I 100 Miglior Film del Decennio 2000-2009 (Nona Parte)

Top 100 winner

di Emanuele D’Aniello

Penultimo appuntamento con questa incredibile cavalcata per scoprire i 100 miglior film del decennio appena passato, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate negli ultimi dieci anni, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche, ma prima c’è il doveroso promemoria:

Posizioni 100-91

posizioni 90-81

posizioni 80-71

posizioni 70-61

posizioni 60-51

posizioni 50-41

posizioni 40-31

posizioni 30-21

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20.  LASCIAMI ENTRARE  (di Tomas Alfredson, Svezia 2008)

Storie di vampiri nella letteratura e al cinema sono state mostrate in tutti i modi. Probabilmente mai prima d’ora con così tanta purezza e malinconia come nel film svedese di Tomas Alfredson, un caso internazionale tanto grande da esigere un recente remake (di buona qualità) americano. Più che una storia di vampiri però, è una storia di un’amicizia romantica tra due ragazzi simili ma diversi: lui, isolato dalla famiglia, continuamente preso di mira dai compagni a scuola; lei, costretta a vivere per l’eternità in un corpo da bambina, alienata da tutto e da tutti. Nel bel mezzo dei paesaggi gelidi della Svezia, dove regna solo neve e ghiaccio, silenzio e un candido nulla, Oskar ed Eli si fanno forza a vicenda. Non c’è spazio per l’horror più semplice (nonostante i momenti sanguinolenti non manchino), non c’è spazio per la tensione gratuito o il colpo di scena macchinoso, ma solo per ingenuità, tenerezza e un bellissimo rapporto umano.

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19.  SIDEWAYS  (di Alexander Payne, USA 2004)

Alexander Payne è indubbiamente il miglior autore al mondo di dramedy, quel particolare genere in cui mescolano e si bilanciano perfettemante dramma a commedia, riflessione a ironia, battute a commozione. Soprattutto, spesso tramite i road movie, nessuno come lui sa disegnare personaggi incredibilmente umani, pieni di debolezze, in cui la storia è completamente al loro servizio. Sideways è il culmine di tutto ciò, il suo capolavoro, un grande inno all’amicizia e al godimento della vita per i suoi momenti negativi e positivi, da assaporare, magari con la pazienza di farla decantare, come un buon vino. Il viaggio di Miles e Jack attraverso i vigneti della California racchiude in se una infinità di sentimenti e significati, espressi da una sceneggiatura semplicemente perfetta e da interpretazioni altisonanti: Paul Giamatti giganteggia nella parte di Miles, le sue battute, i suoi tic, le sue espressioni, i suoi tormenti, i suoi scatti d’ira e tenerezza scandiscono il ritmo del film. Alla fine del viaggio nessuno cresce, nessuno evolve, ma tutti hanno imparato qualcosa, tutti hanno un gusto nuovo. Magico.

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18.  IL NASTRO BIANCO  (di Michael Haneke, Austria/Germania 2009)

Ammantando il film con una delle fotografie in bianco e nero più eleganti e riuscite degli ultimi anni, l’opera di Michael Haneke conferma il talento e la poetica del regista: nessuno come lui sa essere così sconvolgente e agghiacciante psicologicamente. La violenza è quasi sempre centrale nei suoi lavori, ma qui, scegliendo di non mostrarla mai, tenendola sempre fuori scena, riesce sempre a lasciare con un brivido gli spettatori. Il film, meritatissima Palma d’Oro al Festival di Cannes, è ambientato in un villaggio tedesco alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, una tranquilla comunità in cui iniziano a verificarsi misteriosi atti di violenza. Haneke costruisce un intero film sull’attesa, in modo che la verità, quando è scoperta, diventi ancora più raggelante. Soprattutto assistiamo a quella che forse è la migliore indagine sociologica mai vista al cinema sull’affermazione del Nazismo in Germania, un’indagine in cui le relazioni interpersonali e i metodi autoritari portano già in nuce quando accadrà negli anni seguenti.

