I 100 Miglior Film del Decennio 2000-2009 (Ultima Parte)

Top 100 winner

di Emanuele D’Aniello

Incredibile, ma è finita. Abbiamo analizzato pellicole proveniente da ogni parte del mondo, di ogni genere, e ora arriviamo a svelare i dieci migliori film del decennio passato. Dopo aver visto 100 film dal grandissimo valore, senza indugi arriviamo dritti alla vetta.

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10.  VALZER CON BASHIR  (di Ari Folman, Israele 2008)

Nella memoria di ognuno di noi sono sepolti tanti ricordi negativi dimenticati volontariamente in fretta, ma che la nostra mente non cancella. L’israeliano Ari Folman gira sul tema un documentario romanzato d’animazione, un esperimento che si rivela non solo un successo, ma un vero e proprio capolavoro. Accorgendosi di non ricordare nulla dell’occupazione del Libano da parte di Israele nei primi anni 80, pur essendo stato un soldato, il protagonista (Folman stesso, sembianze animate comprese) scava nella sua mente intervistando i suoi ex commilitoni, e ad ogni loro ricordo corrisponde un flashback che fa luce su quanto avvenuto. Il film è un torbido e sincero viaggio nell’inconscio, con scene a volte oniriche a volte reali, che si fa strada attraverso gli incubi personali e gli orrori di una guerra, che sempre lascia strascichi tremendi anche nelle menti dei vincitori. La particolare e meravigliosa tecnica d’animazione nella scena finale lascia spazia ad immagini vere di repertorio sulla strage di Sabra e Chatila, nel mezzo del massacro al campo profughi, in modo che lo spettatore, tornando improvvisamente alla realtà, rimanga colpito ancora di più da così tanto orrore.

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9.  MEMENTO  (di Christopher Nolan,  USA 2000)

A volte si ha la sensazione che il mondo del cinema abbia parlato e mostrato praticamente di tutto. Altre volte, fortunatamente, qualche nuovo cineasta si affaccia nel panorama portando freschezza e idee nuove. Il secondo film di Christopher Nolan è una delle opere più originali degli ultimi tempi: la storia di un uomo, affetto da perdita della memoria breve a causa di un trauma, che ogni volta è come se dovesse ricominciare la propria vita, affidandosi a ricordi scritti o tatuaggi, non potendosi fidare di nessuno. Il film è un capolavoro di scrittura e regia, Nolan infatti per immergerci nella testa del protagonista struttura il film al contrario, non solo cronologicamente, ma ogni scena praticamente inizia con la fine della scena successiva. Lo spettatore, vedendo eventi in cui non sa come ci si è arrivati, si trova nella stessa condizione di spaesamento. Nonostante questo, la forza del film consiste nell’abilità di tenere al centro di tutto la vicenda umana, il tormento di un uomo che non si arrende e ogni volta ricomincia tutto pur di perseguire il suo scopo. Uno tra i più fulminanti esempi di cinema moderno.

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8.  NON E’ UN PAESE PER VECCHI  (di Joel Coen & Ethan Coen, USA 2007)

La consacrazione dei fratelli Coen arriva con un film che non ha nulla a che fare col loro stile grottesco e divertente, senza i loro classici dialoghi e personaggi. L’adattamento dell’omonimo romanzo capolavoro di Cormac McCarthy è un successo perchè i Coen riescono, cosa difficilissima, a portare sullo schermo non le pagine del libro, ma i sentimenti, lo spirito e il significato: l’affermazione dilagante della violenza, spesso senza motivo, nella società contemporanea. La collocazione temporale nei primi anni 80, alla viglia dell’avvento di Ronald Reagan, è un chiarissimo spartiacque storico. Il film ci conduce in una realtà senza regole, senza legge, senza morale, in cui i valori delle generazioni passate lasciano il passo alla follia dei giorni nostri. Con uno stile asciutto e solido, senza l’utilizzo di musica o intermezzi vari, i Coen mantengono inalterata la tensione e soprattutto un clima di terrore costante per tutta la durata del film. Anthony Chigurgh, il criminale dalla pettinatura assassina, interpretato da un fenomenale Javier Bardem, incarna perfettamente la dissoluzione di ogni forma di integrità. Le parole dello sceriffo scandiscono continuamente il senso di quanto vediamo scena dopo scena: questo mondo non è più un posto per gente civile.

