I 100 Miglior Film del Decennio 2000-2009 (Terza Parte)

Top 100 winner

di Emanuele D’Aniello

Con un pizzico di follia abbiamo iniziato una incredibile cavalcata per scoprire i 100 miglior film del decennio appena passato, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate negli ultimi dieci anni, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche, ma prima c’è il doveroso promemoria:

Posizioni 100-91

Posizioni 90-81

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80.  LE INVASIONI BARBARICHE  (di Denys Arcand, Canada 2003)

Remy, cinquantenne professore di storia, è all’ospedale per una malattia terminale. Il figlio Sébastien, con cui non ha mai avuto buoni rapporti e non vede da tempo, organizza al capezzale del padre una memorabile rimpatriata, tra amici e vecchi colleghi. Denys Arcand ha il merito, per tutta la durata del film, anche quando i toni si fanno più pesanti, di farci dimenticare che stiamo assistendo all’inesorabile morte di un uomo. Il protagonista, anche grazie alla straordinaria interpretazione di Remy Girard, ha una forza e una energia intellettuale da fare invidia a qualsiasi persona. Intorno a lui non si svolge un rito funebre, ma un autentico dibattito senza moralismi in cui si parla di vita, politica, guerra, economia, società, vizi umani, con un linguaggio disilluso e lontano da ogni ideologia. Il primo lavoro del regista canadese sul finire degli anni ottanta, sempre con i medesimi personaggi, era Il Declino dell’Impero Americano e, collocandosi alla fine del mito del periodo reaganiano, diventava lo specchio di un’epoca. A sua volta questo film, dopo l’11 settembre e il tumultuoso risveglio di una intera parte del mondo, acquista ancora maggior forza. In tempi come questi, in cui tutti i valori sono crollati, Arcand ci ricorda che l’unico modo per stare bene è rimanere accanto alle persone che si amano.

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79.  GLI INCREDIBILI  (di Brad Bird, USA 2004)

La Pixar dimostra nuovamente di essere qualitativamente almeno due passi avanti a tutti, prendendo una storia che avrebbe potuto essere un ottimo film in live action e trasformandola in un capolavoro d’animazione. È il film della casa più avvincente, adrenalinico, mozzafiato mai fatto, un film d’azione nel vero senso del termine, e buona parte del divertimento proviene dal ritmo di alcuni situazione guidate da una regia che nulla ha da invidiare a quella dei “veri” film action. La storia dei supereroi con superproblemi viene qui riletta con tocco innovativo e con personaggi fenomenali che ci regalano uno dei migliori prodotti di intrattenimento visti al cinema negli ultimi anni.

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78.  IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE  (di Jean Pierre Jeunet, Francia 2001)

Al mondo esistono svariate tipologie di film, ma le più importanti sono quelle che, alla fine, lasciano un qualcosa nello spettatore. Questo film francese diventato rapidamente un caso in tutto il mondo, sa lasciare nello spettatore uno stato di buon umore difficile da mandare via, a tratti contagiosa. La storia di una buffa e simpatica ragazza francese che decide di rendere la gente felice è una fiaba che avvolge il cuore delle persone e riesce anche a cambiarle in meglio. Non è una semplice lezione di buoni sentimenti, ma una raffinata galleria di personaggi, situazioni, colori, citazioni, persino odori e sapori. Quando il cinema francese moderno riesce a non essere solo ideologico, può ancora lasciare il segno come in questo caso. Basta il sorriso di una semplice ragazza.

