I 100 Miglior Film del Decennio 2000-2009 (Sesta Parte)

Top 100 winner

di Emanuele D’Aniello

Con un pizzico di follia abbiamo iniziato una incredibile cavalcata per scoprire i 100 miglior film del decennio appena passato, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate negli ultimi dieci anni, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche, ma prima c’è il doveroso promemoria:

Posizioni 100-91

posizioni 90-81

posizioni 80-71

posizioni 70-61

posizioni 60-51

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50.  RATATOUILLE  (di Brad Bird, USA 2007)

Solo la Pixar poteva rendere non solo sopportabile ma addirittura magica la vista di una cucina invasa da centinaia di topi. La storia di un piccolo topo dai gusti raffinati, a differenza dei suoi fratelli, che sogna di diventare uno chef e finisce per cucinare insieme agli umani potrebbe sembrare assurda, ma quando si finisce la visione del film con un sorriso stampato sul volto dopo essersi asciugati le lacrime tutto va più che bene. Una storia incredibilmente ricca di divertimento, vitalità e tanti sottotemi interessanti (le difficoltà di realizzare i propri sogni, la mercificazione della qualità, la perdita dell’innocenza dell’infanzia) curata con realismo, colpi di scena e una incredibile caratterizzazione dei personaggi. La sceneggiatura magnifica si sposa ad una veste grafica altisonante, le visuale di Parigi e la creazioni dei piccoli topi rappresentano un livello che solo la Pixar stessa in futuro potrà ancora eguagliare.

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49.  BASTARDI SENZA GLORIA  (di Quentin Tarantino, USA 2009)

Prendete il cinema verboso, esplosivo e particolarissimo di Quentin Tarantino, i suoi personaggi e le sue storie, e portate il tutto nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale: quello che si ottiene è uno dei film più avvincenti e cool degli ultimi anni, un frullato di citazioni e audace rivisitazione storica. È il mondo nazista visto attraverso gli occhi di Tarantino, un universo parallelo dove tutto può succedere, una reinterpretazione totale che pochi autori possono permettersi. E’ anche una storia di vendetta, che attraverso una rivincita personale diventa rivincita di un intero popolo: gli ebrei massacrano i nazisti, solo al cinema possiamo vedere assistere ad una cosa simile. La scrittura e l’amore per creare personaggi unici, eccentrici, donne forti, è la vera carta vincente di Tarantino. Con lui non ci si annoia mai.

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48.  LA CADUTA  (di Oliver Hirschbiegel, Germania 2004)

Per la Germania nulla è più difficile quanto affrontare i fantasmi di un passato ancora recente e così terribile, e solo un’arte come il cinema può aiutare ad esorcizzare simili momenti. Il racconto degli ultimi giorni di Adolf Hitler e della sua corte imperiale, rinchiusi in un bunker mentre fuori gli Alleati premevano con bombardamenti quotidiani, è qui narrato con crudo realismo e fedeltà storica. Sulla drammaticità dei momenti si erge ovviamente la figura di Hitler, forse uno dei personaggi storici più complicati da interpretare, poichè bisogna sempre stare a attenti a non cadere nella retorica di dipingerlo come un folle mostro, e al tempo stesso non si deve mai renderlo troppo simpatetico o toccante. Bruno Ganz trova questo equilibrio nella performance della carriera, una prova d’attore mastodontica tra urla, gesti, piccolo dettagli fisici, momenti di esaltazione e sconforto. Ne esce fuori un uomo arrogante e sopraffatto dalla sua stessa sete di potere, ossessionato e incapace di realizzare i suoi continui errori, ma soprattutto ne esce fuori un uomo, e per questo mai giustificabile. Inoltre vediamo le debolezze e le paure dei suoi cortigiani, troppo spesso messi in disparte dalla storiografia cinematografica. Un film tedesco che parla di simili argomenti con tale sincerità va sicuramente elogiato.

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47.  A HISTORY OF VIOLENCE  (di David Cronenberg, USA 2005)

Tu puoi lasciare il passato alle spalle, il problema è che il passato non lascia mai te. Tratto da una graphic novel, il regista David Cronenberg riesce una delle opere più moralmente complesse esistente, tale da poterci scrivere un trattato psicologico. Le scelte che si fanno in vita, ci ricorda il film, sono sempre decisive, e soprattutto non si può mai tornare indietro, anche a costo di stravolgere completamente gli equilibri non solo personali, ma anche delle persone care. E’ una visione strema, ma inquadrata magistralmente all’interno di un percorso darwiniano: il più forte vince sul più debole, è la legge della sopravvivenza, ma nel mondo reale a differenza della giungla per ogni azione c’è una conseguenza. i peccati, soprattutto quando meno te lo aspetti, si pagano. Cronenberg solo in parte abbandona i vecchi film ricchi di immagini estremi e introspezioni disturbanti, spesso ai confini con l’horror, per diventare un autore completo. E’ il film della sua maturità, una delle opere più difficili degli ultimi anni.

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46.  GOMORRA  (di Matteo Garrone, Italia 2008)

Se il famoso libro inchiesta di Robert Saviano è stato un caso non solo in Italia, lo stesso possiamo dire positivamente del film di Matteo Garrone, una cruda e dolorosa rappresentazione del sotto bosco criminale napoletano. Garrone saggiamente non crea un banale gangster movie, ma una storia in cui al centro di tutto c’è l’aspetto umano e amorale delle vicende e dei personaggi: i pochissimi che salvano e rifiutano il contesto criminale, sono dipinti quasi come fuori dalla realtà. Il film funziona anche per il suo scottante realismo, essendo ambientato nei veri luoghi del libro e servendosi del dialetto napoletano, una scelta che non ha creato problemi vedendo gli oltre 10 milioni incassati al botteghino. Se il film supera il libro è perchè, forse, alcune cose cose fa più male vederle invece che leggerle. Garrone ha interpretato con spietatezza e intelligenza il malessere di una grande parte del nostro paese.

