I 90 Miglior Film degli Anni ’90 (Terza Parte)

Top 100 winner

di Emanuele D’Aniello

Con grande coraggio abbiamo iniziato una incredibile cavalcata per scoprire i 100 miglior film degli anni ’90, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate in un solo decennio, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche

posizioni 90-81

posizioni 80-71

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70.  HAPPY TOGETHER  (di Wong Kar-Wai, Hong Kong 1997)

Il maestro Wong Kar-Wai per tutta la sua carriera ha portato al cinema storie d’amore liriche, struggenti, poetiche e sempre sincere, e riesce a toccare veramente le corde dell’anima con la travagliata storia d’amore omosessuali tra due ragazzi cinesi. Si, anni prima di Brokeback Mountain al cinema la vera storia d’amore tra due uomini era quella tra Ho e Lai, due ragazzi che cercano un futuro insieme fuggendo a Buenos Aires. I colori del film di Kar-Wai sono sempre magnifici, grazie al fidato direttore della fotografia Christopher Doyle, così come la scelta delle musiche e lo stile impeccabili con cui sono girate determinate scene. Ma è il cuore, il calore umano che non manca mai, e anzi qui colpisce ancora di più perchè si fonda con sentimenti universali come la nostalgia, la solitudine, la paura dell’abbandono. Quando Kar-Wai parla d’amore, tutto il resto non ha più senso.

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69.  ELECTION  (di Alexander Payne, USA 1999)

Spesso i licei sono diventati soggetto nel cinema americano di film dimenticabili, deboli, teen movie senza forza o innovazione. Un errore, perchè è facile immaginare il liceo come teatro della formazione individuale, specchio della società futura e microcosmo delle istituzioni del mondo esterno. Un grande osservatore come Alexander Payne, maestro nel ritrarre uomini semplice e normali, coglie tutto questo e crea un racconto acido, sprezzante, brillante e ferocemente satirico. Tracy Flick è il simbolo dell’arrivismo senza scrupoli di una grossa fetta di società ed un personaggio indimenticabile, alla faccia di film apparentemente più profondi o intellettuali.

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68.  ED WOOD  (di Tim Burton, USA 1994)

Ed Wood rimarrà nella storia del cinema come il peggior regista di sempre, autore dei film più brutti e trash mai realizzati, e per paradosso proprio questa sua incapacità e i suoi demeriti lo hanno reso immortale. Ci voleva l’eclettica coppia Tim Burton/Johnny Depp a far diventare la carriera di Ed Wood un’icona, un inno al cinema, alla disperata forza di volontà, all’ostinazione nel portare avanti i propri sogni, nonostante i risultati. Con uno splendido bianco e nero, e delle interpretazioni immense (Martin Landau nei panni di Bela Lugosi vinse uno degli Oscar più meritati mai consegnati), Burton continua con poesia ed eleganza il suo percorso che dà voce a personaggi minori, sconfitti dalla vita, reietti e diversi.

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67.  L’ETA’ DELL’INNOCENZA  (di Martin Scorsese, USA 1993)

Il Martin Scorsese che non ti aspetti, quello che va indietro del tempo e gira un fil in costume intriso di infedeltà e convenzioni sociali. Ma poi, se si è attenti, è esattamente il solito Scorsese, che smaschera l’ipocrisia della società, parla come sempre di tradimenti e colpe, ed applica spietatamente al mondo ottocentesco le stesse regole che governano i mafiosi della strada che il regista ritrae da una vita. Cura formale impeccabile e grandi interpretazioni, Scorsese non tradisce mai.

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66.  INSIDER  (di Michael Mann, USA 1999)

Non si può sbagliare quando affidi Russel Crowe e Al Pacino alle cure di Michael Mann. La solita grande visione, la spettacolarità dei momenti anche più piccoli e intimi, tutto serve a dare potenza ad un film inchiesta drammatico, e via via sempre più doloroso, sulla scandalosa questione del tabacco e delle lobby che ne governano il mercato. Le favolose interpretazioni dei due protagonisti si immergono nella messa in scena di Mann fatta di macchina a mano, fotografia fredda e tempi sempre più dilatati, dando grande respiro e malessere costante alla narrazione. Lontano dalla retorica e dalle speculazioni ideologiche, un film dimostra come si possono cambiare le regole di un gioco molto più grande e serio.

