I 100 Miglior Film del Decennio 2000-2009 (Quinta Parte)

Top 100 winner

di Emanuele D’Aniello

Arriviamo finalmente a metà classifica. Con un pizzico di follia abbiamo iniziato una incredibile cavalcata per scoprire i 100 miglior film del decennio appena passato, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate negli ultimi dieci anni, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche, ma prima c’è il doveroso promemoria:

Posizioni 100-91

posizioni 90-81

posizioni 80-71

posizioni 70-61

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60.  MYSTIC RIVER  (di Clint Eastwood, USA 2003)

Il film che ha inaugurato un grande decennio per il Clint Eastwood regista, sicuramente il suo migliore, inizia con questa struggente film che lo colloca definitivamente tra gli immortali del cinema. Un thriller atipico, che lascia da parte ogni tensione o ribaltamento di fronte: si capisce fin dall’inizio come andrà a finire, perchè è inevitabile, tristemente ineluttabile, e così si concentra l’indagine sugli stati d’animo dei protagonisti e sui drammi interiori di ognuno. E’ soprattutto un grande film di attori in cui tutti hanno modo di mostrare il proprio talento, ad iniziare dall’intensissima prova di Sean Penn, dilaniato dentro e fuori. Le azioni e le scelte di una vita spesso sono figlie di episodi vissuti nell’infanzia, e questo il film ce lo ricorda nel modo più brutale possibile.

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59.  JUNO  (di Jason Reitman, USA 2007)

Il miglior esempio del nuovo volto del cinema indipendente americano, questa commedia ci regala momenti esilaranti e riflessivi, personaggi fantastici e soprattutto un modo leggere ed enormemente sincero nel trattare temi fondamentali e universali, come la gravidanza. Diablo Cody passa dall’essere stripper a blogger, poi sceneggiatrice fino a premio Oscar, è lei la penna e la mente dietro la costruzione di un personaggio magnetico come la giovane Juno, di dialoghi frizzanti e incredibilmente aderenti al vero linguaggio dei giovani d’oggi, di un intreccio che non dimentica mai di far parlare il cuore prima di tutto. Con la straordinaria interpretazione di Ellen Page e la regia del promettente Jason Reitman, ormai non più figlio d’arte ma autore a tutto tondo, Juno è una storia in grado di lasciare il segno in tutti gli spettatori.

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58.  LITTLE MISS SUNSHINE  (di Jonathan Dayton e Valerie Faris, USA 2006)

Di famiglie bizzarre e disfunzionali ne abbiamo viste a decine, tra cinema e televisione, ma trovarne una che sa crescere tutta insieme per la durata di un film e far empatizzare chiunque è merce davvero rara. Un road movie in cui sei personaggi si confrontano e si scontrano, fino a capire che i sentimenti e l’unione è sempre al primo posto. Un film genuino, spontaneo, realizzato e interpretato col cuore, non si sforza mai di essere “cool” a tutti i costi. Inoltre, riesce anche a sviscerare l’ipocrisia e la superficialità dietro a certi concorsi di bellezza e dietro una certa realtà americana, in cui l’apparire è più importante dell’essere.

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57.  PERSEPOLIS  (di Marjane Satrapi, Francia 2007)

Marjane Satrapi, emigrata iraniana in Francia, ha scritto una graphic novel autobiografica sulla sua drammatica esperienza in patria, e poi ne ha tratto questo splendido film d’animazione in bianco e nero. Persepolis ha l’immenso merito di far percepire al pubblico le difficoltà incontrata dall’autrice durante l’infanzia e l’adolescenza, i dolorosi motivi che l’hanno spinta a lasciare il proprio paese, e il tormento nel vedere che l’Iran di oggi, anche se la popolazione giovane è ormai la stragrande maggioranza, non riesce ancora a liberarsi dai fantasmi di un passato e un presente nebuloso. un film sicuramente non per bambini piccoli, per la delicatezza dei temi trattati, ma è che bene conoscere e far conoscere nel modo più universale possibile.

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56.  IL LADRO DI ORCHIDEE  (di Spike Jonze, USA 2002)

Una delle più grandi opere metatestuali e metacinematografiche poteva nascere solo dalle mente di Charlie Kaufman, o meglio, dobbiamo ringraziare paradossalmente proprio le crisi che ogni tanto la sua creatività può avere. Charlie Kaufman infatti affrontò il classico blocco dello scrittore trovando difficoltà ad adattare per il cinema il romanzo Il Ladro di Orchidee. Quale è la sua brillante soluzione? Scrivere un film, in cui il protagonista è lui stesso, che ha difficoltà ad adattare il romanzo Il Ladro di Orchidee, intrecciando la storia con i personaggi esistente del libro. E come se non bastasse, introdurre anche nel copione un suo immaginario fratello gemello. Semplicemente geniale. L’esperimento riesce grazie anche alla regia altrettanto visionaria dell’amico Spike Jonze, e alla doppia interpretazione di un Nicholas Cage trasformato fisicamente ed eccezionale nel rappresentare sullo schermo la crisi personale e professionale di un uomo.

