I 10 Migliori Film del 2014

di Emanuele D’Aniello

Mancava la Top Ten del 2014, un anno fantastico per il mondo del cinema. Come sempre sono arrivati film importanti da tutto il mondo, di vario genere e realizzati da registi esperti e volti nuovi, con un livello medio altissimo.

Ovviamente questa, a differenza delle altre nel sito, è principalmente una classifica personale, ma cerca di essere il più obbiettiva possibile. Ecco a voi i migliori film dell’anno appena passato.

TOP TEN 2010
TOP TEN 2011
TOP TEN 2012
TOP TEN 2013

 

MENZIONI SPECIALI (in ordine casuale)

A MOST VIOLENT YEAR  (di JC Chandor, USA)

Avete presenti quei thriller sociali degli anni ’70, quelli di cui era maestro Sidney Lumet, in cui i personaggi e le loro emozioni erano il moto dell’azione? Ecco, JC Chandor è riuscito a riprodurre ora quel tipo di cinema. Sarà per il setting di New York, sarà per il tema ancora attualissimo dei compromessi e della corruzione dell’animo cui un uomo è costretto a cedere, sarà per la recitazione di Oscar Isaac perfetta come quella di Pacino in quel decennio (e anche la somiglianza fisica è impressionante), ma il film di Chandor è un assoluto must per tutti gli amanti della vecchia e indimenticata New Hollywood.

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LOCKE  (di Steven Knight, Gran Bretagna)

Si, il film è tutto ambientato in una macchina. Si, c’è un solo protagonista per tutto il film che parla al telefono. Ma c’è molto di più. Locke infatti è un acuto e preciso scavo nella psicologia di un uomo, che durante un viaggio in macchina cerca di rimettere insieme i cocci della propria vita. Quando parliamo di character study, da oggi in avanti si dovrà pensare a Locke necessariamente come a un nuovo standard. E’ il classico film che molti definirebbero “noioso perchè non succede nulla”. In realtà, vedendo un uomo – e un Tom Hardy stratosferico – che in poco tempo lotta per sistemare la propria vita e cerca di fare ciò che ritiene giusto, succede tantissimo.

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Mr TURNER  (di Mike Leigh, Gran Bretagna)

Cosa è un’artista, anzi, chi veramente è un’artista? Cosa prova, cosa c’è dietro una vita dedicata all’arte? Mike Leigh, uno che i film li sa scrivere come nessun altro, prende la tumultuosa del grande William Turner e ne fa un grande character study su un uomo scontroso ma infinitamente solo, in perpetua ricerca della serenità, costretto a vedere oltre le mode del proprio tempo e per questo ostracizzato. La forma semplicemente fantastica e la titanica prova di Timothy Spall fanno il resto in un film dal grande cuore.

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BLUE RUIN  (di Jeremy Saulnier, USA)

Il cinema di genere e in particolare le storie di vendetta, se fatte bene e realizzate con sapienza tematica, evitando ogni clichè, possono ancora regalare emozioni forti. Una vicenda che evita ogni spinta pulp e ci riporta per quello che la vendetta veramente, un sentimento irrefrenabile ma privo di senso. Il contrasto tra la spinta alla violenza e la totale incapacità di un uomo comune nel portarla a termine è la chiave di lettura essenziale di un film che lascia quel sapore amaro difficile da dimenticare.

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MOMMY  (di Xavier Dolan, Canada)

Il quinto film di Xavier Dolan conferma quello che ormai è una certezza: a soli 26 anni, il canadese è uno dei registi migliori in circolazione. Ancora una volta Dolan riesce a coniugare una forma assolutamente travolgente, dalle musiche giovanili, alle scene coreografate, alla scelta di girare in 4:3, ad una sostanza fin troppo emozionante, con dialoghi potenti, personaggi molto umani e una storia universale che entra dentro e ti rigira lo stomaco.

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ENEMY  (di Denis Villeneuve, Canada)

Noi ve lo abbiamo detto già da un paio di anni, ma Denis Villeneuve è il regista da seguire. Non sbaglia più un film. Prendendo spunto da un racconto del grande scrittore Josè Saramago, il film indaga sul classico tema del doppio e dell’identità, per poi prendere la propria traiettoria e indagare sulle difficoltà dell’uomo di accettare i problemi quotidiani e la vita stessa. Con uno stile da film a incastro e con un Gyllenhaal davvero in palla, Enemy è il film da gustarsi per poi poter esclamare “cosa diavolo ho appena visto?”