 

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65.  ESSERE JOHN MALKOVICH  (di Spike Jonze, USA 1999)

Quando il genio di Charlie Kaufman e la visionarietà di Spike Jonze si incontrano, non può nascere un film semplice o lineare. Infatti, ne nasce un film bizzarro, unico, surreale, sperimentale, postmoderno, e chi più ne ha più ne metta. Sicuramente un film cult: passando attraverso una stanza segreta, chiunque con pochi dollari può entrare nella testa dell’attore John Malkovich per un quarto d’ora. Con ironia e grande inventiva Jonze e Kaufman ci immergono nel desiderio di miliardi persone, poter essere anche solo per poco tempo qualcun altro, a maggior ragione se l’altro è un personaggio famoso.

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64.  HAPPINESS  (di Todd Solondz, USA 1998)

Chi pensa che American Beauty sia un feroce ritratto della classe media americana e della sua ipocrisia, forse non ha ben chiaro di cosa è capace Todd Solondz: il suo Happiness è uno dei film più devastanti mai realizzati sulla società americana, acidissimo, senza un solo momento positivo o di catarsi, con personaggi e situazioni squallidi, e per questo tremendamente umani e veri nel proprio squallore. Nulla è omesso, tutto si vede, e nessuna tecnica è usata per addolcire la pillola: Happiness è un boccone amaro che va preso e digerito molto lentamente.

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63.  CUORE SELVAGGIO  (di David Lynch, USA 1990)

Solo un visionario come David Lynch, un uomo che vive da tutta una carriera sul confine sottilissimo tra pazzia e genialità, poteva concepire un road movie così atipico, un film romantico dalla premessa e dall’impianto narrativo alquanto classico che si trasforma pian piano in un autentico viaggio all’Inferno dei due protagonisti tra incontri soprannaturali, personaggi folli e momenti di estrema violenza. Nicolas Cage non sarà mai più così carismatico e magnetico, Laura Dern non sarà mai più così bella e provocante, Willem Dafoe non sarà mai più così inquietante e respingente, ma con questo ed altri film Lynch avrà sempre un posto particolarissimo nella storia del cinema.

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62.  LA MOGLIE DEL SOLDATO  (di Neil Jordan, Gran Bretagna 1992)

Il confine tra sessualità e ideloogia politica non è mai stato così sottile, un confine in cui ragione e torto, apparenza e realtà si confondo e fondono continuamente. Un film avvincente, che tocca le corde dell’animo più volte e in modi inaspettati, e regala uno dei colpi di scena più famosi e incredibili nella storia recente del cinema. La regia asciutta e solidissima di Jordan segue una sceneggiatura perfetta, che permette allo spettatore di meditare su quanto visto ad ogni visione.

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61.  IL GRANDE LEBOWSKI  (di Joel Coen & Ethan Coen, USA 1998)

Quale film viene celebrato ogni anno con un festival a tema in America, con visione collettive e concerti? Quale film ha ispirato addirittura una religione? La risposta è semplice, è il capolavoro comico dei fratelli Coen, un cult assoluto vagamente ispirato ai racconti noir di Raymond Chandler. Un film cult irresistibile, divertente, ricco di situazioni e personaggi indimenticabili, tra cui ovviamente si erge la figura del drugo, un autentico inno alla calma, alla pace interiore, al prendere le cose della vita con tutta la serenità possibile. Tra interpretazioni fenomenali, battute fulminanti e dialoghi da mandare giù a memoria, dopo aver visto questo film tutti avranno voglia di bere un White Russian o di andare a giocare a bowling.

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