I 10 Migliori Film del 2013

di Emanuele D’Aniello

Mancava la Top Ten del 2013, un anno semplicemente fantastico per il mondo del cinema. Come sempre sono arrivati film importanti da tutto il mondo, di vario genere e realizzati da registi esperti e volti nuovi, con un livello medio altissimo.

Ovviamente questa, a differenza delle altre nel sito, è principalmente una classifica personale, ma che cerca di essere il più obbiettiva possibile. Ecco a voi i migliori film dell’anno appena passato.

TOP TEN 2010
TOP TEN 2011
TOP TEN 2012

.

.

MENZIONI SPECIALI (in ordine casuale)

LA VITA DI ADELE  (di Abdellatif Kechiche, Francia)

Uno dei film rivelazione del 2013, la Palma d’Oro di quest’anno ha stupito tantissimi con le stratosferiche interpretazioni delle due giovani protagoniste. Da molti bollato come una grande storia d’amore, il film in realtà prende alla lettera il propria titolo: è un rigorosissimo chracter study sulla crescita di una ragazza che da adolescente diventa donna grazie ad un rapporto di passione travolgente. Il regista mostra la sua Adele sotto ogni sfaccettatura, che sia sentimentale o fisica, e non si preoccupa di renderla simpatica o antipaca al pubblico: Adele è semplicemente un essere umano, con tutti i suoi pregi e difetti.

.

.

.

RUSH  (di Ron Howard, USA/Gran Bretagna/Germania)

Da diverso tempo il cinema di genere sportivo non ci regalava una grande pellicola, e per farlo ci voleva la Formula1, una delle discipline meno utilizzate dai film e meno popolari in America. La grandezza di Rush, nonostante una ricostruzione magistrale del mondo della F1 degli anni ’70, è legata alla costruzione della storia e dei personaggi, con Lauda e Hunt che si ritrovano ad essere due facce della stessa moneta. Un film coinvolgente e toccante che parla di uomini, destino, morte e passione.

.

.

.

COME UN TUONO  (di Derek Cianfrance, USA)

Un film più epico e monumentale di quanto possa sembrare, l’opera seconda di Derek Cianfrance è un bellissimo e struggente affresco generazionale che ci mostra come le colpe dei padri ricadano sui figli. E’ un determinismo schiacciante quello che Cianfrance porta sul grande schermo, mascherandolo prima col thriller e poi col dramma familiare, che ci presenta un nucleo di persone corrotte che macchiano tutto quello che hanno attorno, e da cui non si può scappare fin dalla nascita, ma solo portare avanti il proprio personale peccato originale.

.

.

.

FRUITVALE STATION  (di Ryan Coogler, USA)

Il cinema indipendente americano è una continua fucina che annualmente sforna nuovi talenti, e quest’anno possiamo segnare il nome di Ryan Coogler. Il regista racconta con grande spinta emotiva un fatto di cronaca reale, l’assurda uccisione del giovane Oscar Grant per mano della polizia, ricostruendo le ultime 24 ore della sua vita. La forza dei personaggi, della vicenda, dell’universo che gira intorno al protagonista, l’impatto devastante delle scene finali, e la grande prova di Michael B. Jordan, sono la conferma che un nuovo grande autore è nato.

.

.

.

IL PASSATO  (di Ashgar Farhadi, Iran/Francia)

Pochi autori al mondo come l’iraniano Ashgar Farhadi hanno abilità nel costruire storie intrecciate e dare vita a personaggi profondamente tormentati, utilizzando temi che più universali non si può. Partendo ancora da un divorzio, Farhadi nel suo film racconta la vita più pura e vera, con i suoi compromessi, le difficoltà, le paure, i segreti e le bugie, le verità nascoste e le contraddizioni, intrecciando e sovrapponendo ogni sentimento. Nei suoi film non ci sono buoni e cattivi, soprattutto non ci sono vittime e colpevoli, i personaggi agiscono sempre mossi da istinti, trascinati dal continuo flusso delle emozioni.

.

.

.

BLUE JASMINE  (di Woody Allen, USA)

Al suo 42esimo film, pare ormai ridondante tessere le lodi di Woody Allen. Ma ancora una volta l’autore newyorkese firma un film da applausi, costruendo l’ennesimo personaggio femminile monumentale, illuminato dalla prova eccelsa di Cate Blanchett. Soprattutto, è senza dubbio il film più pessimista nella carriera di Allen, una storia senza speranza fitta di personaggi cinici e illusi, in cui il nichilismo dell’autore, mischiato ad un rinnovato e vuoto edonismo, crea una miscela dannatamente claustrofobica.

.

.

.

NEBRASKA  (di Alexander Payne, USA)

Alexander Payne è il grande maestro del dramedy contemporaneo, e si può permettere anche di riscuotere applausi nel 2013 con un film in bianco e nero con protagonista un 80enne fuori dal mondo. Nebraska è un inno alla famiglia, al recupero dei veri valori della provincia americana, divertente e commovente, imperniato da una atmosfera di vero cinema narrativo che ormai è difficilissima da trovare.

