I 90 Miglior Film degli Anni ’90 (Sesta Parte)

Top 100 winner

di Emanuele D’Aniello

Con grande coraggio abbiamo iniziato una incredibile cavalcata per scoprire i 100 miglior film degli anni ’90, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate in un solo decennio, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche

posizioni 90-81

posizioni 80-71

posizioni 70-61

posizioni 60-51

posizioni 50-41

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40.  I PROTAGONISTI  (di Robert Altman, USA 1992)

Quando lo sguardo spietato e disilluso di Altman passa dalla società americana al mondo più fittizio e ipocrita che possa esistere, cioè Hollywood, il capolavoro è in agguato. Una delle migliori satire di tutti i tempi sul mondo del cinema, una commedia tinta di giallo che sprizza energia, intelligenza e notevole ironia caustica. Il finale, che riavvolge il film su se stesso, è una perla di incredibile furbizia.

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39.  TERMINATOR 2  (di James Cameron, USA 1991)

Raro esempio di secondo capitolo superiore al film originale, non solo per il più alto budget a disposizione, ma per il ritmo, il coinvolgimento emotivo, l’uso dei personaggi, l’ironia e la bellezza della storia. Uno tra i migliori film d’azione di tutti i tempi, se non il migliore, Terminator 2 rimane nella storia per le incredibili sequenze di pura adrenalina, per i mirabolanti effetti speciali (all’epoca la rigenerazione dell’indistruttibile e malefico T-1000 lasciava chiunque di stucco) per una Linda Hamilton e un Arnold Schwarnegger mai così efficaci, per la capacità di impaurire e addirittura commuovere all’interno del cinema commerciale. Una pietra miliare.

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38.  TUTTO SU MIA MADRE  (di Pedro Almodovar, Spagna 1999)

Per anni Pedro Almodovar è stato il cantore del cinema spagnolo del post-franchismo, un cinema colorato, divertente, esuberante, trasgressivo, una risposta necessaria ad anni di oppressione e forzato conformismo. Invece col suo capolavoro Tutto Su Mia Madre l’autore spagnolo inaugura un filone di opere più mature, drammatiche, intimiste, e il filo che unisce le due epoche è la presenza di personaggi femminile e la continua voglia di trasgressione. Tra grandi citazioni cinematografiche e intrecci da soap-opera Almodovar racconta una storia intrisa di dolcezza e grande umanità, un reticolato di ricordi e amore che solo lui poteva realizzare.

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37.  IL RE LEONE  (di Roger Allers e Rob Minkoff, USA 1994)

Tantissimi adulti sono cresciuti con i cartoni animati della Disney, tantissimi giovani d’oggi hanno avuto la fortuna di essere bambini durante l’epoca del “Rinascimento Disneyano” il cui capolavoro rimane indubbiamente Il Re Leone, una rilettura particolare della storia di Amleto, ricco di momenti divertenti e situazioni strappalacrime. Con una colonna sonora trascinante e personaggi incredibili, nessuno dimenticherà mai la caduta e la risalita di Simba verso il posto che gli spetta e il padre Mufasa gli ha lasciato, quello di re della giungla. Un fantastico film d’animazione, pieno di pathos e grandi emozioni.

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36.  FUNNY GAMES  (di Michael Haneke, Austria 1997)

Non c’è al mondo nessun regista che sa sconvolgere e mostrare la violenza come fa Michael Haneke: il suo è cinema freddo, compassato, asettico, distaccato, a tratti artificiale, e per questo ancora più devastante. Non c’è catarsi, non c’è sentimento, non ci sono mezzucci visivi per addolcire la pillola, c’è solo lo spettatore faccia a faccia con l’orrore. Funny Games ne è la prova massima, una violenza casuale, sadica ma senza trasporto emotivo, purissima, e indigeribile. Dieci anno dopo lo stesso Haneke realizzerà il remake americano, ma essendo questo il capostipite, ed essendo quello americano più che un remake una copia carbone con le medesime battute ed inquadrature, il film da iscrivere alla storia è indubbiamente questo.

