I 10 migliori film del 2012

2012 collage

di Emanuele D’Aniello

Mancava la Top Ten del 2012, un anno che è stato per il mondo del cinema molto interessante: forse avaro di capolavori assoluti e universalmente riconosciuto come tali, ma ricco di un livello medio-alto davvero notevole. Come sempre sono arrivati film importanti da tutto il mondo, di vario genere e realizzati da registi esperti e volti nuovi, ed è stato un anno particolarmente buono per gli incassi al cinema, record in America con ben 4 film che hanno superato il traguardo del miliardo di dollari.

Ovviamente è una classifica personale, ma che cerca di essere il più obiettiva e imparziale possibile. Ecco a voi i migliori film dell’anno appena passato.

TOP TEN 2010
TOP TEN 2011

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MENZIONI SPECIALI (in ordine casuale)

IL LATO POSITIVO  (di David O. Russell, USA)

Il cinema di David O. Russell da sempre esplora il concetto di famiglia, le sue contraddizioni e la sua unità. Con questo nuovo film, il migliore finora della sua carriera, il regista raggiunge un nuovo vertice nell’esplorazione della famiglia, puntando i fari sui singoli componenti e sui singoli stati d’animo. Un film fatto di emozioni, sentimenti, idee, figure danneggiate dalla vita ma non per questo depresse o sconfitte: la vita è un misto di gioie e dolori, è tragicomica, e questo film ce lo ricorda col sorriso sulle labbra.

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ANNA KARENINA  (di Joe Wright, Gran Bretagna)

Essere originali e creativi adattamento un romanzo stranoto in tutto il mondo e portato al cinema, in tv, al teatro, persino alla radio decine di volte, è davvero arduo. Solo un regista preparato tecnicamente come Joe Wright poteva concepire da un materiale così inflazionato un’opera così originale, audace, visivamente incredibile. Un film fatto di interni, di arredi, di pura scenografia che diventa protagonista, con la forma che diventa la sostanza, poichè nella società russa dell’800 la sostanza era davvero l’apparire ed i formalismi di facciata. Un esperimento che ha diviso e dividerà, ma nella concezione visiva pienamente riuscito.

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UN SAPORE DI RUGGINE E OSSA  (di Jacques Audiard, Francia)

La Bella e la Bestia si potrebbe dire, due figure piene di difetti che si incontrano e da quel momento non possono più vivere distanti. Un racconto sulla sopravvivenza fisica e soprattutto interiore, sulle note del melodramma realizzato con tocco moderno, un autentico trascinante viaggio fatto di sensazioni e sentimenti che si regge sulle straripanti performances dei due protagonisti.

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TAKE THIS WALTZ  (di Sarah Polley, Canada)

Un bellissimo film sull’infedeltà, sull’impossibilità dell’amore coniugale, che si fa character study di un personaggio eternamente infelice, enormemente efficace grazie alla solita poderosa performance di Michelle Williams. Un desolante ritratto fatto di illusioni e speranze, amore negato e passioni soffocate, che ci ricorda come la paura di veder la vita scorrere velocemente spesso fa perdere di vista la vera felicità quando è sotto mano.

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007: SKYFALL  (di Sam Mendes, Gran Bretagna)

Alzi la mano chi avrebbe mai potuto immaginare di ritrovarsi un film di James Bond in una classifica sui migliori film dell’anno. Il merito è di Sam Mendes che rivoluziona il mondo di 007 tenendolo comunque ancorato alla sua fiera tradizione, sfruttando i drammi del mondo attuale e mostrando il lato umano  di un personaggio troppo spesso negato. Tutto funziona, dallo script alla recitazione al lato tecnico, in una delle più grandi sorprese del 2012.

