Gli 80 Miglior Film degli Anni ’80 (Quinta Parte)

Top 100 winner

di Emanuele D’Aniello

Ormai abbiamo iniziato una folle cavalcata per scoprire gli 80 miglior film degli anni ’80, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare. Ricordando come questo elenco sia il più imparziale possibile, e come la differenze tra i vari titoli sia davvero minima, perchè parliamo del meglio tra centinaia di migliaia di pellicole realizzate, continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche

posizioni 80-71

posizioni 70-61

posizioni 60-51

posizioni 50-41

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40.  UNA TOMBA PER LE LUCCIOLE  (di Isao Takahata, Giappone 1988)

Raramente si vedrà ancora un film tanto triste, di sicuro è il film d’animazione più drammatico e commovente mai realizzato nella storia del cinema. Con grande poesia, delicatezza e soprattutto tanto duro realismo, il film racconta il modo terribile con cui il dramma della guerra si abbatte sui bambini, coloro che non possono reagire e sono le prime vittime innocenti. Con un capolavoro del genere, si piange, si riflette, e si interroga la propria anima.

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39.  NATO IL 4 LUGLIO  (di Oliver Stone, USA 1989)

Oliver Stone non è un regista che va per il sottile, non lo ha mai fatto e non lo farà mai. Il suo grande impegno politico e anti-militarista è esplicitato in diverse opere, Nato il 4 Luglio ne è un grande esempio: non il suo miglior film, non un film esente da retorica, ma un’opera enormemente complessa che indaga partendo da un personaggio lungo tutto il percorso ideologico e materiale di una guerra, dal nazionalismo patriottico alle presa di coscienza pacifista, passando naturalmente per il contatto con i campi di battaglia. L’intensissima prova di Tom Cruise, forse la migliore in carriera, la prima che lo trasforma da sex symbol ad attore maturo, è decisiva per far assimilare questa storia.

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38.  GANDHI  (di Richard Attenborough, Gran Bretagna 1982)

La biografia di Gandhi, una delle più grandi ed importanti personalità della storia, è un imponente film epico sullo stile degli anni ’60, ma al tempo stesso una storia piccola e delicata sull’esistenza di un uomo che tanto ha dato e poco ha ricevuto. La stratosferica interpretazione di Ben Kingsley, nella prova che lo rivela al mondo, dona immenso spessore e grande cuore all’intero film.

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37.  BREAKFAST CLUB  (di John Hughes, USA 1985)

Simbolo del cinema generazionale, apice del filone scolastico degli anni ’80, è il capolavoro di John Hughes, l’autore che per anni ha parlato agli adolescenti americani rappresentandoli meglio di chiunque altro, con ironia e tanta profondità. In pieno yuppismo, ancora prima dei drammi sociali futuri e dei film sui bambinoni, il film capta il malessere di una generazione e le difficoltà dei giovani di costruire un futuro.

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36.  THE ELEPHANT MAN  (di David Lynch, Gran Bretagna 1980)

Tratto da una incredibile storia vera, uno dei film più lineari e e classici di David Lynch è una grande storia sulla dignità e sul dolore, sull’accettazione del diverso e la tolleranza, realizzata in un sontuoso bianco e nero. La ricostruzione dell’Inghilterra Vittoriana è precisa, nella scena e soprattutto nei modi dei personaggi, e la difficile interpretazione di John Hurt rimane impressa nella mente di tutti.

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35.  BRAZIL  (di Terry Gilliam, Gran Bretagna 1985)

Brazil sta al cinema come “1984” sta alla letteratura. Il delirante futuro distopico mostrato da Terry Gilliam – grande appassionato tra l’altro dell’opera di George Orwell – è incentrato sulla burocrazia, che negli anni ha distrutto le identità degli uomini, che devono semplicemente sottostare all’apparato principale. È uno dei film meglio girati in funzione dell’idea e questo è stato reso possibile senza dubbio dalla presenza di Gilliam non soltanto in veste di regista ma anche in quella di soggettista e sceneggiatore. Lui sa bene cosa ha in mente e lo mostra senza vergogna; questo non rende Brazil adatto a tutti, ma il risultato è comunque interessante poiché lo colloca al confine tra un cult e un classico. Nonostante sia evidente una volontà satirica, la stessa viene rivelata in maniera molto sottile, lasciando indizi più che prove. Sta poi allo spettatore interpretare al meglio la morale di fondo. Un film caldamente consigliato a chi è alle prese ogni giorno con caotici problemi di carattere burocratico.

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34.  TERMINATOR  (di James Cameron, USA 1984)

Prima che fosse il re del mondo, il regista dagli incassi record, l’uomo che tutto trasforma in oro, James Cameron era solo un artigiano del cinema, il classico outsider lontano dell’industria hollywoodiana e realizzava film a basso budget ma già rivoluzionari. Terminator ha cambiato un genere, ha fuso action e sci-fi, ha creato un filone e generato frasi e personaggi entrati nel mito.

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33.  LA SIGNORA DELLA PORTA ACCANTO  (di Francois Truffaut, Francia 1981)

Francois Truffaut ha spesso parlato d’amore e di rapporti umani al limite, ma il suo penultimo film è il raggiungimento di una visione radicale ed estrema sul sentimento che diventa istinto primordiale, selvaggio, incontenibile, e quindi dannoso. Pochi film hanno rappresentato al meglio l’amour fou, grazie anche alle intense e credibilissime prove dei due protagonisti. L’amore fa soprattutto male, e questo film ce lo ricorda benissimo.

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32.  IL TEMPO DEI GITANI  (di Emir Kusturica, Jugoslavia 1988)

Emir Kusturica è colui che ha dato al mondo una importante e decisiva visione sulla comunità rom, e questa sua opera omnia (purtroppo mai uscita in Italia nella sua durata intera di quasi 5 ore) è un grande romanzo di formazione che parla della vita. C’è tutto in questo film, soprattutto la perdita dell’innocenza dell’essere umano che nasce buono ma viene corrotto dal mondo e dalla vita stessa, fatta di dolori più che di gioie. Kusturica lo racconta senza mai cadere nel melodramma, ma col suo tocco unico tra il sognante e il fantastico.

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31.  LAPUTA: CASTELLO NEL CIELO  (di Hayao Miyazaki, Giappone 1986)

Tanti sono i film di Hayao Miyazaki, tanti sono quelli che rappresentano al meglio la sua visione, ma Laputa raccoglie dal primo all’ultimo elemento la poetica del grande animatore giapponese: c’è praticamente tutto, ironia, commozione, il volo, il fantastico, la natura, personaggi non umani bizzarri, protagonisti giovanissimi, cattivi spiritosi. Soprattutto, è un film che conquista fin dall’inizio, ed è realizzato con una tecnica visiva meravigliosa.

3 pensieri su “Gli 80 Miglior Film degli Anni ’80 (Quinta Parte)

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