I 10 Miglior Film di Woody Allen

woody allen

di Emanuele D’Aniello

Woody Allen è uno dei più grandi e prolifici geni comici di tutti i tempi, popolarissimo in tutto il mondo e amatissimo da milioni di fans, capace con uguale abilità di passare da film esilaranti a struggenti drammi. La sua incredibile creatività lo ha portato a dirigere più o meno un film all’anno, sono infatti oltre 40 i lungometraggi (per la precisione ora come ora 45, ma ne ha già girato un altro per il prossimo anno) firmati dal talento new yorkese dal 1969, e questa enorme mole di lavoro gli ha permesso di realizzare molte storie lavorando con i più grandi attori degli ultimi decenni. Tutti conoscono i suoi clichè, le sue muse, le sue battute a memoria, le sue ambientazioni, i suoi temi, e gli appassionanti non ne sono mai stanchi.

In onore dell’uscita del suo nuovo film “Magic in the moonlight” nei cinema italiani diamo uno sguardo alla sua carriera e ai suoi lavori tentando un’impresa impossibile: fare una classifica dei suoi 10 migliori film. 

 

10.  ZELIG (1983)

Le sperimentazioni di Woody Allen portate all’estremo, un finto documentario girato in bianco e nero su un personaggio assurdo, Leonard Zelig, un ebreo americano che riesce ad assumere le sembianze somatiche delle persone che lo circondano. Uno straordinario esperimento cinematografico in cui ogni elemento è curato fin nei minimi dettagli. E soprattutto una feroce critica alla società moderna, al conformismo dilagante, all’assimilazione forzata degli immigrati negli Stati Uniti, a come i media sanno creare, sfruttare e poi abbandonare le persone prive della personalità necessaria per sopravvivere nel mondo attuale.

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9. INTERIORS (1978)

La svolta nella carriera di Woody Allen. Dopo la pioggia di Oscar dell’anno prima, la fama mondiale raggiunta, sette film comici esilaranti, Allen spiazza tutti e volta totalmente pagina firmando il suo primo film drammatico, privo di colonna sonora e primo film in cui è solo regista, un chiaro atto d’ammirazione per i drammi familiari cari a Bergman. La conferma che, oltre al genio comico, Allen e’ un grande autore a tutto tondo. Dopo decenni di matrimonio i genitori di tre figlie annunciano la loro separazione provvisoria, ma quando in realtà il padre inizia una relazione con una nuova donna la famiglia si distrugge: la madre cade in depressione e le figlie, provando a starle vicino, mostrano tutta la loro fragilità, insicurezza e infelicità. Un fortissimo dramma psicologico sull’impossibilità di raggiungere la felicità anche all’interno di un nucleo familiare, sulla difficoltà di esternare e vivere con serenità le proprie emozioni, continuamente trattenute e soffocate. Prova maestosa del cast, stupende scenografie e fotografia, le inquadrature richiamano continuamente il lavoro registico del papà spirituale del film Ingmar Bergman.

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8. MATCH POINT (2005)

Dopo diversi flop commerciali e di critica la carriera di Allen era data per finita, invece nel 2005 si reinventa completamente allontanandosi dalla sua New York per spostarsi a Londra, gira un thriller che si affronta temi non nuovi, ma è un film fresco, forte, visivamente potente. Allen torna alla storia già brillantemente proposta in “Crimini e Misfatti” per sviluppare diverse tematiche, su tutte la caducità della vita a causa della fortissima influenza della fortuna e del caso: il nostro destino è come una pallina da tennis ferma sul nastro della rete, può cadere ugualmente di qua o di là. E su questo set il regista conosce una delle sue ultime muse, Scarlett Johansson qui bellissima e incredibilmente affascinante: la sua prima scena nel film è una delle introduzioni più sexy per un personaggio nella storia del cinema.

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7.  BROADWAY DANNY ROSE (1984)

Danny Rose il classico talent scout senza fortuna: ama il suo lavoro, ma ha solo clienti privi di talento che vorrebbe licenziare ma dei quali ovviamente finisce per affezionarsi troppo. E l’incontro con una carismatica donna complicherà solo le cose. Girato nel perfetto bianco e nero che tanto piace al regista, il film è uno dei più sinceri e potenti attestati d’amore non verso l’arte, spesso cinica e spietata, ma verso gli artisti, a cui dedica i valori della lealtà e del perdono. E poi contiene interpretazioni magnifiche da parte di Allen stesso e soprattutto Mia Farrow, qui in una rara, ma assolutamente perfetta, performance comica.

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6. MARITI E MOGLIE (1992)

Jack e Sally stanno per divorziare e chiedono aiuto a una coppia di amici, Gabe e Judy. Dopo aver sperimentato avventure extraconiugali, il loro progetto di divorzio rientra e i due si riconciliano, ma paradossalmente adesso a decidere di separarsi sono Gabe e Judy. Un dramedy amaro ricco di personaggi negativi e terribilmente nevrotici, una storia sempre tesa e piutossto agitata. E’ l’ultimo film di Allen con la moglie Mia Farrow prima della loro problematica e controversa separazione, e tutti questi problemi si riflettono nella tematica del film, la crisi di coppia è qui affrontata frontalmente e spogliata da ogni contesto sociale. E Allen oltre ad essere un grande scrittore dimostra di essere anche un grande regista per chi non lo avesse ancora capito, l’uso della macchina a mano continuamente scossa e mai ferma riflette benissimo le convulsione della storia e dei suoi personaggi.

