I 100 Miglior Film del Decennio 2000-2009 (Seconda Parte)

Top 100 winner

di Emanuele D’Aniello

La scorsa settimana abbiamo iniziato una folle cavalcata per scoprire i 100 miglior film del decennio appena passato, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate negli ultimi dieci anni, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche

Posizioni 100-91

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90.  BLACK HAWK DOWN  (di Ridley Scott, USA 2001)

Il film è tratto da un episodio purtroppo realmente accaduto, il motivo per cui gli Stati Uniti hanno dimenticato tanto in fretta, coperti di vergogna, la spedizione in Somalia nei primi anni novanta. Più di due ore in cui pare di essere in un videogioco, non si respira mai, non si prende fiato, e alla fine si ha il mal di testa. Tanti, tantissimi rumori e spari. Ridley Scott gira il film di guerra più realistico mai realizzato, al confronto tutte le altre battaglie viste al cinema scompaiono. La storia segue una ventina di personaggi, ma in questo marasma i volti si confondono e le identità si perdono, ricordando come nulla sia spersonalizzante quanto la guerra. Una delle operazioni di regia più complesse degli ultimi decenni, e il nostro Pietro Scalia si è superato curando il montaggio più estremo mai visto.

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89.  ALLA RICERCA DI NEMO  (di Andrew Stanton, USA 2003)

La storia del piccolo pesce pagliaccio Nemo che si perde nell’oceano e la ricerca da parte del padre Marlin è il film che ha fatto svoltare la Pixar dal punto di vista commerciale, perché prima di Toy Story 3 è stato il più alto incasso della casa con 860 milioni guadagnati in tutto il mondo, e soprattutto dal punto di vista tematico, facendo capire quanto i propri sceneggiatori tenessero alla creazione della storia connettendola al livello emotivo di tutte le persone. È un spassoso road movie acquatico, a tratti epico per l’incredibile viaggio di Marlin, sempre divertente per i personaggi proposti, e come detto incredibilmente emozionale (chi non si scioglie di fronte alla vista del piccolo Nemo con una pinna atrofizzata ha un cuore di pietra) per il modo in cui descrive il rapporto padre-figlio e per come caratterizza i personaggi, toccando le corde dei sentimenti di adulti e bambini, per motivi diversi ma fondamentalmente uguali.

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88.  THE PRESTIGE  (di Christopher Nolan, USA/Gran Bretagna 2006)

Nell’Inghilterra vittoriana due giovani maghi sono legati dal loro passato di apprendisti, durante il quale si verificò un incidente mortale. Il desiderio di vendetta di uno dei due e la fortissima rivalità artistica si trasformano sempre di più in ossessione. Premessa, svolta, prestigio: le tre fasi di cui si compone l’illusione corrispondono anche ai tre atti in cui è strutturato il film. Un’opera costruita essa stessa come un trucco di magia, in cui bisogna osservare sempre attentamente quello che succede, scena dopo scena. Se l’intreccio della storia è magistrale, lo stesso va detto della realizzazione scenica, la regia di Nolan e il modo con cui sa rendere le scenografie e la meravigliosa fotografia autentici protagonisti del film. Il twist finale è solo l’ennesimo trucco di una pellicola avvincente e affascinante. In una sola parola: Abracadabra.

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87.  DOGTOOTH  (di Giorgos Lanthimos, Grecia 2009)

Avete letto bene, c’è anche un film greco in classifica, probabilmente la scelta più bizzarra e coraggiosa mai fatta dalla giuria degli Oscar in tutta la sua storia, scegliendo di candidarlo come Miglior Film Straniero due anni fa. L’opera di Giorgios Lanthimos è una delle cose più particolari mai viste al cinema: per tutta la loro vita, tre ragazzi sono stati reclusi a casa dai genitori, per evitare ogni contatto con i pericoli del mondo esterno e la corruzione morale della società moderna. Loro credono che il loro mondo sia la loro casa, e i genitori gli hanno insegnato un vocabolario preciso: ad esempio, per loro il mare è una sedia. Ovviamente, al primo contatto col vero mondo, la situazione precipita. Tutti gli aggettivi più curiosi che vi vengono in mente non bastano per descrivere un film che racchiude in ogni elemento, la regia, la scrittura, la recitazione, l’utilizzo dei tempi, i tanti silenzi, la follia di un Lynch, il surrealismo di un Bunuel, e la violenza psicologia di un Haneke. Direttamente dalla Grecia questo film, non tutti per tutti i gusti, rappresenta la nuova voce innovativa e originale del cinema d’autore europeo.

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86.  HUNGER  (di Steve McQueen, Gran Bretagna 2008)

Non fatevi ingannare, il regista Steve McQueen non ha nemmeno una lontana parentela con il celebre divo americano degli anni sessanta. Questo regista è un giovane artista visivo inglese, fotografo e scultore che ha deciso di esordire al cinema portando tutta la sua incredibile creatività, e qui firma uno dei migliori debutti nella storia del cinema. Hunger è la storia dello sciopero della fame del 1981 deciso dai membri dell’Ira carcerati nelle prigioni inglesi, sciopero guidato dall’attivista Bobby Sands, che morirà in carcere dopo sei settimane senza cibo. Hunger come detto è un grandissimo film, ma difficilissimo da guardare, perchè McQueen non lascia nulla all’immaginazione, e anzi il suo stile amplifica i i momenti più rivoltanti (come la terribile protesta dello sporco che vediamo nella prima parte del film) tra lunghi silenzi e inquadrature precise. Il film è diventato famoso anche per due motivi: il primo, è l’interpretazione clamorosa di Michael Fassbender, qui al primo ruolo celebre della sua carriera che ora sta prendendo il volo, dimagrito in maniera impressionante per raccontare gli ultimi giorni di vita del suo personaggio; il secondo motivo è un’inquadratura di 17 minuti senza stacchi, il dialogo che vedete nella foto. Hunger non è mai stato distribuito in Italia, il fatto che da noi sia ancora inedito è roba da strapparsi i capelli.