.

.

.

DALLAS BUYERS CLUB  (di Jean-Marc Valleè, USA)

Ci sono storie che lasciano indifferenti, ci sono storie che toccano il cuore, e poi c’è Dallas Buyers Club, un film che grazie a due interpretazioni mastodontiche ti fa vivere una storia. Il film restituisce perfettamente il clima di paranoia che si scatenò negli anni ’80 all’epoca del picco della diffusione dell’AIDS, che per molti era la nuova peste, e ricostruisce l’odissea dei malati per ricevere cure vere, legali e soprattutto d’aiuto.

.

.

.

TOP TEN

10.  LA GRANDE BELLEZZA  (di Paolo Sorrentino, Italia)

C’era una volta il cinema italiano. Quante volte negli ultimi anni abbiamo sentito questa frase? Ora, grazie a nomi come Matteo Garrone e Paolo Sorrentino, il nostro cinema torna ad alzare la china. E proprio l’ultimo film di Sorrentino è un’opera che racchiude al meglio le difficoltà incontrate dalla nostra società. Partendo da un assunto semplice quanto profondo, la bellezza sconfinata di Roma che cozza con la bruttezza dei suoi personaggi, Sorrentino in realtà racconta una grande metafora del’Italia dei nostri tempi, un paese che non riesce mai a liberarsi dal proprio passato e a ripartire, una storia anche toccante di occasioni perdute e immensa vanità che distrugge ogni chance di redenzione. Ambizioso e sontuoso quanto lacunoso, immensamente malinconico, La Grande Bellezza è un film che farà discutere ancora per molto, e questo è già un ottimo risultato.

.

.

.

9.  FRANCES HA  (di Noah Baumbach, USA)

Sono tantissimi i dramedy del mondo indipendente che negli ultimi anni hanno provato a raccontare il mondo perduto e spaesato di quell’immensa fetta di popolazione composta non più ragazzi ma non ancora da adulti (o perlomeno che, pur essendolo, non si riconoscono mai come tali), e un sottogenere specifico è quello di chi cerca fortuna, puntualmente senza trovarla, a New York. Ma pochissimi film, forse nessuno prima d’ora, lo aveva raccontato con l’energia, l’originalità, la freschezza, la sincerità e la bravura diFrances Ha. Tantissimo si deve alla prova di Greta Gerwig, che più che interpretare la protagonista ne possiede l’anima, e la sua innata bravura a non disegnare mai un personaggio patetico ma sempre credibile. Con le musiche, il montaggio, le scene, questo film sembra un’opera della Nouvelle Vague teletrasportata nel tempo ai giorni nostri.

.

.

.

8.  SI ALZA IL VENTO  (di Hayao Miyazaki, Giappone)

Col ritiro annunciato, questo è il suo ultimo film, e non poteva realizzare modo migliore per congedarsi dal mondo del cinema. Hayao Miyazaki ci saluta con uno dei suoi film più belli e forse il più umano, il primo della sua strabiliante carriera in cui è assente l’elemento fantastico, ma è assolutamente presente il cuore, l’amore, il rispetto per la tradizione, e altri topoi del cinema come la passione per il volo. Si Alza il Vento è un inno al lavoro per realizzare i propri sogni, in pratica esattamente quello che ha fatto Miyazaki in carriera cambiando per sempre il modo di fare cinema d’animazione.

.

.

.

7.  PRISONERS  (di Denis Villeneuve, USA)

Il thriller è un genere enormemente inflazionato, ma ogni tanto arriva puntuale quel film che scombussola ogni categoria. Prisoners è uno di questi. Character drama, thriller, poliziesco, il film del canadese Denis Villeneuve è un’opera adulta e matura, dark e non convenzionale, che da pugni nello stomaco dello spettatore dall’inizio alla fine, pone domande, turba l’animo, e concilia il meno possibile. Da una trama semplice il film scardina i clichè narrativi del genere e tira fuori, grazie pure ad un’atmosfera soffocante (e grosso merito va alla colonna sonora e alla splendida fotografia), il racconto dell’America conservatrice, religiosa, favorevole al possesso e uso di armi, abbattendo le certezze morali dei personaggi e degli spettatori.

.

.

.

6.  GRAVITY  (di Alfonso Cuaron, USA)

Nel 2013, quando pensiamo di aver visto ormai tutto, soprattutto al cinema, un film riesce ancora a stupire, riconsegnandoci quel senso di meraviglia fondamentale per il cinema. Gravity è un’opera magistrale, un lavoro di altissimo livello sotto ogni aspetto, regia, sceneggiatura, recitazione, effetti speciali, sonoro, musica, tecnica, costruzione della tensione, un film che ti prende, ti assorbe, ti fa entrare nello spazio, ti fa ammirare quanto vedi, e ti fa esclamare “wow” all’inizio, durante e alla fine del film. Non un film, ma una vera e propria esperienza sensoriale.