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35.  MALCOLM X  (di Spike Lee, USA 1992)

Solo un autore controverso come Spike Lee poteva portare al cinema in maniera così perfetta ed audace la storia di una figura controversa come Malcolm X: rispetto ad una biografia è una vera propria agiografia, ma al tempo stesso Lee disegna un grande e profondo ritratto della società americana con tutti i pregi, difetti e contraddizione, creando soprattutto grande cinema. Monumentale, intelligentissimo nell’uso delle scenografie e dei colori (sempre diversi per i tre capitoli in cui è suddiviso il film), passa trasversale tra i genere sembrando a tratti addirittura un gangster movie, e si serve della stratosferica prova di Denzel Washington. Un grande manifesto del cinema americano.

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34.  CARLITO’S WAY  (di Brian De Palma, USA 1993)

Dieci anni dopo Scarface sembra quasi incredibile che lo stesso regista e lo stesso attore possano creare questo film, perché Carlito’s Way è l’esatto contrario di Scarface, è tutto ciò che quel film non era: misurato, controllato, intimista, crepuscolare. Carlito Brigante è un Tony Montana più maturo, Al Pacino si supera nuovamente regalandoci con quella barba e quel cappotto nero una delle prove più intense e carismatiche della sua carriera. De Palma riprende i temi iniziati con Scarface e li amplifica in una visione incredibilmente pessimista, perché a differenza di Scarface ora l’uomo può anche migliorare e redimersi, ma le cattive azioni compiute in vita non ti molleranno mai.

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33.  HANA-BI  (di Takeshi Kitano, Giappone 1997)

Il cinema di Kitano è da sempre difficile inquadrare, pur essendo formando sui film sulla Yakuza spesso spazia tra i generi e gli stili. Forse il suo punto più alto è proprio questo capolavoro che i generi li mischia con delicatezza e intelligenza, iniziando come film d’azione e finendo come melodramma, esplorando continuamente la tragicità della vita e il ruolo delle relazioni interpersonali, tra tocchi di pura poesia e autentico lirismo. Chi vuole conoscere il cinema di Kitano guardi questo film.

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32.  QUEL CHE RESTA DEL GIORNO  (di James Ivory, Gran Bretagna 1993)

Come può sentirsi un uomo quando, ormai arrivato alla vecchiaia, capisce che la sua vita è stata un fallimento e in nome di un lavoro ha rinunciato anche solo ad esprimere ogni sentimento? Il capolavoro di James Ivory è un film sulla rinuncia, sul rammarico, sui rimorsi e sui rimpianti, ed è un fantastico affresco su una classe sociale che vive in un perenne stato di emozioni represse, frasi non dette e oceani di inutili formalismi. Come in ogni film di Ivory la cura formale e visiva, passando dagli arredamenti alle inquadrature, è semplicemente impeccabile, ma qui trionfa la performance memorabile e infinita di Anthony Hopkins, una maschera di gesso che trattiene ogni emozione, ma lascia percepire costantemente l’esplosione interna di sensazioni. Un film come mostra come si possa dire tanto senza dire nulla.

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31.  BARTON FINK  (di Joel e Ethan Coen, USA 1991)

Il film che ha imposto i fratelli Coen sulla scena internazionale, grazie ad una meritatissima Palma d’Oro a Cannes, nasce in realtà dal più classico “blocco dello scrittore” e dimostra come ogni singola idea, in testa a chi ha vero talento, possa rivelarsi l’idea vincente. La fantastica prova di John Turturro, con una pettinatura indimenticabile, è un sogno ad occhi aperti che diventa incubo, una commedia grottesca in puro stile Coen che pian piano si trasforma in un noiri dai risvolti surreali, senza mai mollare la graffiante satira sull’industria cinema e sulle sue contraddizioni. I simbolismi e i significati nascosti, con connotazioni addirittura politiche e religiose, rendono il film un cult ancora oggi da vedere e rivedere.

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3 pensieri su “I 90 Miglior Film degli Anni ’90 (Sesta Parte)

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