Gli 80 Miglior Film degli Anni ’80 (Seconda Parte)

Top 100 winner

di Emanuele D’Aniello

La scorsa settimana abbiamo iniziato una folle cavalcata per scoprire gli 80 miglior film degli anni ’80, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche

posizioni 80-71

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70.  UN PESCE DI NOME WANDA  (di Charles Crichton, Gran Bretagna 1988)

Una delle migliori commedie britanniche di tutti i tempi, Un Pesce di nome Wanda, servendosi del talento di due ex Monty Python, è una esilarante commedia degli equivoci che evidenzia i contrasti tra inglesi e americani, diverte per tutta la durata del film e coinvolge grazie ad un intreccio davvero ben fatto. Le interpretazioni magnifiche fanno il resto, davvero il non plus ultra per gli amanti della comicità inglese.

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69.  INTERCEPTOR 2 – IL GUERRIERO DELLA STRADA  (di George Miller, Australia 1981)

Il secondo capitolo delle avventure di Mad Max è il più osannato della saga da pubblico e critica, un trascinante caleidoscopio di azione in un mondo post-apocalittico in cui regna la legge della strada e gli uomini combattono tra di loro per il possesso della benzina. Un film ed un personaggio iconico che ha consacrato in tutto il mondo la stella di Mel Gibson ed il cinema australiano.

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68.  BIG  (di Penny Marshall, USA 1988)

Raro caso di remake americano di un film italiano, il film di Penny Marshall si inserisce perfettamente nella grande commedia americana degli anni ’80, ma ne evita gli spunti più farseschi alla John Landis per approfondire il lato sognante e sentimentale. E poi c’è Tom Hanks: avrà anche vinto due Oscar per le prove enormemente complesse e difficili in Philadelphia e Forrest Gump, ma questa rimane la sua migliore interpretazione. Hanks e il film sono divertenti, trascinanti e credibili pur nell’assurdità della premessa, e creano un cult tuttora indimenticabile.

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67.  L’ULTIMO METRO’  (di Francois Truffaut, Francia 1980)

La Francia occupata dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, con le sue contraddizioni e difficoltà, e sempre con la sua sontuosa dignità e amore verso l’arte, è stata ritratta splendidamente da Francois Truffaut nel suo terzultimo film, al tempo stesso un inno alla Francia e al teatro del suo paese. Recitato divinamente, con la forza dei protagonisti Catherine Deneuve e Gerard Depardieu, e curato in maniera impeccabile, il film ancora più delle due opere successive rappresenta il testamento artistico di una delle più grandi figure nella storia del cinema.

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66.  LA COSA  (di John Carpenter, USA 1982)

Anche un grande maestro come John Carpenter può realizzare un remake (addirittura di un film del leggendario Howard Hawks) e solo un grande maestro come John Carpenter può superare l’originale. Mantenendo inalterata la fondamentale tematica centrale, vale a dire la paura del prossimo, l’impossibilità di fidarsi, il terrore che il nemico può essere vicino a te (e qui le ispirazioni socio-politiche sono evidenti ed infinite), Carpenter amplifica gli elementi horror, influenzato dalle “invasioni corporee” che il cinema di Cronenberg nel periodo proponeva scioccando il pubblico, e grazie ad effetti speciali magnifici realizza uno dei film più terrificanti degli anni ’80.

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65.  DRUGSTORE COWBOY  (di Gus Van Sant, USA 1989)

Tantissimi film hanno parlato della tossicodipendenza e di come questa attacchi particolarmente il mondo giovanile, ma pochissimi film lo hanno fatto con realismo e soprattutto senza falsi moralismi o sentimentalismi forzati. Gus Van Sant, un regista che da sempre ha un occhio di riguardo per la realtà sociale americana, ritrae il vero percorso di un tossicodipendente, dall’inizio alla fine, intrattenendo, divertendo, scioccando e facendo riflettere.

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64.  THIS IS SPINAL TAP  (di Rob Reiner, USA 1984)

Il mockumentary di Rob Reiner, che segue una finta rock band in varie situazioni, è un capolavoro di comicità, forma cinematografica e abilità nel ricostruire un’epoca. Un vero cult, imitato ed assimilato a memoria dai tantissimi fans, ricco di momenti divertenti per la stupidità dei suoi protagonisti. La fine del rock anni ’70 raramente è stata immortalata in modo così acuto e sferzante.

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63.  ARIZONA JUNIOR  (di Joel Coen & Ethan Coen, USA 1987)

Dopo aver esordito con un thriller/noir, per il loro secondo film i fratelli Coen scelgono un genere completamente diverso, una commedia farsesca che prende a piene mani dallo stile slapstick e screwball. Con due film totalmente opposti i Coen impongono il loro stile, ricco di situazioni fuori dalle righe e personaggi stralunati. Qui si raggiunge l’apice, l’esilarante follia di alcuni momenti e le battute al fulmicotone rimangono impareggiabili, grazie ad uno stile mai esagerato e ad attori sempre in parte.

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62.  ZELIG  (di Woody Allen, USA 1983)

Le sperimentazioni di Woody Allen portate all’estremo, un finto documentario girato in bianco e nero su un personaggio assurdo, Leonard Zelig, un ebreo americano che riesce ad assumere le sembianze somatiche delle persone che lo circondano. Uno straordinario esperimento cinematografico in cui ogni elemento è curato fin nei minimi dettagli. E soprattutto una feroce critica alla società moderna, al conformismo dilagante, all’assimilazione forzata degli immigrati negli Stati Uniti, a come i media sanno creare, sfruttare e poi abbandonare i fenomeni mediatici del momento spesso privi della personalità necessaria per reggere la fama.

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61.  DIE HARD – TRAPPOLA DI CRISTALLO  (di John McTiernan, USA 1988)

Se c’è un film che ha riscritto le regole del genere, rivoluzionato l’action ed influenzato tutti i film successivi, quello è indubbiamente il primo Die Hard, autentica icona degli anni ’80, il film che lanciato la stella di Bruce Willis, fino quel momento brillante attore di una commedia tv. Avvincente, senza un attimo per respirare, scritto benissimo, ricco di frasi memorabili e con due personaggi immortali, l’eroe John McClane e il cattivo Hans Gruber, da allora al cinema non si può più uccidere senza prima pronunciare una bella battuta graffiante.

 

 

6 pensieri su “Gli 80 Miglior Film degli Anni ’80 (Seconda Parte)

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