Gli 80 Miglior Film degli Anni ’80 (Prima Parte)

Top 100 winner

di Emanuele D’Aniello

Ok, ci abbiamo presto gusto e ora ci riproviamo. Dopo aver stilato la classifica del decennio 2000, e poi la classifica degli anni ’90, è la volta di sbizzarrirsi con gli anni reaganiani, gli anni dello yuppismo, gli anni che segnano il ritorno del potere degli studios, l’esplosione della commedia americana e l’avvento di numerosissimi film iconici, insomma gli anni ’80. Ricordo sempre che questa non è una classifica scientifica, ma ho cercato ancora una volta di includere il meglio del meglio, senza pregiudizi e rimanendo più imparziale possibile. I criteri utilizzati si collegano alle recensioni critiche ottenute e l’importanza e l’influenza dei film raggiunta nel corso degli anni, e infine ovviamente il gusto personale. Non perdiamo troppo tempo nel vedere le posizioni, quelle sono stabilite per evitare un banale elenco alfabetico di titoli, pensiamo piuttosto che con simili pellicole la differenza, ad esempio tra il numero 79 e il numero 3, è più che minima.

Iniziamo dunque questa lunghissima cavalcata settimanale per scoprire gli 80 migliori film degli anni ’80!

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80.  A SPASSO CON DAISY  (di Bruce Beresford, USA 1989)

Nella sua delicatezza e semplicità, quasi didascalica ma mai banale, A Spasso con Daisy è un film delizioso, divertente, edificante, piacevole e commovente, qualità non comuni che spesso film molto più impegnati e rivoluzionari sottovalutano. Il rapporto tra una scontrosa signora ebrea e il suo autista nero si trasforma pian piano in una vera e profonda amicizia, base fondamentale per affrontare l’annoso problema del razzismo nel sud degli Stati Uniti. La prova che per realizzare un buon film basta soltanto l’idea giusta.

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79.  STAND BY ME  (di Rob Reiner, USA 1986)

Tratto da un racconto di Stephen King, è difficile pensare che il maestro dell’horror abbia preparato per il cinema uno dei film più delicati e realistici sull’adolescenza, una vera ode all’amicizia, in cui il giusto mix tra sentimento e avventura rapisce lo spettatore e scalda il cuore. Bravissimi i ragazzi, tutti attori divenuti poi nel futuro famosi, certo con alterne fortune.

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78.  MOMENTI DI GLORIA  (di Hugh Hudson, Gran Bretagna 1981)

La quintessenza del cinema sportivo, un film in cui i valori della lealtà e del sacrificio trionfano, ed il parallelo tra vittoria nello sport e riscatto nella vita (in questo caso addirittura dall’intolleranza) diventa cruciale. L’imitatissima sequenza iniziale, resa immortale dalla colonna sonora di Vangelis che tutti conoscono e di cui tutti ormai abusano in un qualsiasi evento sportivo, segna il passaggio da semplice film a icona culturale.

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77.  ATTRAZIONE FATALE  (di Adrian Lyne, USA 1987)

Riuscito connubio tra erotismo e thriller, l’opera di Adrian Lyne è una morbosa e sagace decostruzione del mito della tipica famiglia americana, che esaspera lo yuppismo del periodo quasi in salsa horror, dando forma alle paura di ogni maschio, cioè che un’ipotetica infedeltà possa trasformarsi in un incubo. Formalmente curato, la straniante e strepitosa performance di Glenn Close collabora al successo.

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76.  IL SENSO DELLA VITA  (di Terry Gilliam e Terry Jones, Gran Bretagna 1983)

Il cinema del famosissimo gruppo comico inglese Monty Python è unico nel suo genere e paragonabile praticamente a nulla, ed è meglio così. Dei loro film il miglior rimane Il Senso della Vita, perchè sfruttando la formula a sketch, mutuata dai loro programmi televisivi in cui sguazzano perfettamente, possono permettersi di prendere in giro una miriade di argomenti, irridere tutto e salvare niente. Si ride e si riflette, dopotutto anche questo è il senso della vita.

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75.  VIDEODROME  (di David Cronenberg, Canada 1983)

Quando si sostiene che David Cronenberg è da sempre, fin dagli esordi, un regista che vive nel futuro e realizza un cinema che parla a generazioni avanti minimo 20 anni, si pensa sempre a Videodrome, un’opera inclassificabile, al confine tra fantascienza e horror, che esteriorizza in maniera paurosamente affascinante il potere perverso della televisione. In particolare, il modo con cui la violenza senza più filtri e freni inibitori dilaga in tv riuscendo ad influenzare in maniera più o meno subdola lo spettatore. Per stomaci forti, ma soprattutto per cervelli svegli.

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74.  LA MOSCA  (di David Cronenberg, USA 1986)

Uno dei capolavori di David Cronenberg rappresenta la summa della sua poetica cinematografica, l’ossessione per le trasformazioni corporee che infettano l’uomo e la sua anima, la creazione di scioccanti ibridi uomo/macchina (in questo caso toccherebbe dire uomo/insetto). Ma il film, nonostante il forte disgusto per il riuscitissimo trucco di Stephen Dupuis, mantiene inalterato l’impatto emotivo, la pietà per il protagonista è inalterata anche per le grandiose interpretazioni di Jeff Goldblum e Geena Davis.

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73.  AKIRA  (di Katsuhiro Ōtomo, Giappone 1988)

Se ci fossero dubbi, l’animazione giapponese non è solo quella poetica e fantasiosa dello Studio Ghibli, ma anche quella che discende dai manga. Akira ne è la prova, un film indubbiamente debitore della fantascienza americana, ma ancora figlio delle paura giapponesi sugli effetti dell’atomica della Seconda Guerra Mondiale. L’animazione non è tutta rosa e fiori, non è solo per bambini: vedere per credere.

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72.  FITZCARRALDO  (di Werner Herzog, Germania 1982)

Come un può film che parla di desideri irrealizzabili e sogni che diventano ossessioni essere realistico e colpire nel segno? Semplice, mettendo in scena davvero quel sogno che si fa ossessione, passando per la follia. Il film vede il protagonista, deciso a portare l’opera lirica nel bel mezzo dell’Amazzonia, autore di un folle progetto che prevede di trascinare un enorme battello a vapore su una montagna fino ad un appezzamento di terra selvaggia: oggi chissà quale effetti speciali si userebbe, invece Werner Herzog decise di trascinare realmente il battello su una montagna, e le immagini incredibili del film sono tutte vere, e costarono anche feriti e due morti. Solo un’impresa così folle può rappresentare al meglio il carattere di Herzog e la sua tormentata collaborazione con l’attore feticcio Klaus Kinski.

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71.  MISSING  (di Costantin Costa-Gravas, USA 1982)

Il cinema politicamente impegnato di Costa-Gravas, gettando un occhio sul dramma dei desaparecidos durante i colpi di stato sudamericani degli anni ’70, probabilmente non era mai stato così umano e caldo, grazie ad una storia profondamente toccante e alla straordinaria interpretazione di Jack Lemmon. Ci indigniamo per la situazione politica del Cile mostrata nel film, ed al tempo stesso proviamo angoscia ed enorme vicinanza per un padre che vuole semplicemente avere notizie sul figlio scomparso, e paradossalmente non vedendolo più impara a conoscerlo come mai aveva fatto.

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