I 10 miglior film del 2010

2010

di Emanuele D’Aniello

Mancava la Top Ten del 2010, un anno che è stato per il mondo del cinema incredibile, ricco di grandi storie, grandi film e forse addirittura qualche capolavoro.

Ovviamente è una classifica personale, ma che cerca di essere il più obiettiva e imparziale possibile. Ecco a voi i migliori film dell’anno appena passato.

 

MENZIONI SPECIALI in ordine casuale

L’UOMO NELL’OMBRA (di Roman Polanski, Francia/Gran Bretagna)

Da sempre Polanski e thriller sono due sinonimi, ma se il primo gioca a fare l’Hitchcock,proprio il maestro del genere, i risultati non possono non essere eccelsi. Rivelazioni, sotterfugi, sorpresi, risvolti spionistici, c’è tutto quello che serve per avere un intrattenimento intelligente di primissima qualità.

.

.

DRAGON TRAINER  (di Dean DeBlois & Crhris Sanders, USA)

La Dreamworks ha sbancato i botteghini con i suoi film d’avventura, infarciti di cultura pop, dedicati ad un pubblico più infantile. Dragon Trainer è una inversione di tendenza gigantesca, un film quasi dallo stile Pixar, dove al centro ci sono i personaggi e le relazioni. Diverte e commuove i grandi e i più piccoli, cosa chiedere di più?

.

.

NON LASCIARMI (di Mark Romanek, Gran Bretagna)

La distopia è un genere classico della letteratura, traslato spesso al cinema ma raramente con la medesima efficacia. Il film di Romanek quantomeno è sincero, onesto, e molto forte nel ricostruire temi come l’identità e il rischio dell’omologazione, includendoli in un discorso più ampio sulle libertà individuali che diventa così tremendamente contemporaneo.

.

.

SOMEWHERE  (di Sofia Coppola, USA)

Lo stile di Sofia Coppola, già molto particolare e delicato, raggiunge qui picchi da cinema minimalista d’ispirazione asiatica, fatto di inquadrature fisse e lunghi silenzi. Dopotutto, come raccontare al meglio l’alienazione? Dai fortissimi echi autobiografici, Somewhere è anche e soprattutto uno splendido spaccato sul rapporto tra un padre e una figlia, fatto di tanto amore ma spesso reso problematiche dagli impegni quotidiani.

.

.

ANOTHER YEAR (di Mike Leigh, Gran Bretagna)

Le persone e il quotidiano sono i grandi temi che hanno sempre affascinato Mike Leigh. Non si tratta di neoralismo, siamo lontanissimi da quelle latitudini, ma propria di pura esplorazione degli elementi della vita che di trasformano in ciò che siamo, giorno dopo giorno. Probabilmente la cosa più difficile da fare al cinema è proprio quella di costruire personaggi credibili, e Leigh è un maestro nel ritrarre vere voci e nel tessere la più realistica tela di relazioni umane.

.

.

IL DISCORSO DEL RE  (di Tom Hooper, Gran Bretagna)

Il Discorso del Re è un’opera impeccabile, curata dal punto di vista formale e dosata al millimetro in ogni singolo passaggio, che emoziona, ispira, commuove. È un film fatto appunto di emozioni anche perchè tra la guerra, la balbuzie, gli scandali a corte, la storia vera e propria, tutto sembra solo per un pretesto per raccontare un’amicizia, quello tra il sovrano e il suo logopedista, un rapporto che presto supera i confini del normale contatto medico/paziente. E ovviamente, tutto raggiunge il suo culmine grazie ad interpretazioni davvero di primissimo livello.

.

.

.

THE FIGHTER  (di David O. Russell, USA)

Pensateci bene: tutti i miglior film sulla boxe, non parlano mai in realtà veramente di boxe. E anche questo il caso. David O. Russell dopotutto ama i personaggi più che le storie, e anche stavolta realizza in realtà un grande affresco sulla famiglia, sui rapporti disfunzionali all’interno di un nucleo stabile e sulla difficoltà della vita in provincia.

.

.

SHUTTER ISLAND (di Martin Scorsese, USA)

Sogno e realtà, pazzia e vita vera, dicotomie spesso indecifrabili e così simili. Elementi che Martin Scorsese affronta con intelligenza, realizzando un film di puro genere impregnato però di acutissima indagine psicologica e tanto dolore umano.

.

.

.

TOP TEN

10.  THE ILLUSIONIST (di Sylvan Chomet, Francia)

Jacque Tati non c’è più da anni, e riportare in vita lui e il suo cinema non è certo possibile. Alcuni elementi però possono aiutare: l’animazione, paradossalmente il genere che più si presta a quel linguaggio comico, e ovviamente una sceneggiatura rimasta incompiuta del grande maestro francese. Chomet ha il merito e l’audacia di realizzare un film di Tati senza Tati e al tempo stesso con Tati, qualcosa di inimmaginabile. E ci riesce. Vince questa sfida col rispetto per il materiale di partenza, con l’amore per l’autore francese e con una delicatezza propria dei suoi film.