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5. AMORE E GUERRA (1975)

Dopo gli esilaranti film comici della prima parte di carriera, Allen gira una commedia vera e propria in cui si ride tanto e si ha modo di riflettere quasi senza rendersene conto. Il nevrotico e debole Boris si innamora della cugina Sonia e per lei si trasforma in eroe, cimentandosi in un attentato contro Napoleone Bonaparte all’epoca dell’invasione francese della Russia. Allen rivede a modo suo “Guerra e Pace” e ne estrae una farsa divertente e coinvolgente, abbandonando la comicità esclusivamente fisica dei primi film lasciando spazi a riflessioni e monologhi amari. Le citazioni sono tante, la voglia del regista di far ridere è intatta ma la svolta verso le commedie più profonde e i film drammatici degli anni successivi è ormai definitivamente lanciata.

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4. HANNAH E LE SUE SORELLE (1986)

Woody Allen raggiunge un perfetto equilibrio tra dramma e commedia in una nuova rappresentazione molto critica della famiglia intesa come istituzione. Hannah è il centro della storia, pur non essendo il personaggio principale ogni momento si riconduce a lei: ha due sorelle, la maggiore inizia una relazione con il suo ex marito, la minore invece è segretamente il soggetto delle attenzioni amorose del suo attuale marito. Il cast corale funzione magnificamente, Michael Caine e Dianne Wiest, giustamente premiati con due Oscar, sono eccezionali. Si ride ma non troppo, si riflette ma non eccessivamente, potrebbe essere da alcuni considerato un difetto ma invece Allen mischia saggiamente i due generi maggiori con sapiente maestria, grande ironia e attenzione alla costruzione della storia.

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3. CRIMINI E MISFATTI (1989)

Cecità umana o divina? Cliff è un documentarista che, pur dichiarando tutto il suo amore per la collega e cercando di gettare più fango possibile sull’amante di lei, non trova corrisposto il suo sentimento. Judah è un facoltoso chirurgo rispettato tra la comunità ebraica new yorkese, tradisce continuamente la moglie con un donna che inizia ad ossessionarlo, e decide quindi di farla fuori. E timorosamente attende la punizione divina per il peccato mortale commesso, punizione che però non arriva. Il delitto paga perchè l’umanità è sola, nessuno ci osserva e quindi nessuno ci punisce. Questa la considerazione di un Allen raramente così laico e cinico: inutile attendere fantomatiche punizioni divine o aspettare che l’amore sia corrisposto, inutili struggersi l’anima, siamo soli e sempre lo saremo, non c’è catarsi nella vita, quindi viviamo bene in serenità le nostre scelte, paradossalmente cerchiamo di vivere serenamente anche i peccati commessi. Allen gioca a fare il Dostoevskij e ci riesce egregiamente.

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2. MANHATTAN (1979)

L’opera iconica di Woody Allen è una lettera d’amore alla sua città, una cartolina di New York e in particolare Manhattan, il cuore pulsante della Grande Mela, ricca di atmosfere magiche grazie ad un bianco e nero magnifico e la musica immortale di Gershwin. Dopo i successi di Io & Annie e il seguente Interiors, con questo film il regista raggiunge la piena maturità proponendoci una commedia divertente e sognatrice, che fa davvero bene all’anima. Non a caso è forse il film più ottimista e altruista in tutta la filmografia di Allen, pieno di momenti memorabili come l’elenco delle cose per cui vale la pena vivere o la scena finale densa di fiducia verso il prossimo prima delle magnifiche note di “Rhapsody in Blue” e le immagini mozzafiato di una New York mai così affascinante.

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1. IO & ANNIE (1977)

Il film di Woody Allen per antonomasia, il lavoro che lo consacra come grande cineasta e gli fa vincere gli Oscar più importanti, cosa inusuale per una commedia. Il comico Alvy Singer si è lasciato con Annie dopo un anno circa di relazione e si ritrova ora a raccontare la storia del loro rapporto: cercando di capire se alla base della rottura ci sono problemi derivati dall’infanzia riviviamo l’evoluzione del loro amore, dalle prime fasi di felicità fino alla definitiva rottura. Un capolavoro che ha fatto storia e scuola, il capostipite di milioni di commedie romantiche nevrotiche degli anni seguenti, un manifestato realistico e spietato sulle difficoltà di amare, amarsi e far derivare dall’amore una relazione resistente alle circostanze della vita quotidiana. E poi l’uso di ogni tecnica possibile: dalla voce fuori campo allo schermo diviso, dalla sequenza animata ai sottotitoli per i pensieri, e un personaggio Annie Hall che è stato per anni il simbolo del femminismo americano.

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E ora fateci sapere quali sono i vostri film preferiti di Woody Allen.

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