I 90 Miglior Film degli Anni ’90 (Ottava Parte)

Top 100 winner

di Emanuele D’Aniello

Con grande coraggio abbiamo iniziato una incredibile cavalcata per scoprire i 100 miglior film degli anni ’90, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate in un solo decennio, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche

posizioni 90-81

posizioni 80-71

posizioni 70-61

posizioni 60-51

posizioni 50-41

posizioni 40-31

posizioni 30-21

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20.  I SOLITI SOSPETTI  (di Bryan Singer, USA 1994)

Chi diavolo è Kayser Söze? Questa è la domanda che per tutto il film tutti i personaggi si fanno continuamente. Una sceneggiatura perfetta, intricatissima, continuamente in bilico tra verità e menzogne, ha il grandissimo merito di rendere questa domanda coinvolgente, asfissiante, trasformando Soze in un personaggio inquietante senza mai farlo apparire sullo schermo…….fino al finale, uno dei più grandi colpi di scena nella storia del cinema, che costringe lo spettatore ad interrogarsi su tutto quanto visto fino a quel momento.

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19.  SEVEN  (di David Fincher, USA 1995)

Il film che svela al mondo il talento visionario di David Fincher è uno dei migliori thriller di sempre, una storia che ricicla i clichè del genere (il serial killer introvabile, la coppia di poliziotti nero/bianco o vecchio/giovane) per poi riutilizzarli a favore di un grande approfondimento psicologico dei personaggi e giocare con l’atmosfera maligna continuamente presente. Citazioni letterarie, grandi interpretazioni, un finale da brividi, il film è un caposaldo del thriller moderno.

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18.  FESTEN  (di Thomas Vinterberg, Danimarca 1998)

Il capolavoro di Thomas Vinterberg è il primo film aderente al controverso ed estremo Manifesto Dogma 95, una scelta che coniuga così alla sostanza sconvolgente della storia una forma assolutamente evidente ed importante. La camera a mano e il modo di girare originalissimo nulla tolgono alla forza della storia, che vede protagonista Christian, il quale durante una sfarzosa festa di famiglia decide di rivelare davanti a tutti gli abusi sessuali subiti dal padre da bambino. Ne segue uno dei film più sconvolgenti mai visti, un ritratto mai così feroce della borghesia, con la festa per celebrare il mostro che non si ferma in un mare di ipocrisia che dilaga. Da far gelare il sangue.

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17.  SEGRETI E BUGIE  (di Mike Leigh, Gran Bretagna 1996)

Il capolavoro di Mike Leigh è un dramma familiare in cui tutte le caratteristiche vincenti dell’autore inglese raggiungono il vertice creativo: dialoghi profondi e personaggi incredibilmente umani. Una storia calibrata al millimetro in cui si lavora per addizione, i sentimenti sono soffocati, le frasi non dette aumentano, i problemi vengono messi sotto al tappeto, talmente tanto che il climax è insostenibile: il finale con tutti i protagonisti cui i nodi vengono al pettine, escono fuori i problemi, le incertezze, i segreti, le debolezze, è un capolavoro di recitazione e calore umano, davanti al quale è impossibile non rimanere travolti.

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16.  AMERICAN BEAUTY  (di Sam Mandes, USA 1999)

Raramente un esordio è stato così premiato e soprattutto così azzeccato. Sam Mendes debutta come regista portando al cinema uno dei ritratti più veritieri e spietati della middle-class americana, un universo in cui tante famiglie possono identificarsi: dalla moglie nevrotica, al marito in piena crisi di mezza età, alla figlia adolescente introversa. La serenità della classe borghese E’ il vero sogno americano, ma qui crollano entrambi i mondi, e la caduta, seppur tra petali di rose, è più rovinosa che mai.

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15.  LANTERNE ROSSE  (di Zhang Yimou, Cina 1991)

La sinfonia in rosso di Zhang Yimou è il capolavoro del regista e di tutto il cinema asiatico degli anni ’90, un film formalmente perfetto con la fotografia e le inquadrature simmetriche che da sole creano atmosfera, e in cui la sostanza e la forza sono comunque straripanti. E’ la storia di una giovane studentessa (una sempre stupenda e bravissima Gong Li, musa del regista) che diventa la quarta moglie, dunque concubina, di un ricco signore, e si trasferisce in un edificio labirintico:  la vita matrimoniale è scandita dalle lanterne rosse, che vengono accese davanti alla stanza della prescelta per la notte. Si innescano così gelosie tra le varie amanti, sotterfugi, menzogne, trappole, una vera e propria guerra psicologia. Siamo negli anni ’20 ma l’epoca non conta una volta entrati in questo dramma claustrofobico, una gara a scacchi tra logiche di potere e conflitti femminili.