.

.

.

9.  IL GRINTA (di Joel Coen & Ethan Coen, USA)

Un remake miglior dell’originale è merce rara, ma i fratelli Coen sono dei geni anche per riuscire in simili imprese. Film atipico nella filmografia del duo, Il Grinta è un film western purissimo, come non se ne fanno più, elevato grazie alla cura dedicata ai dialoghi e ai personaggi. Il film non ha il titolo di Mattie Ross, ma è lei l’autentica mattatrice del film e simbolo tematico, colei che con feroce determinazione e voglia di giustizia guida gli spettatori attraverso un viaggio incredibile.

.

.

.

8.  SCOTT PILGRIM VS THE WORLD (di Edgar Wright, USA)

Il film di Edgar Wright non è un film basato su un fumetto, è un autentico fumetto che prende vita sul grande schermo. Riporta al cinema magicamente non solo il look visivo, ma addirittura il ritmo, il tono e l’energia, soprattutto costruendo in maniera fedelissima un universo legato ai videogiochi. Fantastiche scene di lotta, battute e momenti esilaranti a ripetizioni, la strepitosa prova di Michael Cera, questo film si è meritato il suo status di cult e la piena iscrizione nella storia del cinema.

.

.

.

7.  127 ORE (di Danny Boyle, USA)

Spesso il cinema ci ha proposto thriller retti per tutta la propria la durata dalla presenza di un solo attore, il più volte intrappolato in qualche situazione estrema. Ci voleva però il linguaggio cinematografico e la sensibilità british di Danny Boyle per trasformare una trama simile in una esperienza di vita, un viaggio emozionale tout court che tocca le corde dell’animo e regala momenti indimenticabili. La prestazione di James Franco è naturalmente da incorniciare, regge in maniera incredibile la scena ed entra in contatto con gli spettatori riuscendo a trasmettere le proprie sensazioni, e tramite flashback ed un montaggio da videoclip Boyle non ci fa perdere un solo istante di questa esperienza poco raccomandabili. Una storia realmente accaduta, che solo il cinema poteva trasformare in un inno alla vita.

.

.

.

6.  UN GELIDO INVERNO (di Debra Granik, USA)

Saranno le terre aride e gelate, sarà l’inverno e suoi colori mortiferi, saranno i volti di personaggi abbrutiti da una vita difficile, ma già solo l’atmosfera di questo film è un’arma vincente. Un’atmosfera onnipresente, soffocante, melliflua, essa stessa una protagonista della storia. Teoricamente Winter’s Bone è un thriller, ma dietro le semplici etichette si nasconde una grossa esplorazione dei lati più oscuri delle persone, una indagine psicologica su quanto di brutto l’uomo è disposto a fare per sopravvivere. Romanzo di formazione e opera realista al tempo stesso, il film non nasconde mai i difetti della provincia americana, e con i volti emaciati di Jennifer Lawrence e John Hawkes regala qualcosa difficile da dimenticare.

.

.

.

.

5.  BLUE VALENTINE (di Derek Cianfrance, USA)

Una storia d’amore costruita sull’interpretazione dei due attori. Quanto di più semplice? Eppure questo film è tutto meno che semplice. Blue Valentine è un’opera complessa, matura, straziante, vera e così dannatamente forte nel trasmettere sentimenti universalmente dolorosi. Il passato, fatto di colori accesi e tanta voglia di stare insieme, e il presente, più spento cromaticamente e arato da continui compromessi e felicità soffocata. Ancora una volta, qualcosa di molto chiaro portato in avanti nella maniera meno standard possibile, con tanta onestà e amore per le difficoltà dei personaggi.

.

.

.

4.  IL CIGNO NERO (di Darren Aronofsky, USA)

Black Swan non è un film, ma un’esperienza sensoriale, un trip audio/visivo, un viaggio negli angoli più oscuri della psiche umana. La chiave di lettura per decifrare l’opera di Aronofsky e la sua poetica è una, un punto di contatto che ricorre in tutta la sua filmografia: l’ossessione, la sfrenata ambizione per raggiungere qualcosa che mai si raggiungerà, la voglia di essere perfetti e così rimanere immortali. E al tempo stesso, il corpo è sempre al centro nel cinema del regista, corpo inteso col concetto di carne, corpo vero, martoriato, fragile. Vediamo e soprattutto sentiamo ogni movimento muscolare, ogni piegamento di ossa, ogni torsione articolare. Mai come in questo film scrocchiarsi le ossa è stato tanto inquietante. Una Natalie Portman dimagrita e inaridita mette in gioco tutta la fragilità umana compiendo un lavoro fisico e di immersione nel personaggio semplicemente mostruoso. Il tema del doppio è stato trattato e interpretato innumerevoli volte tra cinema, tv, teatro e letteratura, ma qui la cifra stilistica di Aronofsky fa la differenza: nessun moralismo, nessuna fine indagine psicologica, solo cruda e nuda rappresentazione di quello che c’è dentro di noi.