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17.  MULHOLLAND DRIVE  (di David Lynch, USA 2001)

Siamo in presenza di un film di David Lynch, anzi, forse il film che meglio rappresenta l’universo Lynch, e per questo impossibile da comprendere. Mettersi a narrare i fili di una trama tanto particolare, o tutto quello che di strano accade nella pellicola, è folle quanto concepire e realizzare una tale opera. Dopotutto, voler cercare di razionalizzare un film di Lynch, voler interpretare troppo dettagliatamente, o voler comporlo in maniera cronologica, farebbe perdere tutta la bellezza e il senso di una storia onirica, astratta, che può vivere solo nell’inconscio delle persone ed essere assorbita solo come un flusso di sensazioni. Perchè questo è il film, un’affascinante e destabilizzante pulsione visiva e sensoriale. Poi ovviamente il tutto ha un senso, ma comprenderlo rovinerebbe solo l’esperienza che Lynch ci fornisce.

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16.  LA CITTA’ INCANTATA  (di Hayao Miyazaki, Giappone 2001)

Hayao Miyazaki, il re dell’animazione orientale, è l’unico che idealmente può sedere accanto a Walt Disney, sono forse i maggiori creatori di sogni nella storia del cinema. Il capolavoro del maestro giapponese è una rivisitazione del viaggio di Alice, ma stavolta la nostra Chihiro non precipita in un bizzarro paese delle meraviglie: pur incontrando personaggi stravaganti, misteriosi, situazioni e scenari stupefacenti, il viaggio di Chihiro per tornare a casa dai suoi genitori è una favola che rappresenta la metafora stessa della vita, esaltando i valori, la semplicità, l’umiltà, la bontà d’animo, l’amicizia e l’amore. Miyazaki evita qualsiasi intento moralista o i momenti più smielati, facendo vivere invece un’avventura avvincente ricca di colpi di scena e momenti indimenticabili. La tecnica dell’animazione è portata ai massimi livelli, ma il cuore della storia e l’emozione, ottenuta toccando così tante e diverse corde dell’animo, è sempre al centro di tutto.

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15.  I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN  (di Ang Lee, USA 2005)

Uno dei film cult degli ultimi anni è sicuramente uno dei film più premiati, struggenti e controversi nella storia del cinema. L’epopea western ha sempre categoricamente mantenuto un’aura mitica e tradizionalista fino al midollo, e ci voleva un regista proveniente da Taiwan come Ang Lee per sfatare in nell’ambiente il tabù dell’omosessualità. Jake Gyllenhaal e Heath Ledger sono volto e corpo di una passione travolgente e di un romanticismo esasperato, che sa diventare puro strazio quando il rapporto, per l’imposizione della società a cui loro stessi cedono volontariamente senza combattere, da segreto diventa impossibile per mille motivi. Il film è un meccanismo perfetto in cui tutto si muove e funziona senza sbavature, guidato da una forza a tratti insostenibile. Nel bene e nel male è un film entrato definitivamente nell’immaginario collettivo cinematografico e non solo.

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14.  LO SCAFANDRO E LA FARFALLA  (di Julian Schnabel, Francia 2007)

Raccontare al cinema una storia come quella di Jean Dominique Bauby era impresa più che improba, per tantissimi motivi. L’ex caporedattore della rivista di moda Elle, dopo un malore improvviso, rimase paralizzato, privo della parola e col solo occhio sinistro utilizzabile. Nonostante questo, col solo battito dell’occhio, tramite una complessa, faticosa e lenta lettura dell’alfabeto, riuscì a scrivere un romanzo dettandolo alla sua infermiera. Come rendere al cinema una storia così tremenda e statica, senza cadere oltretutto nel sentimentalismo e nel facile pietismo? Beh, il regista Julian Schnabel ce l’ha fatta, grazie ad uno strepitoso lavoro di scrittura e regia. Ricco di numerosi flashback, quando torniamo al presente il film si svolge solo nella soggettiva del protagonista, sentiamo i suoi dialoghi interiori e vediamo tutto attraverso l’unico occhio funzionante di Bauby. La dettatura attraverso la selezione delle lettere, che potrebbe risultare pesante, diventa invece quasi appassionante, perchè si percepisce la fatica e la voglia del protagonista di farsi sentire e poter ancora parlare al mondo. I momenti commoventi abbondano, ma non si cede mai alla lacrima, Bauby riesce pure a fare autoironia sulla propria condizione. Lo scafandro del corpo lo tiene bloccato, ma la farfalla del pensiero può volare ovunque e immaginare posti e incontri magnifici, che solo il cinema può mostrare. Pura poesia.