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45.  I FIGLI DEGLI UOMINI  (di Alfonso Cuaron, Gran Bretagna 2006)

In che condizione può trovarsi il mondo quando l’umanità non è più in grado di procreare e non ci sono più bambini? L’unica missione che un uomo sensato può avere è quella di mettere in salvo da un ambiente apocalittico l’unica donna al mondo che può partorire. Raramente un racconto distopico è stato portato al cinema con così tanta cura ed efficacia, e solo la regia dark e visionaria di Alfonso Cuaron poteva riuscirsi. Troviamo davanti ai nostri occhi una Londra, e di riflesso un intero pianeta, distrutto, grigio, oppresso e oppressivo nella propria decadenza, in cui la speranza è solo un vago ricordo. La forza di una storia potentissima si sposa perfettamente con una regia che riesce ad ergersi a protagonista del film, come testimonia il favoloso e lunghissimo piano sequenza nel pre-finale, un vorticoso virtuosismo che letteralmente ipnotizza lo spettatore.

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44.  DISTRICT 9  (di Neill Blomkamp, Sudafrica 2009)

La rivelazione del 2009, capace anche di superare come considerazione Avatar vedendo le differenti aspettative da cui i due film sono partiti. Questo piccolo prodotto a basso budget dell’esordiente regista sudafricano Neill Blomkamp, avvalendosi della stratosferica interpretazione di Sharlto Copley, racconta la vita di un insediamento alieno a Johannesburg in cui gli extra-terrestri sono reclusi e trattati come immigrati clandestini. È un film che rivoluziona l’intero genere sci-fi (è più un film sulla schiavitù che non di fantascienza) portandolo a livelli di realismo mai raggiunti prima e donandogli una forte connotazione socio-politica grazie anche all’ambientazione sudafricana e il tema scottante dell’Apartheid utilizzato sugli alieni. Un piccolo grande gioiello, manifesto del nuovo modo di intendere e realizzare la fantascienza.

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43.  A SINGLE MAN  (di Tom Ford, Gran Bretagna 2009)

Di artisti in altri campi che decidono di passare al cinema ne abbiamo visti tanti, ma mai avremo potuto immaginare che uno stilista, l’americano Tom Ford, potesse esordire alla regia in modo così dirompente. Certo, data la sua formazione il film è molto curato formalmente, a tratti troppo: musica, fotografia, abiti, scenografie e inquadrature sono praticamente confezionate ad arte. Ma la sostanza riesce ad avere la meglio, grazie ad una storia di dolore universale e alla fenomenale performance di Colin Firth. L’attore inglese porta di dentro di se un malessere insopportabile, una tristezza che trasuda in ogni sua espressione, e di riflesso conferisce potenza ad un film fatto di sentimenti mancati e rimpianti sempre presenti. E’ la storia di un uomo solo che decide di fare tabula rasa di persone e affetti intorno a se, per poi ricredersi, fino al più struggente dei finali possibili.

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42.  NIENTE DA NASCONDERE  (di Michael Haneke, Francia/Austria 2005)

Col suo stile raggelante, distaccato, asettico, assolutamente non fatto per gli impazienti, Haneke realizza una fantastica opera sul senso di colpa. Col solito uso sostenuto della camera fissa, il film racconta le vicende di un uomo che viene spiato da una una misteriosa figura e riceve a casa registrazioni che lo riprendono con la sua famiglia: pur non avendo fatto nulla di male, e non svelando quelle riprese nulla di anormale, il protagonista inizia a scavare dentro i proprio incubi interiori. Haneke saggiamente non si ferma alla storia personale, ma svela il grande disagio di una nazione (la Francia) verso il proprio passato non dimenticato ma sepolto (i crimini in Algeria).

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41.  UP  (di Pete Docter, USA 2009)

Una casa vola nel cielo grazie ad una immensa quantità di palloncini e segna l’inizio della fantastica avventura di Carl, un vecchio scorbutico ma in realtà dal cuore tenero, e di Russel, un paffuto bambino ossessionato dalla sua attività di boyscout, e di un buffo cane parlante. La Pixar sorprende tutti, si rinnova nuovamente e vince l’ennesima scommessa puntando tutto su una storia molto adulta con protagonista un ottantenne. Le paure degli inserzionisti sono state smentite, nonostante la presenza di un personaggio atipico per i bambini il film è stato uno dei maggior incassi al botteghino per la Pixar, l’uso per la prima volta del 3D non ha oscurato lo sviluppo della sceneggiatura, anzi, questa è il vero centro del film. Up è un’avventura brillante ed esaltante per grandi e piccoli ma al tempo stesso uno delle storie più commoventi degli ultimi anni, curata sotto ogni aspetto e accompagnata dalla indimenticabile colonna sonora di Michael Giacchino.

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Qui si chiude la sesta parte di questa lunghissima scalata per scoprire i migliori film del decennio appena trascorso. La prossima settimana vedremo le posizioni dal numero 40 al numero 31.

4 pensieri su “I 100 Miglior Film del Decennio 2000-2009 (Sesta Parte)

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