I 20 Migliori Film Leone d’Oro a Venezia (Ultima Parte)

leone_doro1

di Emanuele D’Aniello

Il 27 agosto inizia la nuova edizione del Festival di Venezia, il più longevo festival cinematografico europeo. Qui che inizia la nuova stagione del cinema, una lunghissima corsa verso i premi e la gloria. Noi per dimostrare la bellezza de Festival di Venezia vi presentiamo la nostra personale Top 20 dei migliori film che hanno vinto il Leone d’Oro, il massimo riconoscimento del festival italiano.

Prima Parte

.

.

10.  LA STORIA DI QIU JU  (di Zhang Yimou, Cina 1992)

Il maestro Xhang Yimou ci ha spesso abituato ad opere poderose, enormi, colorate e travolgenti, ma qui firma il suo film più semplice e intimo, dal tocco addirittura neorealista. La storia della moglie incinta di un contadino, colpito da un calcio al basso ventre durante una lite con il capo del villaggio, che insoddisfatta della troppo mite sentenza locale va in città a reclamare giustizia e scuse ufficiali, è in realtà un pretesto del regista per mostrarci le contraddizioni della Cina moderna, in cui modernità e tradizione convivono senza una via di mezzo, con le differenze abissali tra città e campagna. Per fare questo si serve del volto, e soprattutto del corpo affaticato della sua musa Gong Li, che anche incinta e continuamente coperta da pesanti costumi irradia lo schermo come pochissime attrici sanno fare.

.

.

.

9.  LA GRANDE GUERRA  (di Mario Monicelli, Italia 1959)

Datare il momento iniziale o il primo film della Commedia all’Italiana è difficile, un compito a cui tanti hanno provato a porre rimedio sempre con risultati diversi. Ma un nome e un padre spirituale a questo filone possiamo darlo senza ombra di dubbio: Mario Monicelli. Divertimento, malinconia, ironia, tragedia quotidiana, tutti elementi che rappresentano il cinema di Monicelli e si ritrovano in La Grande Guerra, un affresco che fonde al massimo del talento dramma e commedia, con un Gassman e Sordi semplicemente inarrivabili.

.

.

.

8.  APARAJITO  (di Satyajit Ray, Indian 1956)

Uno dei primi grandi film che hanno imposto il cinema indiano agli occhi del mondo. Insomma, dimenticate Bollywood. Il grande maestro Ray con Aparajito, all’interno della Trilogia di Apu, influenzato fortemente dal neorealismo italiano e moltissimo dal cinema intimo di Ozu, disegna la parabola di vita di Apu, simbolo delle difficoltà della vita della società indiana più povera. Puntando sulle piccole cose, ma mai diventando una elegia del pauperismo, Ray racconta la forza di volontà e il forte desiderio di andare avanti nonostante tutto e tutti.

.

.

.

7.  THE WRESTLER  (di Darren Aronofsky, USA 2008)

Raramente nella storia del cinema tra attore e personaggio c’è stata una così perfetta sintonia e fusione. La vita di Randy The Ram Robinson è la vita di Mickey Rourke, e viceversa. Un lottatore (e un attore) che ha avuto il proprio grande momento di gloria, è sprofondato e tenta di risalire, senza mai abbondare il palcoscenico o il ring, l’unico mondo in cui è capito, apprezzato, e soprattutto si sente vivo. Perfetta metafora con il wrestling, un mondo di finzione in cui di vero c’è il sentimento e la passione, un universo particolarissimo che vede protagonisti figure, spesso emarginate dalla vita, che sottopagate e senza vere cure mediche accettano di farsi maciullare fisicamente solo per l’adrenalina e il grido del pubblico. Il wrestling è come la vita: quasi tutto è finto, ma passione e dolore sono sempre autentici.

.

.

.