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13.  KILL BILL VOL. I & II  (di Quentin Tarantino, USA 2003 & 2004)

Probabilmente i due capitoli che compongono Kill Bill non sono migliori di Pulp Fiction, ma sicuramente ancora di più rispetto a quel capolavoro racchiudono e rappresentano tutto il cinema di Quentin Tarantino, esteticamente e tematicamente. Kill Bill è un autentico mondo parallelo in cui è possibile portare una spada in aereo, un grande gioco in cui Tarantino si diverte e fa divertire i suoi ammiratori, un frullato di citazioni però completamente rielaborate fino a diventare originali, ottenendo l’impronta tarantiniana pura, dai dialoghi, ai personaggi, agli scenari, all’uso della violenza. In poco meno di quattro ore Tarantino condensa di tutto: lo spaghetti western, il cinema orientale di kung-fu, una sequenza animata, una in bianco e nero, la storia di vendetta più avvincente e appassionata mai portata sullo schermo. Kill Bill è un grande inno d’amore per il cinema che si fa cinema.

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12.  LOST IN TRANSLATION  (di Sofia Coppola, USA 2002)

Dopo un esordio di successo, il secondo film è sempre il più difficile, tutti si aspettano una conferma. Sofia Coppola, dimostrando una sensibilità umana e artistica non comune, supera brillantemente la seconda prova firmando il suo miglior film. Scarlett Johansson e Bill Murray sono due americani a Tokyo, persi in un paese che non capiscono, possono comunicare solo tra di loro, dando vita all’amicizia più romantica mai vista sul grande schermo. Il loro è il rapporto platonico per antonomasia, ma emotivamente più forte di tanti altri consumati, più appassionato e passionale di quanto si possa pensare. Le loro figure sono immerse in un’opera di rara complessità che si presta a diverse chiavi di lettura, e rappresenta essenzialmente l’isolamento e la confusione di due generazioni a confronto nelle età più delicate: i ventenni, che non sanno cosa sarà del loro futuro, e i cinquantenni, in piena crisi di mezza età. La sceneggiatura della Coppola, fatta di poche parole e tante immagini significative, perchè spesso parlare è superfluo, e la prova immensa di Bill Murray, ironico e malinconico come mai più in carriera, sono le basi su cui è costruito uno dei film più veri e potenti degli ultimi anni.

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11.  LA 25° ORA  (di Spike Lee, USA 2002)

Il film di Spike Lee, con protagonista uno straordinario Edward Norton, è in assoluto una delle opere più importanti nella storia del cinema americano. Girato pochissimo tempo dopo gli atroci attentati del 11 settembre 2001, è il primo film in cui viene mostrata Ground Zero, si parla di quanto accaduto, e soprattutto la società a modo suo cerca di reagire. La ferita, aperta e dolorosa, non viene nascosta, ma fatta vedere con rammarico misto ad orgoglio. La storia di un uomo che ha un solo giorno per godersi la vita, la famiglia, gli amici, la fidanzata, prima di andare in carcere, è il riflesso dell’America che non può più scappare di fronte al proprio dovere e soprattutto non può più dribblare i propri errori. La scena finale, narrata dalla magica voce di Brian Cox, è il sogno di un’America che non c’è più, mentre lo sfogo di Edward Norton davanti allo specchio, un monologo ricco di “fuck you” che assomiglia più ad un rantolo rabbioso, è la risposta più accorata e convulsa a quanto accaduto, esacerbando le contraddizioni e le difficoltà di una società multietnica.

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Qui si chiude la penultima parte di questa lunghissima scalata per scoprire i migliori film del decennio appena trascorso. La prossima settimana è il nostro ultimo appuntamento, e finalmente scopriremo il miglior film dello scorso decennio!

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