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REALITY  (di Matteo Garrone, Italia)

Pur cambiando totalmente genere, intelligentemente senza seguire la scia del successo diGomorra, il regista Matteo Garrone ci racconta una grottesca ed inquietante favola nera che in realtà è un pesante spaccato sulla società attuale italiana, sulla voglia di apparire ad ogni costo, sulla finzione che supera la vita reale. Con le idee giuste, il cinema italiano se vuole sa ancora dire la sua.

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LINCOLN  (di Steven Spielberg, USA)

Steven Spielberg ancora una volta ci consegna un film destinato a diventare un classico del cinema americano, un film che trasuda forza e rigore morale in ogni fotogramma. Il dietro le quinte della politica americana è al centro dell’attenzione, un racconto che ci ricorda il potere delle parole e del pensiero. La titanica prova di Daniel Day-Lewis, come sempre incredibile nell’immersione totale in un personaggio, è già immortale.

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DJANGO UNCHAINED  (di Quentin Tarantino, USA)

La nuova perla nella strepitosa filmografia di Quentin Tarantino, un velo pulp che copre il genere western e racconta come mai era stato fatto prima lo schiavismo prima della Guerra Civile Americana. Con i suoi dialoghi unici, i personaggi immortali e le trovate incredibili, Tarantino non sbaglia un colpo e si concede anche una forte riflessione, raggiungendo quella maturità tematica spesso è sottovalutata nei suoi lavori. Senza dubbio, un nuovo film cult per gli anni a venire.

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TOP TEN

10.  LOOPER  (di Rian Johnson, USA)

In un modo pieno di remake, reboot, sequel e franchise, trovare un’opera originale nel vero senso della parola è sempre più difficile. Rian Johnson, un giovane autore arrivato al terzo film (purtroppo ancora semi-sconosciuto in Italia) da tenere sempre più d’occhio, inverte la tendenza e ci regala un film che gioca con grandi maestria tra viaggi nel tempo e domande interiori. La risposta, fortunatamente, è grande cinema.

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9.  NO  (di Pablo Larrain, Cile)

Immaginiamo che per lo spettatore moderno, abituato o quasi assuefatto a tecnologie avanzate, 3D ovunque, motion capture, effetti speciali all’avanguardia, non deve essere semplice guardare un film girato volontariamente in bassa definizione, con una telecamera a mano degli anni ’80. Ma accettata la premessa, la visione sarà anche fondamentale. La tecnica di Larrain ci immerge nel mondo dell’epoca, nel Cile che cercava di emanciparsi da una dittatura, in una società spaccata, mostrandoci come il modo di realizzare una pubblicità possa essere il vero spartiacque tra vecchio e nuovo mondo.

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8.  ARGO  (di Ben Affleck, USA)

Si capiva che il Ben Affleck regista aveva davvero qualcosa da dire, e con questo terzo film la stella è definitivamente esplosa. Un fantastico esempio di filmaking che mischia con enorme maestria la ricostruzione storica, la satira cinematografica ed il thriller politico, teso e rigoroso dal primo all’ultimo minuto senza mezzi scenici ma solo col puro lavoro di sceneggiatura, montaggio e regia. Affleck, circondato da un cast pieno di caratteristi eccellenti, entra con merito nel novero dei grandi registi contemporanei.

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7.  RE DELLA TERRA SELVAGGIA (di Behn Zeitlin, USA)

La grande scoperta del 2012, una affascinante fiaba moderna intrisa di realismo che getta uno sguardo sulla realtà post-Katrina di una precisa parte d’America, interamente narrata dal punto di vista di una bambina che reagisce agli sconvolgimenti del mondo intorno a lei. Un film vero, autentico, che si regge su emozioni talmente forti da poterle toccare con mano. Il debutto di Behn Zeitlin non poteva essere migliore, bravissimo a confezionare un film piccolo piccolo con attori non professionisti, uno più bravo dell’altro. Per chi ancora crede, ovviamente sbagliando, che il cinema americano sia quello dei grandi e vuoti blockbuster.