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77.  FRATELLO DOVE SEI?  (di Joel Coen & Ethan Coen, USA 2000)

Il film che forse meglio di qualsiasi altro opera racchiude e spiega l’essenza della poetica stralunata dei fratelli Coen, è una viaggio esistenziale e sociale, e anche storico, dannatamente divertente e incredibilmente catartico. Vagamente ispirato all’Odissea (che i Coen dichiarano tutt’oggi di non aver mai letto per preparare il film, ma conoscendoli non ci crede nessuno) è la storia di tre fuggiaschi negli anni 20 che attraverso gli Stati Uniti per tornare a casa, incontrando nel loro cammino svariate situazioni e personaggi, e anche avvenimenti di una certa rilevanza. Sotto il velo farsesco il film ci racconta una fetta di stria fondamentale per capire l’America attuale, soprattutto quella lontana dalle grandi città, facendoci vivere il periodo della Grande Depressione, le paure e le speranze della gente. Tutto funziona magicamente, la scrittura dei due fratelli al vertice del loro istrionismo, la radiosa fotografia di Roger Deakins, la meravigliosa raccolta di musica country, le fenomenali interpretazioni tra cui si erge la prova più divertente del George Clooney attore. Un tour de force di divertimento, una grande metafora ormai indimenticabile.

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76.  A PROPOSITO DI SCHMIDT  (di Alexander Payne, USA 2002)

Nel cinema moderno nessuno sa realizzare dramedy migliori Alexander Payne, quel genere che mischia sapientemente risate a lacrime, commedia a dramma. Una volta si chiamavano commedie amare, ma questi film sono molto più profondi. Certo, buona parte del successo della pellicola è dovuto alla straordinaria prova d’attore di Jack Nicholson, un mostro sacro che qualitativamente non invecchia mai, e qui lascia da parte gli istrionismi degli ultimi film e torna a lavora di sottrazione, interiorizzando e sprigionando tutto in una vasta gamma espressiva. Nicholson è inoltre uno dei veterani ce più tene alla sua immagine pubblica, e quindi qui vederlo trasformato in un mite pensionato, con tanto di patetico riporto, è fantastico. Dopo un viaggio solitario (il tema del viaggio è sempre presente nel cinema di Payne, esperto di road movies) e l’incontro con molte persone, il nostro Warren Schmidt può finalmente chiedersi “Cosa ho fatto di buono nella vita? In cosa e per chi ho fatto la differenza?”. Egoista, cinico, misantropo all’inizio, Schmidt alla fine ci farà tutti sciogliere in una mare di lacrime.

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75.  MONSTERS & CO  (di Pete Docter, USA 2001)

Nella città di Mostropoli i suoi bizzarri abitanti sopravvivono grazie alle urla di terrore dei bambini, opportunamente rubate. Questa è la premessa per uno dei film Pixar più divertenti e teneri, un prodotto che riesce a superare l’immaginazione di piccoli e adulti con creatività e spontaneità. Sulley e Mike Wazowski sono due dei personaggi più esilaranti mai creati nel mondo dell’animazione, e la piccola Boo un personaggio di una dolcezza disarmante. È anche l’ennesima dimostrazione dell’abilità grafica dei maghi Pixar e del progresso tecnico raggiunto dal genere, la creazione del pelo di Sulley è qualcosa tuttora di straordinariamente realistico e sbalorditivo.

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74.  (500) GIORNI INSIEME  (di Marc Webb, USA 2009)

Questa è la storia di un ragazzo che incontra un ragazza, ma non è una storia d’amore. La premessa più doverosa mai sentita, perchè il regista Marc Webb firma uno dei debutti cinematografici più convincenti di sempre raccontando una storia in cui tutto è ribaltato: non la donna, ma qui è l’uomo quello romantico, quello sognatore, quello perdutamente innamorato, quello che soffre. Il film stravolge il genere rivoluzionando la commedia romantica, e si serve di uno stile narrativo non lineare, incursione nel musical, tantissime citazioni, uso dei colori per rappresentare lo stato d’animo del protagonista, una colonna sonora magica, la rappresentazione grafica di alcune sequenze e molte altre trovate originali. Un film fresco e originale, ricco di energia, che parla d’amore con incredibile spontaneità, e ci presenta due protagonisti semplicemente perfetti. Probabilmente, almeno una volta nella vita, tutti noi siamo stati il Tom Hansen di turno.