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LO SCIACALLO  (di Dan Gilroy, USA)

Ad avercene di debutti così. Dan Gilroy al suo esordio firma uno dei film più dark, viscerali e avvincenti dell’anno, un potente ritratto dei media moderni, in cui ormai non c’è il più conflitto etico, perchè quel confine è stato ampiamente superato, e del deviato modello del contemporaneo self-made americano, in cui tutto è lecito per avere successo. Un Jake Gyllenhaal in formissima, che solo con gli occhi fa rabbrividire, è la ciliegina sulla torta.

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STORIE PAZZESCHE  (di Damian Szifron, Argentina)

Dentro ogni uomo c’è un animale, questo è poco ma sicuro. Probabilmente, se non ci fossero leggi o semplicemente le convenzionali sociali più basilari, il detto “homo homini lupus” sarebbe la vera guida dell’umanità. Questo film argentino a episodi ci mostra la crudeltà insita in ogni uomo, facendoci ridere tremendamente ma anche riflettere. Caustico, satirico e grottesco, Storie Pazzesche è un trattato sull’umanità migliore di tante reali indagini sociologiche.

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THE LEGO MOVIE  (di Phil Lord & Chris Miller)

Può un film simile, non solo d’animazione ma fatto con i Lego, risultare davvero vincente? Chiedete a Chris Miller e Phil Lord, i nuovi Re Mida di Hollywood, quelli che ormai prendono solo progetti sulla carta fallimentari e li trasformano in successi clamorosi. The Lego Movie infatti, oltre a divertire ed essere il solito incredibile concentrato di citazioni pop, è un bellissimo racconto rivolto essenzialmente agli adulti, e con un finale a sorpresa che cambia totalmente la prospettiva del film che mette in guardia gli spettatori più maturi: non perdete mai la voglia di giocare e divertirvi, non soffocate il bambino che è in voi, non diventate mai i “cattivi” agli occhi dei più piccoli.

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 LEVIATHAN  (di Andrei Zvyagintsev, Russia)

Dopo averlo visto capirete perché il film, pur ottenendo premi e applausi ovunque, in ogni angolo del pianeta, invece di esserne il vanto è il cruccio del governo russo, non proprio famoso per le sue azioni liberali. In più di due ore, non c’è un solo aspetto della Russia moderna che il film salvi. Con una abilità di scrittura che pochi hanno, Andrei Zvyagintsev mischia le migliori parabole del Leviatano politico di Hobbes e il Leviatano esistenziale del racconto biblico di Giobbe, criticando l’intera gerarchia del potere – il sistema legislativo, esecutivo e giudiziario, e addirittura quello religioso della corrotta Chiesa Ortodossa moderna – fino ai suoi connazionali, più interessati a bere che non a svegliarsi. Tutto ciò senza perdere mai di vista la bussola fondamentale: realizzare grande cinema.

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TOP TEN

10.  NYMPHOMANIAC  (di Lars Von Trier, Danimarca)

Nymphomaniac ha fatto parlare tantissimo di se, fin troppo per la dire la verità, a causa del sua forma. Eppure oltre la provocazione, oltre la pubblicità cercata, c’è un film pieno di sostanza, assolutamente non pornografico e nemmeno erotico, certamente controverso e sfacciato ma ricco di temi interessanti, complessi, e tanta tristezza. Von Trier ha provocato e giocato, ma è stato anche coraggioso nel mettersi a nudo – come i suoi attori – in quella che in tutto e per tutto è una seduta di psicanalisi a cui partecipano non solo la Joe di Charlotte Gainsbourg o il Seligman di Stellan Skarsgard, ma lo stesso Von Trier nel doppio ruolo di paziente e dottore, e quindi noi spettatori. Nymphomaniac è forse il film di Von Trier che affronta i temi più universali e empatici nel raccontare una umanità che ha perso la capacità di costruire relazione, in cui l’amore è assente e nel sesso è assente l’emozione, non solo il piacere.

