I 20 Migliori Film Palma d’Oro a Cannes (Ultima Parte)

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di Emanuele D’Aniello

Dal 15 al 26 maggio si svolgerà la nuova edizione del Festival di Cannes, sempre più anno dopo anno il festival cinematografico più importante e prestigioso al mondo. Nonostante il mese, è davvero da qui che inizia la nuova stagione del cinema, una lunghissima corsa verso i premi e la gloria, qui si vedono i film e addirittura si fanno i film, considerando il mercato parallelo dei produttori. La qualità media dei film che passano a Cannes è sempre elevatissima, ricca di capolavori ogni edizione, con opere provenienti da tutto il mondo. Noi per dimostrare la bellezza de Festival di Cannes vi presentiamo la nostra personale Top 20 dei migliori film che hanno vinto la Palma d’Oro, il massimo riconoscimento del festival francese. E tra questi titoli troverete davvero il meglio della storia del cinema mondiale.

Prima Parte: posizioni 20-11

10.  PARIS, TEXAS  (di Wim Wenders, Germania/USA 1984)

Un uomo che vaga nel deserto, vestito normalmente ed in pieno possesso delle proprie facoltà mentali. Questo è il simbolo del film, un manifesto esistenziale che abbraccia temi come la solitudine, la famiglia, la difficoltà di adattarsi al mondo moderno, e riesce a sposare la sensibilità europea di Wenders con la migliore estetica del cinema indipendente americano. Un racconto dai sentimenti forti, con un messaggio potente, che tocca tutte le corde dell’anima.

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9.  LEZIONI DI PIANO  (di Jane Campion, Nuova Zelanda 1993)

Le immortali e celeberrime note di Michael Nyman fanno da corredo musicale e corredo emotivo al capolavoro di Jane Campion, una storia in cui la protagonista, muta, comunica più di tutte le altre persone. Esploriamo l’universo femminile in una sinfonia di note e colori, in cui i paesaggi della Nuova Zelanda si ergono a personaggio fondamentale. Le interpretazioni degli attori sono a dir poco eccellenti, riusciamo davvero a percepire il pianoforte e la musica come naturale estensione del corpo e dell’anima della nostra eroina. Un film per tutti, intriso di grande sensibilità.

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8.  AMOUR  (di Michael Haneke, Austria/Francia 2012)

Il film più duro dell’anno nel senso letterale del termine, impossibile da madare giù, capace di far vivere allo spettatore la medesima esperienza agonizzante dei protagonisti. Consigliare a qualcuno film di Michael Haneke è come augurargli due ore di sofferenza. Il cinema dell’autore austriaco è da sempre così, una tortura oppure un cattivo scherzo per gli spettatori, ma per una volta l’approccio è diverso: sarà l’età, sarà il tema toccato, ma il film è pieno di sentimento e amore, pur narrando la fine della vita, una emotività in grado di attaccare lo spettatore e non mollarlo più. Il film si digerisce a fatica, ma una volta fatto, l’esperienza non si dimentica più.

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7.  UNDERGROUND  (di Emir Kusturica, Jugoslavia 1995)

Il capolavoro di Kusturica e di tutto il cinema balcanico è un’opera fantastica per visionarietà e concretezza al tempo stesso, il racconto di 30 anni di storia di un paese che non si vede e vive mai durante il film, passando tra matrimoni, banchetti, guerre e separazioni. Le trascinanti musiche gitane di Goran Bregovich ci guidano in quella che diventa la cronaca della morte di una nazione, di una comunità, di un’idea, sempre raccontata con tono tragicomico e onirico per evitare gli aspetti più nostalgici di una passato pieno di ombre e punti da dimenticare. Il favoloso finale sognante ci regala la degna conclusione per uno dei film europei più complessi e affascinanti degli ultimi anni.

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6.  ROMA CITTA’ APERTA  (di Roberto Rossellini, Italia 1945)

Le parole da aggiungere su questo film, uno dei più importanti nella storia del cinema, indubbiamente il più importante nella storia del cinema italiano, sono ormai poche ma al tempo stesso tante, e molto è stato già detto in 60 anni. Il capolavoro di Rossellini, girato per le strade di Roma con i postumi della guerra ancora presenti, tra mille difficoltà economiche e organizzative, ha iniziato il Neorealismo, quel movimento che ha reso immortale il cinema italiano e per cui ancora siamo conosciuti in tutto il mondo, e ha commosso generazioni e generazioni, raccontando un reale spaccato della società del nostro paese nel momento più difficile.