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6.  MOONRISE KINGDOM  (di Wes Anderson, USA)

Il cinema di Wes Anderson è indigesto a molti e venerato dai suoi fans, ma quando anche lui racconto l’amore puro in maniera così sincera e reale, tutti rimangono colpiti. Il racconto di due adolescenti che scappano da adulti più infantili di loro è una perla nella filmografia di Wes Anderson, forse il suo vertice emotivo, uno spaccato di delicatezza con una tristezza di fondo sempre presente.

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5.  LAURENCE ANYWAYS  (di Xavier Dolan, Canada)

Il ragazzo prodigio Xavier Dolan sforna un’opera ambiziosissima per raccontare la storia di due innamorati con un problema: lui vuole diventare donna. Tranquilli, non è una commedia, ma un film dai sentimenti vibranti e dalla sincerità clamorosa. E’ incredibile come Dolan riesce a raccontare una vicenda così dolorosa, mantenendo intatto il peso emotivo, con tale energia, freschezza, voglia di vivere. La forma sposa la sostanza. Un film barocco, una gioia per gli occhi e per i cuori che regala al mondo un talento appena agli inizi.

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4.  ZERO DARK THIRTY  (di Kathryn Bigelow, USA)

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Uno dei migliori procedurali degli ultimi anni, un grande film sull’ossessione (di una donna e di una nazione), un racconto tesissimo sulla più grande caccia all’uomo che racchiude 10 anni di storia in 2 ore e mezza senza fiato. Il patriottismo è da un’altra parte (il film mostra senza paura i metodi coercitivi utilizzati dall’esercito americano) ma il realismo è sempre presente. L’ultima mezz’ora, il blitz finale per trovarsi di fronte il fantasma di una nazione, è semplicemente da pelle d’oca.

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3.  HOLY MOTORS  (di Leos Carax, Francia)

Ogni anno qualche giornalista o critico se ne esce con la solita frase, poi sempre smentita dai fatti: “il cinema è morto”. Il regista francese Leos Carax per supportare questa affermazione la smentisce in piena regola, realizzando uno dei film più strani, bizzarri, folli mai realizzati, un film impossibile da raccontare o spiegare, a cui non si può credere nemmeno durante la visione, e chi non lo capisce (tranquilli, non sono pochi) resta da ammirare la prova camaleontica di Denis Lavant. Finchè film assurdi come questo continueranno ad esistere, il cinema godrà una lunga e ricca vita.

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2.  AMOUR  (di Michael Haneke, Austria/Francia)

Il film più duro dell’anno nel senso letterale del termine, impossibile da madare giù, capace di far vivere allo spettatore la medesima esperienza agonizzante dei protagonisti. Consigliare a qualcuno film di Michael Haneke è come augurargli due ore di sofferenza. Il cinema dell’autore austriaco è da sempre così, una tortura oppure un cattivo scherzo per gli spettatori, ma per una volta l’approccio è diverso: sarà l’età, sarà il tema toccato, ma il film è pieno di sentimento e amore, pur narrando la fine della vita, una emotività in grado di attaccare lo spettatore e non mollarlo più. Il film si digerisce a fatica, ma una volta fatto, l’esperienza non si dimentica più

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1.  THE MASTER  (di Paul Thomas Anderson, USA)

C’era tanta attesa attorno al ritorno sulle scene di Paul Thomas Anderson, e come sempre il grande autore non ha deluso regalandoci uno dei suoi lavori più complessi, stratificati, difficili e ricchi di sfumature. Una fantastica relazione tra due personaggi, uno sguardo sulle ferite interiori dell’America post-bellica, una discesa negli Inferi nebulosi della psicanalisi, la scoperta del fascino malefico di un culto religioso. Soprattutto, la miglior recitazione d’insieme dell’anno.

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Insomma, scorrendo questo titoli direi che non ci possiamo lamentare del 2012 cinematografico. Ora col nuovo anno, con tante attesissime uscite, l’abbuffata fortunatamente continua.

 

5 pensieri su “I 10 migliori film del 2012

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