in cui temi come la vendetta e la corruzione non lasciano scampo a momenti consolatori. La regia di Lang risente ancora del mai dimenticato espressionismo, e ciò permette di creare momenti dall’atmosfera affascinanti e scenografie indimenticabili.

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41.  L’INVASIONE DEGLI ULTRACORPI  (di Don Siegel, USA 1956)

Temi e clichè ripresi tanti volte dal cinema successivo, ma il film di Siegel rimane ancora oggi una pietra miliare quasi pioneristica nel genere. Incubo, paranoia, orrore, suggestioni fantascientifiche, tutte paure e temi che dominano il film ma riescono comunque alla realtà sociale: la diffidenza del prossimo è un’allegoria del clima di paranoia instillato dalle persecuzione del maccartismo, una metafora molto poco sottile che alza il livello del film da B Movie ben riuscito a classico immortale.

 

3 pensieri su “I 50 Miglior Film degli Anni ’50 (Prima Parte)

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