.

.

.

5.  THE WOLF OF WALL STREET  (di Martin Scorsese, USA)

Il Satiyricon di Martin Scorsese è uno spietato, acido, allucinogeno, orgiastico affresco sull’eterna propensione dell’uomo verso il peccato, verso il potere, verso un qualcosa che sia sempre di più rispetto a quello che si può realmente ottenere. Partendo dal mondo della finanza degli anni ’80 per capire come si è arrivata alla crisi dei giorni nostri, ma senza mai realmente interessarsi a raccontare la crisi o i meccanismi dietro l’economia globale, The Wolf of Wall Street è il più divertente, folle, audace, estremo film della carriera di Scorsese, guidato da una mastodontica interpretazione di Leonardo DiCaprio.

.

.

.

4.  BEFORE MIDNIGHT  (di Richard Linklater, USA)

Se non siamo in presenza della trilogia miglior di sempre, siamo certamente di fronte alla trilogia più significativa. Richard Linklater, Ethan Hawke e Julie Delpy si incontrano al cinema ogni 9 anni dal 1995 ed è sempre magia, una formula che non stanca e anzi accompagna la crescita emotiva di ogni spettatore.Before Midnight è per ovvie ragioni il film più complesso, maturo e difficile dei tre, il momento in cui i nodi vengono al pettine per Jesse e Celine, e come sempre il trio di realizzatori tratta il tutto con spontaneità e cuore. In presenza di questa trilogia, ormai il confine tra cinema e vita reale è sempre più labile.

.

.

.

3.  A PROPOSITO DI DAVIS  (di Joel Coen & Ethan Coen, USA)

Lo stile dei Coen, la loro profondità, delicatezza e soprattutto ironia ormai la conosciamo tutti, per questo stupisce che riescano a migliorarsi costantemente di film in film, riuscendo a sfornare adesso una delle pellicole più importanti e significative della loro carriera. A Proposito di Davis è la storia di un fallito, il rapsodico racconto che si dipana in episodi e incontri della difficoltà di emergere nel mondo per coloro che, pur avendo talento, mancano di quell’inesplicabile ma decisivo “quid”, una mancanza ancora più forte in un business dominato dal profitto (e qui il discorso si estende facilmente al cinema). Retto da sontuose interpretazioni, una fotografia incredibile e la colonna sonora più bella dell’anno (il film è avvicinabile al musical), è un film che divide ma lascia inevitabilmente un segno.

.

.

.

2.  12 ANNI SCHIAVO  (di Steve McQueen, USA/Gran Bretagna)

Chi conosce lo stile rigoroso, durissimo, realistico di Steve McQueen, un’ artista con la A maiuscola che non lascia nulla all’immaginazione, sa che i suoi film vanno visti, assorbiti e digeriti, per poi lasciare un segno indelebile. Tutto ciò con un film che racconta l’incredibile storia di un uomo libero costretto per 12 anni alla schiavitù è solo moltiplicato, e assorbire stavolta il pugno allo stomaco è ancora più difficile. 12 Anni Schiavo però, oltre alla durezza e alla forza, ha un grandissimo cuore, quello del suo protagonista e la sua ostinata voglia di vita e libertà, contro tutto e tutti. Le interpretazioni di Chiwetel Ejiofor e Lupita Nyong’o nel film spezzano il cuore, ma quelle lacrime sono necessarie per rimarginare le ferite che una storia simile lascia senza appello.

.

.

.

1.  LEI  (di Spike Jonze, USA)

Tranquilli, per chi ancora avesse dubbi o paure, la riposta la fornisce Spike Jonze: al cinema esiste ancora l’originalità, e quando è abbinata al cuore e al talento nulla può batterla. Fa impressione pensare che il rapporto tra un uomo e una macchina possa diventare una delle più grandi storie d’amore mai viste al cinema, ma l’abilità di Jonze e il talento degli attori Joaquin Phoenix e Scarlett Johansson (quest’ultima recitando solo con la voce) ci dicono che è davvero possibile. Lei è uno specchio su un futuro ormai prossimo, su una società ormai contemporanea inabile ai rapporti interpersonali, eppure è un grido di speranza e d’amore fortissimo. Delicato, ironico e toccante, Lei possiede quella scintilla che solo i grandi film riescono a comunicare.

.

.

Insomma, scorrendo questo titoli direi che non ci possiamo lamentare del 2013 cinematografico. Ora col nuovo anno, con tante attesissime uscite, l’abbuffata fortunatamente continua.

 

4 pensieri su “I 10 Migliori Film del 2013

  1. Pingback: I 10 Migliori Film del 2014 | bastardiperlagloria2

  2. Pingback: I 10 Migliori Film del 2015 | bastardiperlagloria2

  3. Pingback: I 10 Migliori Film del 2015 | bastardiperlagloria

  4. Pingback: I 10 Migliori Film del 2016 | bastardiperlagloria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...