I 20 Migliori Film Leone d’Oro a Venezia (Prima Parte)

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di Emanuele D’Aniello

Il 27 agosto inizierà la nuova edizione del Festival di Venezia, il più longevo festival cinematografico europeo. Qui che inizia la nuova stagione del cinema, una lunghissima corsa verso i premi e la gloria. Noi per dimostrare la bellezza de Festival di Venezia vi presentiamo la nostra personale Top 20 dei migliori film che hanno vinto il Leone d’Oro, il massimo riconoscimento del festival italiano.

20.  MONSOON WEDDING  (di Mira Nair, India 2001)

Bollywood è probabilmente il lato più commerciale del cinema indiano visto dal resto del mondo, ma Mira Nair a differenza di molti suoi colleghi sa guardare con occhio critico alla società e alle individualità del suo paese. Questo piccolo grande film racconto del matrimonio combinato da due famiglie indiane entrambe borghesi ma così diverse: una tradizionalista e l’altra emigrata da tempo negli Stati Uniti. Il luogo d’incontro del matrimonio per tutta la famiglia e le decine di invitati diventa l’occasioni per confrontarsi e far emergere problemi, paure e segreti. Assistiamo alla creazione di un vero e proprio micro-cosmo, tra momento divertimenti e altri più tristi ogni personaggio ha il suo momento e viene sviscerato, in attesa del matrimonio e dell’arrivo dei monsoni per poter pruficare tutto e tutti. Non mancano i balli e la musica indiana, ma qui è soprattutto l’umanità ad avere il centro della scena.

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19.  L’INFANZIA DI IVAN  (di Andrej Tarkovskij, Unione Sovietica 1962)

Tarkovskij esordisce come regista con la sua opera forse più umana e emotiva, indubbiamente la più lineare.E’ il classico racconto – che però tra le mani dell’autore russo diventa molto meno classico – di come la guerra distrugga l’infanzia e costringa i bambini a diventare subito uomini. Con poesia e lirismo, Tarkovskji realizza uno struggente ritratto d’umanità spezzata.

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18.  ROSENCRANTZ E GUILDENSTERN SONO MORTI  (di Tom Stoppard, Gran Bretagna 1990)

Chi conosce l’Amleto, sa che Rosencrantz e Guildenstern sono due personaggi importanti ma marginali. La genialità di Tom Stoppard, autore teatrale divenuto sceneggiatore e qui regista, è di farli diventare personaggi centrali e far assistere, dal loro punto di vista, alle vicende dell’Amleto. Ma non solo, perchè i giochi di finzione, i rimandi metatestuali e metacinematografici, i confini del teatro non-teatro si sommano minuto dopo minuto. Insomma, un film da vedere più che da raccontare, un’opera divertente, complessa e molto cerebrale.

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17.  IL SEGRETO DI VERA DRAKE  (di Mike Leigh, Gran Bretagna 2004)

Il cinema umanista di Mike Leigh, fatto di persone, volti, dialoghi, conflitti relazionali alla base dell’esistenza di ognuno, qui raggiunge uno dei suoi apici raccontando la storia di una donna, profondamente buona e semplice, che pratica con estrema facilità e distacco l’aborto illegale. La performance titanica di Imelda Staunton è il canale attraverso cui Leigh veicola il proprio messaggio, un vortice di emozioni che interrogano il profondo dell’animo umano

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16.  GIOCHI PROIBITI  (di Renè Clement, Francia 1952)

Che le prime vittime della guerra siano i bambini, questo lo sanno tutti. Ma ci voleva il film di Clement per farlo capire senza retorica e didascalismi. Oggi una storia simile sarebbe infarcita di sentimentalismo e destinata solo a passaggi televisivi pomeridiani, invece il film di Clement è un’opera con bambini ma per adulti, intensa e profonda senza essere forzatamente commovente, lontana dai compromessi e con gli orrori della guerra e della vita in generale sempre in primo piano.

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15.  ARRIVEDERCI RAGAZZI  (di Louis Malle, Francia 1987)

Nel pieno stile di Truffaut, il grande autore francese Louis Malle porta al cinema una storia personale che diventa facilmente universale, un grande racconto di una amicizia negata e una infanzia distrutta sullo sfondo, che si fa pian piano sempre più ingombrante e decisivo, della Seconda Guerra Mondiale e delle persecuzioni razziali. Con un tocco delicatissimo, Malle ci racconta uno spaccato di storia straziante ed incredibilmente emotivo.

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14.  AMERICA OGGI  (di Robert Altman, USA 1993)

Robert Altman per molti è sempre stato un autore impietoso, cinico, cattivo nel suo voler svelare a tutti i costi i difetti e le idiosincrasie della società americana. Eppure, Altman semplicemente non è mai stato ipocrita, e senza mai affondare il colpo a lui basta mostrare una serie di storie e una ampia galleria di personaggi per far capire allo spettatore che, forse, il suo punto di vista non è quello errato. Servendosi di 9 racconti di Raymond Carver il film in ben 3 ore di durata mostra una infinità di caratteristi e situazioni, nessuna delle quali edificante. Non è Altman ad essere impietoso, è la società ad essere corrotta.

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13.  FILM BLU  (di Krzysztof Kieślowski, Polonia/Francia 1993)

Il grande autore polacco Krzysztof Kieślowski con la sua Trilogia dei Colori (Film Blu, Film Bianco, Film Rosso) realizza un’opera ricca di metafore e simbolismi, in cui la forte componente drammatica che percorre i tre film, comunque indipendenti l’uno dall’altro, lascia lo spettatore senza fiato. E’ la vita, e soprattutto le sue difficoltà, che si fa cinema e quindi arte. In questo capitolo specifico, è la bellezza e la bravura di Juliette Binoche a risplendere, navigando tra un particolare lutto e la ricerca di una difficile libertà emotiva.

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12.  DESERTO ROSSO  (di Michelangelo Antonioni, Italia 1964)

Il primo film a colori di Antonioni è, come naturale, una sinfonia di immagini e sensazioni, in cui il colore diventa esso stesso il vero protagonista della pellicola, come se il regista sperimentasse e giocasse con la sua nuova scoperta. Si esplorano ancora i temi dell’alienazione, della chiusura della società industriale, della vita di coppia, passando sempre per lo sguardo espressivo di Monica Vitti.

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11.  IL CERCHIO  (di Jafar Panahi, Iran 2000)

Otto storie, otto donne, un solo grande film. Panahi racconta la situazione femminile e nel proprio paese, e sappiamo che non è sicuramente una condizione facile, girando per una galleria umana enormemente potente. E’ la società il grande nemico, quelle costrizioni che purtroppo costringono le 8 storie a diventare 8 lotte dal contesto drammatico, e per questo ancora più umano.

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