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85.  IL SOLE  (di Alexandr Sokurov, Russa/Giappone 2005)

Capitolo conclusivo della trilogia sul potere di Sokurov (i primi due film erano dedicati rispettivamente alle figure di Hitler e Lenin), la storia è incentrata sull’imperatore giapponese Hirohito dopo la seconda guerra mondiale, quando lui e la nazione sono prigionieri dell’occupazione americana. Con pochi movimenti di camera, pochissime parole, e gesti enormemente significativi, Sokurov riesce ad esplorare perfettamente la lunga tradizione imperiale giapponese e lo schock di una nazione intera dopo la sconfitta della guerra.

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84.  LA PROMESSA DELL’ASSASSINO  (di David Cronenberg, Canada 2007)

David Cronenberg è sempre stato uno degli registi ai margini del grande cinema, in grado di realizzare opere a tinte molto forti, bizzarre e particolari in tutti sensi, ma nella seconda parte dello scorso decennio con film stilisticamente e narrativamente più classiche rientra nel novero dei grandi autori contemporanei. Sono pellicole meno estreme, ma sempre più potenti, portatrici di messaggi e tematiche morali fortissime. In una di queste Viggo Mortensen, ormai attore feticcio del regista canadese, dona anima e soprattutto corpo a questo inatteso noir, fornendo la prova più clamorosa della sua carriera, e rimarrà per sempre impresso nella storia grazie alla scena cult in cui lotta dentro una sauna, completamente nudo. Al centro del film c’è il dilemma della scelta, una scelta che devono compiere tutti personaggi, una scelta che divora moralmente tutte le azioni che vediamo. Coniugando al meglio film d’autore e film di genere, Cronenberg fa capire a tutti perchè ormai non è più quel reietto fuori dagli schemi di inizio carriera.

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83.  IN BRUGES  (di Martin McDonagh, Gran Bretagna 2008)

Due killer professionisti, dopo un colpo andato a male, vengono spediti nella cittadina belga Bruges dal loro capo per far calare i sospetti su di loro, in attesa di nuovi ordini. Grazie ad una scrittura brillante e a due protagonisti ai vertici della loro bravura, la malinconia e il tormento del killer non è mai stato così potente al cinema. Pur essendo una purissima black comedy, una delle migliori del genere, il film ha una sua forza interiore dovuta proprio all’ambientazione: finalmente una città europea non è usata come semplice cartolina, ma qui Bruges con la sua arte appassita, i suoi viali stretti e le sue strade antiche diventano una prigione in cui poter elaborare e scavare nel senso di colpa del protagonista, un Colin Farrell alla sua miglior prova d’attore. Sicuramente una delle sorprese più belle degli ultimi anni.

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82.  SYRIANA  (di Stephen Gaghan, USA 2005)

Di opere politiche, e ancora più di thriller politici, ne abbiamo visti a tonnellate. Ma Syriana è completamente diverso, collocandosi in un momento geopolitico unico e delicatissimo, raccontando la sua storia senza costruire tesi precostituite o con l’intenzione di condannare qualcuno. La realtà è molto peggio di quella che possa sembrare, perchè con tutti gli sforzi che i governi del mondo possono mettere sul campo, tutto è impantanato in una sottilissima rete di legami economici e politici più forti dei singoli stati.Syriana non lotta contro il sistema, come molti film di impegno civile e politico hanno fatto nel corso degli anni, Syriana mostra il sistema, che può essere sconfitto solo con la follia uana e il radicalismo. E questa è possibilmente la più grande sconfitta tra tutti, oltre che la durissima realtà del mondo in cui viviamo.

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81.  CLOSER  (di Mike Nichols, USA 2004)

Mike Nichols ha sempre lavorato benissimo trasportando al cinema opere teatrali di successo, e qui non fa eccezione. Ambientata a Londra, la storia è quella di quattro persone, due uomini e due donne, che si incontrato e scontrano generando una serie di reazioni a catena tra sentimenti, gelosie, amore, odio, sesso, e soprattutto l’impossibilità di costruire un legame eterno . E’ forse il film che parla di sentimenti nella maniera più cinica e anti-romantica possibile, con visceralità e totale onestà ma al tempo stesso con cinismo e freddezza, davanti al quale si rimane scossi e turbati dopo la visione. Se Julia Roberts e Jude Law sono forse fin troppo algidi, Clive Owen e Natalie Portman (coinvolti insieme in una delle scene più sexy degli ultimi anni) sono potenza pura, struggenti nella loro intensissima prova.

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Qui si chiude la seconda parte di questa lunghissima scalata per scoprire i migliori film del decennio appena trascorso. La prossima settimana vedremo le posizioni dal numero 80 al numero 71.

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