.

.

.

3.  TOY STORY 3 (di Lee Unkrich, USA)

Difficilmente un sequel supera l’originale, ma Toy Story 2 lo ha fatto. Ancora più raramente il terzo capitolo è il film migliore di una trilogia, ma Toy Story 3 compie anche questo miracolo. I giocattoli non possono crescere ma Andy, il loro proprietario, si e quando è pronto per andare al college quale sarà il destino di Woody, Buzz e tutti gli altri? Toy Story 3 è un trionfo di scrittura cinematografica, un mix favoloso di tanti generi dosati con ritmo e divertimento. Ricco di tante citazioni di film del passato e di alcune immagini visivamente incredibili questo terzo Toy Story è soprattutto una straordinaria e triste metafora sulla crescita delle persone: sui bambini che diventano grandi e perdono i contatti con i divertimenti dell’infanzia, ancora di più sugli adulti (basta vedere i giocatoli che quando non servono più sono abbandonati nell’asilo) che lasciano gli anziani nelle case di riposo lontano dalle persone che amano. Spesso si dice che i film Pixar sono più per un pubblico adulto, questo film lo è ancora di più, specificatamente per una fascia d’età compresa tra i 20 e 30 anni (alla luce di uno dei finali più belli e commoventi mai realizzati) narrando con grande profondità e molta nostalgia la difficile e improvvisa fase di passaggio dall’adolescenza al mondo degli adulti. Forse se si potesse sempre divertirsi con i giocattoli e restare innocenti questo sarebbe un mondo migliore.

.

.

.

.

2.  THE SOCIAL NETWORK (di David Fincher, USA)

The Social Network è un film che parla di tante cose, ma sicuramente NON è un film su Facebook, e questo è paradossale ma estremamente significativo. Il film è soprattutto una gigantesca metafora sul mondo moderno, sugli anni che stiamo vivendo, sulla nostra società, su come sono cambiati i rapporti umani. Ed è al tempo stesso una grande storia americana, una storia di furbizia, determinazione, intraprendenza e ambizione, la storia di un ragazzo si intelligente ma normale diventato il più giovane miliardario al mondo incarnando perfettamente lo spirito del capitalismo. Molte volte fuori luogo si sente dire l’espressione “opera generazionale” ma questa pellicola lo è di certo. Raramente un film in tutte le sue componenti ha saputo racchiudere lo Zeitgeist di un tempo: siamo di fronte al nostro Gioventù Bruciata, al nostro Easy Rider, al nostro The Breakfast Club, al film che meglio di tutti definisce l’era di internet e la nuova America: è un film di vittoria e sconfitta, di innovazione e ispirazione tramite personaggi cinici e detestabili, un ‘opera complessa sulla complessità del mondo in cui viviamo oggi.

.

.

.

1.  INCEPTION (di Christopher Nolan, USA)

In un mondo dominato da remake, sequel, prequel, reboot, arriva questo film e spazza via tutto. Perchè nulla è come Inception e probabilmente nulla sarà come Inception dopo. Un universo parallelo, un viaggio mentale, un continuo scartare livelli della psiche che nemmeno si pensa di avere. Inoltre, grazie al rapporto tra Cobb e Mal, la manifestazione dei sensi di colpa del primo, Inception è anche un racconto sui rapporti umani, su quanto il desiderio possa sfociare nella follia, su come ogni azione umana è guidata dalla passione, sull’amore che diventa irrazionalità. Inception ha calore, ha un cuore che batte, e batte così forte che nell’ultima scena noi spettatori rimaniano dilaniati ma il protagonista ha già compiuto la sua scelta precisa facendosi beffa di ogni ambiguità e ogni dubbio: ha compiuto una scelta di cuore. Dopo Inceptionnon si sogna più nello stesso modo, non si ascoltano più le note di “je ne regrett rien” nello stesso modo, non si pensa più nello stesso modo, soprattutto non si sottovaluta più l’intelligenza dello spettatore. E noi per tutto questo siamo davvero grati. Buon sogno a tutti.

 

 

7 pensieri su “I 10 miglior film del 2010

  1. Pingback: I 10 migliori film del 2011 | bastardiperlagloria2

  2. Pingback: I 10 migliori film del 2012 | bastardiperlagloria2

  3. Pingback: I 10 Migliori Film del 2013 | bastardiperlagloria2

  4. Pingback: I 10 Migliori Film del 2014 | bastardiperlagloria2

  5. Pingback: I 10 Migliori Film del 2015 | bastardiperlagloria2

  6. Pingback: I 10 Migliori Film del 2015 | bastardiperlagloria

  7. Pingback: I 10 Migliori Film del 2016 | bastardiperlagloria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...