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9.  INTERSTELLAR  (di Christopher Nolan, USA)

Nessuno al giorno oggi sforna film come li fa Nolan. Molti hanno la sua ambizione, pochi come hanno la visione giusta, e ovviamente anche i mezzi, per tramutarla in realtà. Realizzare un film di tre ore completamente originale, intelligente, complesso, non accessibile a tutti, con zero potenzialità di sequel e merchandising, che parla di viaggi nel tempo e fisica quantistica: chi altri può farlo e incassare miliardi al tempo stesso? Ma tra buchi neri e viaggi interstellari, tra astronavi e pianeti inesplorati, Interstellar è soprattutto un grandissimo film per famiglie, con al centro una storia tra padre e figlia che è il motore pulsante di tutto. Nolan è spesso stato accusato di girare film troppo freddi e cerebrali, e non sappiamo se il regista inglese abbia preso a cuore questa accusa, oppure se con i figli che crescono abbia deciso di realizzare film che possa lasciare un messaggio, ma Interstellar è appunto un film enormemente emozionale costruito interamente sul rapporto genitore-figlio. Soprattutto, è un film che ci restituisce il senso di meraviglia, la voglia di andare al cinema per essere stupiti per rimanere storditi. Merce rara, almeno che voi non siate Christopher Nolan.

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8. THE GRAND BUDAPEST HOTEL  (di Wes Anderson, USA)

I detrattori di Wes Anderson trovano pane per i loro denti. Chi lo accusa di essere capace di realizzare film solo in un modo, sempre con lo stesso identico stile, peraltro esagerato e anche un pizzico snob, rimarrà quasi stupito dall’assist che il regista texano gli ha fornito. Insomma, chi detesta lo stile e i film di Wes Anderson, deve davvero stare alla larga da questo film, la quintessenza del cinema di Wes Anderson. Noi che invece amiamo il regista capiamo che i suoi colori, le scenografie, le sue idiosincrasie sono sempre diverse, e pur con lo stile cartoonesco sempre più evidente il film è forse uno dei suoi più tristi e maturi. Per la prima volta Anderson non costruisce un film intero ambientato nell’universo “andersoniano”, ma costruisce un solo luogo popolato dalla sua visione perso e immerso in un modo tristemente reale. La violenza, la malinconia, la solitudine, la malattia, l’imprevedibilità della vita sono tutti temi forti e importanti presenti in questo film.

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7.  L’AMORE BUGIARDO  (di David Fincher, USA)

Siamo i primi ad essere in difficoltà nel descrivere il film, perchè quella sorpresa è così bella e importante che vogliamo mantenerla intatta e non descriverla, anche se ormai più o meno, fortunatamente, hanno visto il film. Ma oltre il gusto dello stupore, Fincher e Gillian Flynn riescono a costruire una acutissima satira sul matrimonio, sulle difficoltà relazionali e sui compromessi insormontabili, gettando anche una luce caustica sul modo con cui i media al giorno d’oggi, nei tanti casi di cronaca, sono diventati giudice, giuria e boia. A tratti grottesco e incredibilmente efficace, Fincher colpisce ancora nell’azzannare quella che va più moda nella società.

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6.  UNDER THE SKIN  (di Jonathan Glazer, Gran Bretagna)

Un’opera visionaria e astratta, sicuramente sperimentale, un sci-fi esistenziale dove l’atmosfera e l’ambiente sono i veri protagonisti, le parole sono pochissime e la trama è quasi assente. Lo avete capito, non è un film facile, sicuramente non per tutti. L’approccio meditativo della narrazione si sposa perfettamente con la carica di tensione costruita dal regista Jonathan Glazer, trasformando il film in un vero e proprio incubo cavalcato da un perfetto uso del sonoro e della particolarissima musica. Un film che indaga sull’identità umana, con una perfetta Scarlett Johansson, e non ha paura di risultare ostico: chi darà fiducia al film, sarà ripagata da un’esperienza assolutamente ipnotica.

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5.  WHIPLASH  (di Damian Chazelle, USA)

Non fatevi ingannare da chi vi dirà che Whiplash è un film sulla competizione. No, Whiplash è un purissimo film horror. Ora non prendete tutto alla lettera, ovviamente, ma capite l’essenza: è infatti terrificante vedere quanto un uomo può abusare psicologicamente un altro, spingerlo fino ai limiti estremi solo per ottenere un barlume di successo, ed è altrettanto terribile come l’altro uomo sia disposto a farsi maltrattare per raggiungere un traguardo. A parole sembra facile, il film e il suo finale riassumono tutto al meglio. Di sicuro, nessuno toglierà più dalla testa le urla e gli insulti di un JK Simmons perfetto ““Were you rushing or were you dragging? If you deliberately sabotage my band, I will gut you like a pig“.