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7.  OLD BOY  (di Park Chan-Wook, Corea del Sud 2003)

Il genere della vendetta è un classico non solo del cinema, ma trova radici anche nella letteratura antica e moderna. La rilettura di Park Chan-Wook però, oltre a mostrare al mondo la grandezza a cui può arrivare il cinema coreano, è una rivoluzione copernicana totale. Capitolo incastonato nel mezzo della sua Trilogia della Vendetta, la tragica storia di Dae-su, imprigionato per quindici anni senza saperne i motivi, è un avvincente e disturbante viaggio nella psiche umana, tra spargimenti di sangue, combattimenti irreali e colpi di scena sconvolgenti. La prova d’attore di Choi Min-sik è un qualcosa di trascinante, una performance sia fisica sia emotiva di incredibile impatto. La regia di Park Chan-Wook qui invece raggiunge il massimo dello stile, esplodendo nel meraviglioso piano sequenza in cui il protagonista, armato solo di un martello, abbatte un’orda di almeno venti avversari, quasi inscenando un balletto mortale. L’intreccio narrativo esplora via via livelli sempre maggiori di profondità e complessità, che alla fine letteralmente svuotano lo spettatore. Solo il grande cinema, pur facendo provare una gamma di emozioni vastissima, riesce a lasciare di sasso.

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6.  IL CAVALIERE OSCURO  (di Christopher Nolan, USA 2008)

C’era una volta un’epoca in cui i film tratti da fumetti erano snobbati, ritenuti poco più che entertainment, destinati al grande pubblico ma poco amati dalla critica. Poi venne The Dark Knight, e il genere, per non dire l’intero mondo del cinema, non fu più lo stesso. Christopher Nolan utilizza il mito e i personaggi Batman, l’eroe più umano e tormentato tra tutti quelli dei fumetti, per creare un thriller metropolitano in cui mostrare l’eterna lotta tra bene e male, la corruzione del potere e delle persone, la creazione dell’anarchia e come, fondamentalmente, buoni e cattivi siano in realtà due facce della stessa medaglia che non possono stare l’una senza l’altra. La grandezza e la genialità della rivisitazione nolaniana dell’universo fumettistico è propria questa, Batman e Joker potrebbero essere sostituiti da un detective e da un criminale qualsiasi e comunque la complessità del film rimarrebbe intatta. La costruzione della storia, l’intreccio narrativo, lo sviluppo di tutti i personaggi, i colpi di scena, la cura dei dialoghi (questo in particolare una prima assoluta negli adattamenti da comic book) tutto completa un’opera incredibile, in cui emerge il sorriso finale di Heat Ledger, autore di una performance sbalorditiva, il ritratto di un villain leggendario che qui assume una più universale dimensione.

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5.  SE MI LASCI TI CANCELLO  (di Michel Gondry, USA 2004)

L’amore, e ancora di più le difficoltà nel coltivarlo e mantenerlo vivo, è stato raccontato miliardi di volte al cinema, sicuramente più di qualsiasi altro sentimento e argomento. Ma la scrittura di Charlie Kaufman e la regia di Michel Gondry dimostrano che ancora oggi, parlando di amore, si può essere originali, folli, coraggiosi, surreali, e più di tutto sinceri e veri. la storia di Joel e Clementine è la storia di miliardi di coppie di innamorati, che per incompatibilità o tanti altri motivi non sono fatti per stare insieme, pur provando un sentimento reciproco inestinguibile. Il film scompone completamente la mente del protagonista (e di conseguenza di chissà quanti spettatori) chiedendosi se davvero vale la pena eliminare i ricordi, anche i più tristi, e se un esperimento del genere possa davvero portare alla felicità. La risposta ovviamente è no, perchè pur tra scenari onirici, labirinti tortuosi, visioni cerebrali, il sentimento batte sempre il cervello, che sia un fatto positivo o negativo questo non interessa. Definire la sceneggiatura brillante e originale è un eufemismo, la spericolata visione di Kaufman si sposa perfettamente con la regia di Gondry, qui al vertice del proprio virtuosismo. Il resto lo fanno due attori tremendamente in forma, una Kate Winslet raramente così istrionica e brava, e un Jim Carrey di struggente intensità. Il melodramma più geniale che il cinema vi possa regalare.