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5.  THE TREE OF LIFE  (di Terrence Malick, USA 2011)

Abbiamo aspettato quasi tre anni dalla fine delle riprese per vedere l’uscita di questo film, ma col senno di poi possiamo dire tranquillamente che ne è valsa la pena. La storia di una famiglia texana degli anni 50 viaggia in parallelo con la nascita dell’Universo e della Terra, affrontando in poco di più di due ore tutti i sentimenti possibili, racchiudendo con delicatezza e forza il senso della vita come nessun altro aveva mai fatto. Solo un vero artista con la A maiuscola come Terrence Malick poteva realizzare un’opera simile, in cui le immagini diventano pura poesia e il cinema si fonde con la natura che rappresenta, creando alcune tra le sequenze più affascinanti e spettacolari mai viste sul grande schermo. Se al termine della visione siete scossi con i brividi non vi preoccupate, avete appena vissuto un’esperienza piuttosto che aver visto un film.

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4.  PULP FICTION  (di Quentin Tarantino, USA 1994)

Servono davvero commenti da fare o parole da aggiungere? Pulp Fiction è il film che ha segnato l’immaginario pop degli anni 90′ e al tempo stesso lo ha inserito nell’opera, ha influenzato centinaia di film e registi successivi imponendo uno stile, ha rivoluzionato il cinema indipendente, ha lanciato le carriere di Uma Thurman e Samuel L. Jackson oltre a tirare fuori dall’oblio quella di John Travolta, ha imposto un cinema fatto di dialoghi semplici e comuni: solo dieci anni prima nessuno in un film avrebbe potuto proporre discussioni sui massaggi ai piedi o sulla natura dei fast food europei se inutili ai fini della storia, ora milioni di fans sono pronti a mandare giù quelle frasi a memoria. Ricco di scene memorabili, momenti cult, personaggi irresistibili e una colonna sonora trascinante, il film non è solo fantastico in se, ma è soprattutto uno dei più importanti nella storia del cinema.

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3.  LA DOLCE VITA  (di Federico Fellini, Italia 1960)

Forse il film più famoso di Fellini, il più citato e conosciuto all’estero, un’opera immortale e fortemente iconica che incantato per decenni e affascina ancora oggi con la sua tremenda attualità. Sarà il fascino di Mastroianni, sarà la bellezza di Roma, ma La Dolce Vita prima ipnotizza e poi colpisce, ammalia e poi sferra il pugno nello stomaco, come nel finale incredibilmente d’impatto. Come spesso successo a tanti capolavori controversi, il film ha finito paradossalmente per incoraggiare gli stili di vita e le abitudini frivole che criticava e aspramente demoliva, dimostrando che il più volte l’interpretazione di un film è più importante dell’intenzione di partenza di un regista.

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2.  TAXI DRIVER  (di Martin Scorsese, USA 1976)

Uno dei film più innovativi della storia del cinema. Tutto ha inizio con la devastante insonnia di Travis Bickle, un reduce della guerra del Vietnam, che per gestire questo problema diventa un tassista prevalentemente notturno. La maestria del regista sta nel mettere in contrapposizione il lavoro di Travis, che lo costringe per forza di cose ad intrattenere rapporti sociali, con la sua vita, deprimente, vuota, alienata, inconcludente. Questa contrapposizione funge da potente esplosivo: Travis perde ogni contatto con la realtà per vestire i panni di un aspirante terrorista, arrivando ad un finale che rappresenta un punto di svolta nel cinema moderno.

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1.  APOCALYPSE NOW  (di Francis Ford Coppola, USA 1979)

Servirebbero per ore per discutere di questo capolavoro, uno dei film più complessi, affascinanti, visionari, ambiziosi nella storia del cinema. Dalle difficoltà nella realizzazione di ogni specie (è stato fatto addirittura un bellissimo documentario al proposito) fino ai significati più reconditi, passando per i deliri di onnipotenza di Coppola, Apocalypse Now più che un film è un’esperienza che va vissuta, ed i problemi ne hanno solo alimentato il mito. Una autentica opera d’arte che racconta in maniera viscerale la caduta e le nefandezze commesse dalla civiltà occidentale, un viaggio interiore nel male, un’allegoria sulla follia umana, usando il Vietnam per raffigurare la guerra nel senso più concettuale del termine. “l’orrore…..l’orrore” evocato dal colonnello Kurtz rappresenta il limite massimo a cui l’umanità può spingersi prima di autodistruggersi.

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