6.  I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN  (di Ang Lee, USA 2005)

Uno dei film cult degli ultimi anni è sicuramente uno dei film più premiati, struggenti e controversi nella storia del cinema. L’epopea western ha sempre categoricamente mantenuto un’aura mitica e tradizionalista fino al midollo, e ci voleva un regista proveniente da Taiwan come Ang Lee per sfatare in nell’ambiente il tabù dell’omosessualità. Jake Gyllenhaal e Heath Ledger sono volto e corpo di una passione travolgente e di un romanticismo esasperato, che sa diventare puro strazio quando il rapporto, per l’imposizione della società a cui loro stessi cedono volontariamente senza combattere, da segreto diventa impossibile per mille motivi. Il film è un meccanismo perfetto in cui tutto si muove e funziona senza sbavature, guidato da una forza a tratti insostenibile. Nel bene e nel male è un film entrato definitivamente nell’immaginario collettivo cinematografico e non solo.

.

.

.

5.  L’ANNO SCORSO A MARIENBAD  (di Alain Resnais, Francia 1961)

Leggere una trama non vi basterà. E cercare in giro spiegazioni nemmeno. Non è un caso che ancora oggiL’Anno Scorso a Marienbad interroga, affascina, ipnotizza e innervosisce. Sarà lo stile, i tempi narrativi, le scene oniriche e le concessioni alla fantasia, ma questo enigma cinematografico è uno dei simboli della capacità e potere del cinema di stupire senza ricorrere a chissà quale effetto scenico o idea strampalata.

.

.

.

4.  HANA-BI  (di Takeshi Kitano, Giappone 1997)

Il cinema di Kitano è da sempre difficile inquadrare, pur essendo formando sui film sulla Yakuza spesso spazia tra i generi e gli stili. Forse il suo punto più alto è proprio questo capolavoro che i generi li mischia con delicatezza e intelligenza, iniziando come film d’azione e finendo come melodramma, esplorando continuamente la tragicità della vita e il ruolo delle relazioni interpersonali, tra tocchi di pura poesia e autentico lirismo. Chi vuole conoscere il cinema di Kitano guardi questo film.

.

.

.

3.  LA BATTAGLIA DI ALGERI  (di Gillo Pontecorvo, Italia/Algeri 1966)

Per chi non lo sapesse, questo film è stato studiato da vari movimenti di contestazioni alla fine degli anni ’60, e notoriamente negli ultimi anni è stato proiettato nelle basi militari americani per studiare la guerriglia urbana. Se questo non vi fa capire quanto importante e influente tuttora sia il film di Pontecorvo, uno spaccato dal taglio documentaristico audace, rigoroso, potente della guerra d’indipendente algerina, non so cosa possa esserlo.

.

.

.

2.  BELLA DI GIORNO  (di Luis Bunuel, Francia 1967)

Prendete l’amore di Bunuel per il cinema surreale e anticonvenzionale, applicatelo ad uno storia già di per se controversa e fortemente onirica, aggiungiamo la bellezza inarrivabile di Catherine Deneuve, e il capolavoro è servito. Erotismo, masochismo, sessualità esplicita o trattenuta, tutto seve a Bunuel per realizzare un film che analizza impulsi freudiani e ancora attacca l’ipocrisia della società moderna.

.

.

.

1.  RASHOMON  (di Akira Kurosawa, Giappone 1950)

Il film che lancia il nome di Akira Kurosawa e fa conoscere a tutto il mondo il cinema giapponese, è uno dei film più famosi e più imitati di sempre. Rashomon è una storia di bugie (tante) e verità (soggettiva), un racconto che esplora il labirinto umano e, attraverso i punti di vista dei vari personaggi (la vicenda è infatti narrata ogni volta tramite la prospettiva dei protagonisti, sempre falsa), analizza l’impossibilità di distinguere tra il bene e il male. L’inclinazione alla menzogna dell’uomo in Rashomon diventa il fedele ritratto della miseria umana, in cui ovviamente la violenza ha sempre un ruolo centrale. Una storia di prospettive, una storia di relativismo, una storia da grande cinema.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...