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4.  IL SIGNORE DEGLI ANELLI – LA TRILOGIA  (di Peter Jackson, Nuova Zelanda 2001, 2002, 2003)

La monumentale opera Il Signore degli Anelli di Tolkien, che per anni non è riuscita a trovare una giusta trasposizione sullo schermo, rivive al cinema grazie al talento di Peter Jackson e agli incredibili sviluppi tecnologici, diventando una nuova e altrettanto gigantesca opera immortale. Tre film lunghissimi, che solo concepiti insieme rendono giustizia a Tolkien e al pazzesco lavoro svolto durante sedici mesi di riprese ininterrotte. Nessuno credeva fosse possibile, ma Jackson è riuscito a far vivere i tantissimi personaggi, gli scenari della Terra di Mezzo, battaglie grandissime, l’epicità del racconto e soprattutto lo spirito: è una storia di amicizia e sacrificio che per quasi 10 ore di durata rapisce completamente lo spettatore. La regia mostra con straordinaria enfasi i paesaggi da sogno di una Nuova Zelanda trasformata autenticamente nella terra degli elfi, mentre gli effetti speciali raggiungono livelli impensabili: la creazione del personaggio di Gollum è un qualcosa inconcepibile fino a solo 15 anni fa. E in tutto ciò, rimane inalterata l’umanità dei personaggi, le loro contraddizioni e debolezze, e proprio a Gollum, pur in digitale, viene donato un tormento da figura shakespeariana. Una trilogia che ha fatto scuola, ha stracciato ogni tipo di record per incassi e premi, ed è diventata leggenda.

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3.  WALL-E  (di Andrew Stanton, USA 2008)

Il film d’animazione più sperimentale mai realizzato, un film quasi muto difficilmente vendibile ad un pubblico di soli bambini. La storia di Wall-E, un piccolo robot che vive da solo da secoli sulla Terra ormai invasa dai rifiuti col compito di ripulirla, e del suo incontro con Eve, un robot mandato sul nostro pianeta per vedere se è abitabile nuovamente, è una delle più belle storie romantiche mai portate al cinema. Seguire la routine di Wall-E è commovente, un robot solo in un intero pianeta disabitato che colleziona oggetti, fa amicizia con gli insetti, scruta speranzoso il cielo stellato e guarda il musical Hello Dolly!registrato su una videocassetta, fino a che la sua vita cambia e decide di seguire Eve, pur di non perderla, fin nello spazio profondo. La Pixar osa, dimostrando un coraggio senza pari, ci propone un film in cui si deve usare poco l’udito ma tantissimo gli occhi, le sequenze nello spazio sono alcuni delle visuali migliori mai realizzate nell’animazione. I temi ambientalisti e sul futuro dell’umanità sono colonne portanti, ma su tutti si erge la semplicità e la tenerezza di un personaggio magico e la storia d’amore commovente, un racconto che diventa con la sua naturalezza non solo uno dei migliori film d’animazioni mai realizzati.

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2.  IN THE MOOD FOR LOVE  (di Wong Kar-Wai, Hong Kong 2000)

Spesso al cinema l’amore meglio raccontato è quello platonico. Apprendendo questa lezione, il maestro Wong Kar-Wai firma il suo capolavoro narrando l’amore come non lo si era mai visto raccontare. Le famiglie Chow e Chan sono vicine di casa nella Honk Hong degli anni 60, e col passare del tempo, il signor Chow e la signora Chan capiscono che i rispettivi consorti (che genialmente non vediamo mai in scena) sono amanti. Cercando di capirne le ragioni, le due persone tradite iniziano a loro volta ad incontrarsi sempre più spesso. La relazione mai consumata tra il signor Chow e la signora Chan rappresenta il tormento dell’amore voluto ma impossibile come mai si è visto al cinema: col ritmo di una danza, grazie al brano portante di Nat King Cole riproposto continuamente, in un crescendo di intensità sempre più forte, i due sono prigionieri di un sentimento inespresso, forse per le convenzioni sociali, forse per la paura di emulare i rispettivi coniugi solo per vendetta. Il regista, aiutato da due straordinari interpreti, che trasmettono il dramma interiore solo con sguardi ricchissimi di sensazioni, ha il grande merito di farci vivere in maniera dilaniante e intensissima un amore trattenuto, portando alla luce un intero periodo storico tra colori, abiti, musiche, persino odori e sapori. Probabilmente l’inarrivabile vertice del melodramma moderno.