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4.  FOXCATCHER  (di Bennett Miller, USA)

Ci sono quei film che, una volta visti, rimangono con te per giorni. Non è solo dire “mi è piaciuto / non mi è piaciuto”, è cercare di capire cosa sia quel sentimento che ti rimane attaccato dopo una visione particolare. Ecco, Foxcatcher trasporta quell’impercettibile sensazione, un germe che attacca e non molla. Dark, metodico, tetro, questa agghiacciante storia vera è stata trasformata da Bennett Miller, uno che proprio non sa cosa vuol dire fare un brutto film, in un profondo studio psicologico sul rapporto umano: i personaggi hanno bisogno l’uno dell’altro, e pur vicini non fanno altro che covare frustrazioni e insoddisfazioni. Il metodo di Miller ci conduce, attraverso scene una più spiacevole da vedere dell’altra, nel cuore del rapporto tra padre e figlio, maestro e discepolo, e perchè no tra due amanti platonici. E fidatevi, non è un bel posto in cui trovarsi.

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3.  DUE GIORNI, UNA NOTTE  (di Jean-Pierre Dardenne & Luc Dardenne, Belgio)

I fratelli Dardenne sono famosi per il loro cinema fatto di persone e sentimenti, assolutamente semplice e quasi minimalista. Aggiungendo anche echi sociali molto attuali, e la titanica performance di Marion Cotillard, il risultato non può che essere straordinario. Pur essendo un dramma costruito sul proprio ritmo compassato, fitto di dialoghi e volti umani, il film è praticamente un thriller per la costruzione della storia, una corsa contro il tempo di una donna che lotta per mantenere il proprio lavoro, la propria dignità, la propria umanità.

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2.  BOYHOOD  (di Richard Linklater, USA)

Ormai ci siamo quasi stancati di ricordare la realizzazione in 12 anni effettivi di Boyhood, perchè dietro c’è molto altro. Non è facile realizzare film così profondi e emotivi senza manipolare il pubblico, senza fare chissà quali complicati ragionamenti e creare chissà quale sequenza magistrale. Con le piccole cose, con i momenti semplici, Linklater ha trovato la chiave giusta. Il film è un racconto sulla crescita molto intimo e veritiero, è un viaggio, per nulla metaforico, nella vita di ognuno di noi. I protagonisti sono persone normali che incontriamo per strada, o potemmo essere noi: facciamo tante cose e ci sembra che il tempo non passi mai, non ci accorgiamo che tutto cambia sotto i nostri occhi. Il film è destinato più agli adulti che non ai ragazzi, perchè sono gli adulti, soprattutto i genitori, a cogliere di più il mutamento delle situazioni quotidiane, ad avere visto i propri figli diventare adolescenti quando solo il giorno prima erano bambini. Linklater non è certo un mago, ma un uomo che ha capito la potenza dei sentimenti e come incapsulare l’inafferrabile tempo al cinema.

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1.  BIRDMAN  (di Alejandro Gonzales Inarritu, USA)

Da dove cominciare? Non è facile, con ancora il suono delle percussioni che dal primo minuto entra pian piano nella testa di ogni spettatore. I più cinefili saranno colpiti dalla creazione del film come fosse un unico piano sequenza ininterrotto, gli altri noteranno la bravura degli attori e il curioso ruolo dato a Michael Keaton, che praticamente interpreta una versione di se stesso. Birdman è un film che definire complesso è dire poco, un esperimento ambiziosissimo di Inarritu che vuole criticare l’industria cinematografica odierna, troppo tendente ai blockbuster che soffocano i film artistici, e cerca di capire quale è il vero valore dell’arte e quale è il ruolo dell’attore. Riggan Thompson è uno dei personaggi più complessi e difficili degli ultimi anni, un marasma di sentimenti in movimento che combatte con il lavoro, la passione, la famiglia, la critica e il gusto del pubblico. E si può continuare senza sosta a scavare tra gli strati del film, perchè Birdman è un film straboccante di energia, ritmato, dinamico, incredibilmente godibile e rivedibile ogni volta. Una scarica di adrenalina come non se ne fanno più, un’opera per cui, forse, vale la pena spendere quel termine di 10 lettere che inizia con la C spesso abusato e usato fuori posto: questo non è il caso.

 

 

4 pensieri su “I 10 Migliori Film del 2014

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