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73.  4 MESI, 3 SETTIMANE E 2 GIORNI  (di Cristian Mungiu, Romania 2007)

Due amiche e studentesse universitarie alloggiano insieme in una piccola stanza di un dormitorio, dividono tutto, non possono permettersi di più. Quando una delle due rimane incita, sanno che la gravidanza non può continuare, non possono permettersi di allevare un bambino. L’unica soluzione è l’aborto, ma c’è un problema: siamo negli anni ottanta in Romania, nel pieno del regime comunista di Ceausescu, e l’aborto è illegale. Nonostante la gravidanza molto avanzata (come ricorda il titolo) decidono di ricorrere lo stesso alla pratica, contattando un uomo per operare in clandestinità. La meritatissima Palma d’Oro a Cannes nel 2007 ci ha fatto scoprire un piccolo ma incredibile film, portando all’attenzione del mondo anche il cinema romeno. L’opera di Cristian Mungiu ci fa vivere un contesto nerissimo, politico e sociale, a cui si aggiunge il dramma umano di un aborto costretto dalle condizioni di vita. I lunghi primi piani e i silenzi così assordanti accompagnano lo spettatore in un vortice da cui non si può uscire. La lunga inquadratura del piccolissimo feto ormai privo di vita è agghiacciante ma densa di significati, forse l’immagine più forte degli ultimi anni, e ci ricorda che straordinario strumento può essere il cinema.

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72.  BATTLE ROYALE  (di Kinji Fukasaku, Giappone 2000)

In un futuro prossimo ma imprecisato, in un paese asiatico mai definito, la violenza giovanile è esplosa a ritmi incontrollati. L’unico modo per fermarla è molto semplice nella sua pazzia: fare in modo che i giovani si uccidano tra loro, buttando intere classi scolastiche in un’isola sperduta, costringendo gli alunni ad un gioco mortale in cui uno solo vincerà, colui che riuscirà dopo tre giorni a rimanere vivo. E se ci sono più vincitori, tutti vengono uccisi. Leggendo la trama, si intuisce facilmente l’audacia di un film del genere, fuori da ogni logica e regola. Una storia semplicemente agghiacciante, in cui ogni normalissimo contrasto quotidiano tra ragazze viene risolto con la morte, e timidi secchioni si trasformano in spietati, ma fatalmente goffi, killer letali. E’ un film scandalo non per la violenza, non per il tema trattato, non perchè vediamo ragazzini uccidersi come nulla fosse, ma perchè sprigiona le paure della società moderna in cui l’omicidio è all’ordine del giorno, e tocca gli istinti primordiali di ognuno di noi.

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71.  PARLA CON LEI  (di Pedro Almodovar, Spagna 2002)

Marco e Benigno sono due amici che hanno una tragica cosa in comune: le donne della loro vita sono entrambe in coma. Benigno è un infermiere e insegna all’amico a parlare alla sua amata, pur in quella condizione, raccontandole tutto, pensieri, il lavoro, vita quotidiana, episodi irrilevanti. Quando una delle due donne, nonostante la sua condizione, rimarrà incinta incredibilmente, l’unico indiziato è l’infermiere Benigno, e la storia prenderò sviluppi drammatici. In un film di Pedro Almodovar non si va mai per il sottile, i sentimenti umani vengono sviscerati e trattati in tutta la loro complessità e potenza, anche se la storia è imprevedibile e a tratti sconcertante. Dopotutto, grazie ad una talento inarrivabile, quello che in altri film sarebbe osceno, in Almodovar è pura e tragica umanità. La parte migliore del film è sicuramente il piccolo inserto muto e in bianco e nero, girato e realizzato in maniera eccezionale, richiamando magicamente il surrealismo del primo Bunuel: un momento che ci ricorda come Almodovar sia un immenso cineasta a tutto tondo.

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Qui si chiude la terza parte di questa lunghissima scalata per scoprire i migliori film del decennio appena trascorso. La prossima settimana vedremo le posizioni dal numero 70 al numero 61.

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