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1.  IL PETROLIERE  (di Paul Thomas Anderson, USA 2007)

Il capolavoro di Paul Thomas Anderson è un film che racchiude e mostra le due anime, così forti e contrastanti, su cui è stata costruita l’America: la religione e il capitalismo. Anni di studi, tantissimi scritti (ricordiamoci Weber o Tocqueville) e poi la potenza del cinema che riassume il tutto con un’opera visivamente magnifica. Il personaggio di Daniel Plainview è il prototipo dell’impreditore moderno, un archetipo fin troppo perfetto del capitalismo selvaggio senza scrupoli. La sua sete di ricchezza e conquista si scontra con Eli Sunday, un predicatore religioso faro della propria comunità, riflesso di quanto le sette religiose sono ancora oggi potenti e influenti negli Stati Uniti. E’ una guerra psicologica, una partita a scacchi continua, in cui non il migliore, ma il più scaltro e crudele, potrà vincere e prendere tutto. Anderson porta a nuove vette l’uso della regia, riuscendo a rendere interessante come un action la lunga scena iniziale, completamente muta, e poi giocando tra piani sequenza e intensi campi lunghi. La luminosissima fotografia di Robert Elswit, una delle migliori degli ultimi anni, e la graffiante colonna sonora Jonny Greenwood dei Radiohead, che costruisce una tensione allarmante, sono elementi decisivi nella composizione del capolavoro, in cui ovviamente spicca la performance assurdamente poderosa di Daniel Day-Lewis: l’attore si immerge totalmente nel personaggio, cambia voce, espressioni, modo di muoversi e gesticolare, nei suoi occhi brucia il fuoco, la sua avidità e tenacia deflagra in urla e intensissime esplosioni di rabbia. Se mai qualcuno dovesse chiedervi “come è nata l’America?” voi mostrategli questo film.

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E ora, qualche curiosità sul lungo elenco di film. Questi sono i registi con più di un film presente in classifica:

4 Christopher Nolan

3 Clint Eastwood

3 Quentin Tarantino

3 Peter Jackson

2 Lars Von Trier

2 Darren Aronofsky

2 Paul Greengrass

2 Jason Reitman

2 Michael Haneke

2 Alexander Payne

2 Joel Coen & Ethan Coen

2 Park Chan-Wok

2 Ridley Scott

2 Pedro Almodovar

2 David Cronenberg

2 Paolo Sorrentino

2 Brad Bird

2 Pete Docter

2 Andrew Stanton

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E ora, le citazioni anno per anno:

2000:  9 film presenti (il migliore In the Mood for Love)

2001:  9 film presenti (il migliore Il Signore degli Anelli – la Compagnia dell’Anello)

2002:  10 film presenti (il migliore La 25° Ora)

2003:  10 film presenti (il migliore Old Boy)

2004:  10 film presenti (il migliore Se Mi Lasci ti Cancello)

2005:  9 film presenti (il migliore I Segreti di Brokeback Mountain)

2006:  9 film presenti (il migliore Le Vite degli Altri)

2007:  12 film presenti (il migliore Il Petroliere)

2008:  14 film presenti (il migliore Wall-E)

2009:  11 film presenti (il migliore Il Nastro Bianco)

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E così siamo arrivati alla conclusione di questa lunghissima e complicata classifica. Speriamo di aver mostrato davvero il meglio cinematografico dello scorso decennio, e soprattutto di avervi convinto a recuperare diversi film che magari prima nemmeno conoscevate. Fortunatamente, il cinema non si ferma mai.

14 pensieri su “I 100 Miglior Film del Decennio 2000-2009 (Ultima Parte)

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