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14.  TRAINSPOTTING  (di Danny Boyle, Gran Bretagna 1996)

Solo il talento visionario di Danny Boyle poteva trasformare in pietra miliare del cinema una storia sporca, brutta, piena di punti oscuri come quella di un gruppo di giovani drogati di Edimburgo, uscendo da qualsiasi facile intento moralista. La forza del film, oltre alla regia dinamica e alla bravura di un gruppo giovani attori che qui si affacciano meritatamente alla ribalta, è quella di non prendere posizione e non condannare, ma semplicemente mostrare: è molto più forte, efficace e devastante vedere un gruppo di giovani che di autodistruggono e fanno continuamente scelte sbagliate piuttosto che dirlo.

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13.  MAGNOLIA  (di Paul Thomas Anderson, USA 1999)

Paul Thomas Anderson conferma al mondo di essere il nuovo Robert Altman, ma sostituisce al cinismo di quest’ultimo una forte consapevolezza che l’essere umano, più che essere cattivo, è fondamentalmente debole. Pur toccando temi alti il film non perde mai di vista i dettagli della vita interiore dei suoi tantissimi personaggi, una vera galleria della Commedia Umana in cui tutti nella propria mediocrità sono protagonisti. Anderson ha la grande abilità di costruire un ambizioso affresco sulla disperazione umana in 3 ore senza perdere un solo istante di intensità o diventare lento, grazie alla poderosa colonna sonora, all’umanità dei suoi personaggi, al dinamismo della narrazione. E alla fine, pure se piovono rane dal cielo, sappiamo che al mondo c’è molto di peggio.

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12.  TOY STORY / TOY STORY 2  (di John Lasseter, 1995/1999)

Quando si pensa alla Pixar viene subito in mente Toy Story. È il film che ha fatto nascere il fenomeno Pixar e ha cambiato completamente il modo di fare animazione, dando vita ad uno dei franchise più riconoscibili e amati al mondo. Il primo lungometraggio d’animazione in computer grafica di sempre realizza un sogno di tutti i bambini, immaginare che i propri giocattoli abbiano vita propria, e lo fa in modo innovativo: è una commedia vera e propria piena di riferimenti moderni alla cultura di massa e al cinema contemporaneo, così durante la visione mentre i bambini si divertono gli adulti rimangono rapiti. Il secondo capitolo è uno dei sequel più riusciti nella storia del cinema: la grafica è ancora più elaborata e precisa, il ritmo è più avvincente, l’intreccio della storia più complesso, e cosa praticamente nuova nel cinema d’animazione troviamo una evoluzione e crescita nei personaggi. Insomma, per la nostra epoca l’impatto diToy Story è lo stesso che ebbe Biancaneve e i Sette Nani agli albori del cinema.

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11.  LE IENE  (di Quentin Tarantino, USA 1992)

Sei criminali che non si conoscono tra loro e portano nomi di vari colori per non essere identificati trovano non pochi problemi quando rapinano una gioielleria. Motivo? Tra di loro c’è una spia della polizia. L’esordio di Quentin Tarantino al cinema è tuttora indimenticabile, una rivoluzione copernicana totale nel mondo del cinema indipendente. Bassissimo budget, cast contenuto, girato quasi interamente in un garage, montaggio cronologico scomposto, ma già ogni elemento del futuro cinema di Tarantino è presente, dai dialoghi fiume e poco interessanti per un film classico, ad esempio se sia giusto o meno dare la mancia, ad alcune chicche registiche come la classica inquadratura tarantiniana dall’interno del portabagagli di una macchina . I gangster sono il centro dell’azione, ma l’azione criminale è spogliata da ogni romanticismo e epicità, gli uomini sono cannibali l’uno con l’altro. E dopo questo film nessuno potrà più sentire allo stesso modo “Stuck in the Middle with You”.

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