American Sniper – recensione

American sniper (nuove immagini ufficiali del film)

American Sniper di Clint Eastwood, con Bradley Cooper, Sienna Miller   USA 2014

di Emanuele D’Aniello

Probabilmente non siamo stati gli unici ad accorgerci del fallimento di Jersey Boys, e lo stesso Clint Eastwood ha voluto tirare fuori un secondo film nello stesso anno per rimediare. Ritenta, sarai più fortunato, dice l’adagio. Ma se due indizi fanno una prova, dobbiamo iniziare a preoccuparci. American Sniper non è brutto film, ma un film fatto abbastanza male, scritto ancora peggio, su un soggetto assolutamente privo di valore cinematografico.

Chris Kyle non è un eroe, e nel film stesso non compie una sola azione autenticamente eroica. E’ un soldato che ha compiuto il proprio dovere, e anzi, tra gli stessi americani molti hanno sollevato il dubbio sull’elogiare una persona che, fondamentale, ha ucciso e basta. Prendere ad esempio la vita di Kyle per proseguire il discorso della dipendenza dalla guerra, già affrontato con risultati migliori da The Hurt Lockerad esempio, è piuttosto sbagliato. Così facendo, American Sniper diventa a tutti gli effetti il classico film propagandistico, un film a tesi in cui c’è spazio solo per il bianco e il nero. Eastwood spesso ha sollevato interessanti questioni che lo hanno ritratto come un repubblicano assolutamente controcorrente – l’eutanasia in Million Dollar Baby, la tolleranza multiculturale in Gran Torino, l’omosessualità in J. Edgar – eppure adesso ci presente un film in cui esiste una guerra per cui vale la pena fieramente combattere e soldati che devono proteggere i più deboli anche da chi non è in grado di farlo. Tutto ciò nel modo più diretto, meno sottile e più banale possibile.

American Sniper è realmente un’agiografia non solo di Chris Kyle, ma del patriottismo americano come non se ne vedevano da tempo. Certo, qualche complessità psicologica ogni tanto prova ad apparire, ma è schiacciata dal peso morale e anche un po’ fatalista della missione centrale. Tale discorso potrebbe anche andar bene se la realizzazione aiutasse, ma la messa in scena e la scrittura non sono di primo livello. Il film si sviluppa su un doppio binario: piatto e a tratti noioso nelle scene di guerra, scontato e monocorde nelle scene domestiche. Uno dei grandi difetti della regia di Eastwood degli ultimi tempi è proprio la mancanza di energia, un elemento che ovviamente diventa fatale quando si girano scene d’azione: i momenti in Iraq sono privi di guizzi, spesso ripetitivi e fin troppo semplicistici. Prendiamo la rappresentazione dell’arabo di turno, il cecchino Mustafa, un cattivo cattivo a 360° senza un lato grigio, che salta tra palazzi come fossimo in videogioco e lascia la scena in una sequenza in slow motion fin troppo sciatta. Le scene a casa invece hanno tutte lo stesso identico svolgimento: lui torna, c’è un problema, lei piange, fine. La povera Sienna Miller può fare pochissimo con un personaggio monodimensionale scritto tanto male.

Eppure, un ma c’è sempre. Non esageriamo infatti nel dire che Bradley Cooper salva il film. La sua è una interpretazione assolutamente grandiosa, non solo da un punto di vista meramente fisico, col corpo notevolmente ingrassato, ma soprattutto emozionale, in grado di dare vita da solo al proprio personaggio. C’è tutto l’impegno e la dedizione dell’attore, che ha conosciuto Kyle prima della sua scomparsa e infatti palpabilmente ha voluto rendergli giustizia, nel non voler disegnare un personaggio antipatico, ma un uomo problematico che combatte con un ardente fuoco interiore in costante contrasto con un naturale desiderio di serenità. In pratica il talento di Cooper ha dovuto scrivere l’arco emotivo del protagonista, non la sceneggiatura. Ed il calore umano che l’attore infonde al proprio personaggio permette anche ad Eastwood di riscattarsi, tratteggiando una pietas sincera, profondamente machista ma molto pura, con la quale è più facile empatizzare.

American Sniper è semplicemente un film non riuscito, in cui la totale assenza di poetica del conflitto si scontra con un sentimento guerrafondaio e virile. E’ stato quantomeno girato con sincerità, vero trasporto, voglia di giustizia, con una onestà che meritava indubbiamente ben altro risultato.

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3 pensieri su “American Sniper – recensione

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