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55.  MATCH POINT  (di Woody Allen, Gran Bretagna/USA 2005)

Dopo un colpo, quando è in bilico sulla rete, la pallina da tennis può cadere ugualmente da una parte o dall’altra. Così, per Woody Allen, è la vita: cieco e indistinto caso, in cui basta un piccolissimo dettaglio in un senso o nell’altro per cambiare completamente la vita delle persone. Rielaborando un concetto già espresso magistralmente quindici anni prima in Crimini e Misfatti, l’autore newyorkese aggiunge un elemento essenziale: la fortuna, che ribalta totalmente la visione della sua cupa teoria esistenziale. Per molti Woody Allen era un regista sul viale del tramonto, ma spostandosi a Londra, e decidendo di girare un thriller dall’impianto filosofico, inizia una nuova vita artistica trovando il consenso unanime di critica e pubblico. Chissà, magari decisivo è stato anche l’incontro artistico con Scarlett Johansson, così perfettamente sensuale e tentatrice nel film, a cui Allen regala una delle entrate in scena più sexy nella storia del cinema.

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54.  MOON  (di Duncan Jones, Gran Bretagna 2009)

Debutti cinematografici strabilianti non sono così frequenti, per questo quando Duncan Jones ha esordito col suo piccolo film indipendente di fantascienza tutti sono rimasti a bocca aperta. Da quel momento, Duncan Jones ha smesso di essere solo il figlio di David Bowie, ed è diventato uno dei cineasti emergenti più interessanti del momento. La grandezza del film, che sfrutta in maniera più che intelligente una valanga di citazioni e rimandi ai capolavori del genere del passato, è quella di approcciare la fantascienza in maniera filosofica, realizzando un autentico trattato esistenziale. Non ci sono alieni, asteroidi, navi spaziali, raggi laser o guerre intergalattiche, lo spazio torna ad essere quell’ ambiente infinito e misterioso in cui l’uomo può confrontarsi con la propria solitudine. Il protagonista (un sensazionale Sam Rockwell, che in due ruoli può interpretare diverse sfumature di un solo personaggio) è circondato da tecnologia ai massimi livelli, in un mondo futuristico iper-sviluppato, ma si ritrova inevitabilmente solo con se stesso, perde la propria identità e si ritrova ad affrontare faccia a faccia la caducità della vita. Anche così si realizzano i grandi film: un solo attore, una sola scenografia, una grande storia, domande universali e la voglia di abbracciare IL mistero.

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53.  COLLATERAL  (di Michael Mann, USA 2004)

La notte a Los Angeles non sarà mai tanto bella come quella vista e vissuta attraverso gli occhi di Michael Mann. Un film che in realtà è un saggio su come un grande autore possa trasformare un action puro in una autentica opera d’arte. La città è la vera protagonista, simbolo della metropoli urbana moderna in cui tutto può accadere. La notte è co-protagonista della storia, in grado di creare un’atmosfera rarefatta che imprigiona i personaggi. Tutto ripreso da una magnifica fotografia in digitale e costruito con un montaggio serrato. Tom Cruise, esaltante nelle vesti di cattivo, e Jamie Foxx si sfidano in un vero e proprio duello di bravura, alternando dialoghi tarantiniani a riflessioni più elevate. Ipnotico, magnetico, estasiante, e naturalmente la visione è consigliata rigorosamente di notte.

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52.  UNITED 93  (di Paul Greengrass, USA 2006)

Spesso, quando si citano i drammatici attentati dell’11 settembre 2001, si dimentica o si pone meno enfasi sul volto 93 della United Airlines che si schiantò a Shanksville, in Pennsylavania, per una ribellione dei passeggeri contro i dirottatori terroristi. In realtà si dovrebbe citare di più, perchè quelle persone sono morte da eroi. Grazie alle telefonate di quei terribili momenti e all’aiuto dei parenti delle vittime, il regista Paul Greengrass, col suo stile realistico, la sua macchina a mano e il suo montaggio frenetico, ha ricostruito quei momenti in modo incredibile. Con un ritmo incandescente e la tensione incalzante, il film ha l’enorme merito di  non mitizzare l’accaduto, spogliandolo di ogni retorica e enfasi: non c’è struggente accompagnamento musicale, non c’è un inutile uso della slow motion, non ci sono momento volutamente strappalacrime, solo crudo e feroce realismo, tanto che sembra di assistere ad un documentario. Soprattutto, non si segue nessun passeggero in particolare, non ci appassioniamo individualmente a fantomatiche storie dei protagonisti: i passeggeri sono un corpo unico, e meritano di essere ricordati insieme per l’atto di coraggio e l’estremo sacrificio. Greengrass gli rende, cinematograficamente parlando, vera giustizia.

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51.  THE BOURNE ULTIMATUM  (di Paul Greengrass, USA 2007)

La trilogia di Jason Bourne, passando alle pagine di Robert Ludlum al cinema, ha completamente riscritto le regole del genere action e rivoluzionato i film di spionaggio, soprattutto con gli ultimi due capitoli girati dall’inglese Paul Greengrass, e Bourne Ultimatum ne è l’apice assoluto. Greengrass porta un ritmo e uno stile tutto nuovo, frenetico grazie al costante uso della macchina a mano e di un montaggio ricco di tagli continui, girato costantemente col piede sull’acceleratore senza far mai prendere fiato allo spettatore. Matt Damon riesce a coniugare un’impressionante recitazione fisica e un’abilità a modulare i sentimenti, col personaggio che scopre pian piano sempre di più il proprio passato. Se questa saga recentissima è riuscita addirittura ad influenzare i film di James Bond (lo abbiamo visto in Quantum of Solace) cioè il capostipite del genere, vuol dire il segno lasciato nella storia del cinema è più forte di quanto si possa pensare.

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Qui si chiude la quinta parte di questa lunghissima scalata per scoprire i migliori film del decennio appena trascorso, siamo arrivati a metà. La prossima settimana vedremo le posizioni dal numero 50 al numero 41.

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