L’Uomo d’Acciaio – recensione

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L’Uomo d’Acciaio (Man of Steel) di Zack Snyder, con Henry Cavill, Amy Adams, Michael Shannon, Russell Crowe, Kevin Costner, Diane Lane, Laurence Fishburne, Ayelet Zurer, Christopher Meloni, Richard Schiff, Harry Lennix, Antje Traue   USA 2013

di Emanuele D’Aniello

The Grandaddy of them all, direbbero quelli bravi in America. Superman è davvero il progenitore del mondo supereroistico, in ben due livelli: come personaggio, è il primo supereroe del mondo fumetti, colui che ha aperto la strada a tutti quelli successivi; come film, è il primo del genere, quel celeberrimo film di Richard Donner del 1978 ancora oggi amatissimo dai fans, che ha dato il via all’intero filone che solo negli ultimi anni è esploso e macina incassi con continuità impressionante. In questo rinnovato mondo cinematografico sembra quasi ovvio rivedere finalmente una nuova storia di Superman, naturalmente modernizzata e contestualizzata.

L’Uomo d’Acciaio è un’opera che va giudicata sotto diverse lenti e prospettive: come operazione commerciale (dare il via al nuovo universo cinematografico DC Comics), come operazione creativa (riscrivere il mito di Superman per il pubblico attuale, concependo una nuova storia delle origini), come primo capitolo di un nuovo franchise (ci sono tante porte aperte, domande, reazioni e conseguenze che devono ancora essere spiegate), e naturalmente come film a se stante. E’ difficile, ma nel giudicarlo non si può sottovalutare o dimenticare nessuno di questi aspetti. Ma un elemento riunisce tutte queste chiavi di lettura: questo è il Superman che vogliamo, che ci meritiamo, che i fans stavano aspettando. Questo è il film di Superman che finalmente rende giustizia ad un personaggio e ad una saga mai troppo apprezzata al cinema. I due primi film di Donner e Lester sono pietre miliari del genere, due buonissimi film, ma pieni di difetti (in entrambi i film, il finale) e molto invecchiati. Il terzo e quarto film è meglio far finta non siano mai esistiti. Il recente film di Bryan Singer del 2006 era più che altro un omaggio, una operazione nostalgia da 250 milioni di $ di budget che ha tradito ogni attesa. Per tanti anni la domanda era lecita: si può fare un grande film su Superman, il primo supereroe e il più famoso? Zack Snyder ha finalmente risposto: si, è possibile.

Certo, non è stato facile. Ci sono voluti anni e un team creativo di tutto rispetto al lavoro: Zack Snyder alla regia, David Goyer alla scrittura, Christopher Nolan alla produzione, e proprio l’influenza nolaniana è fortissima soprattutto nel mondo di raccontare le origini e nel mettere i piedi dell’eroe forzatamente in un mondo realistico. Questa è la prima vera arma vincente del film: pur parlando di un alieno dotato di incredibili poteri, pur assistendo a battaglie tra alieni che si lanciano in aria distruggendo ogni cosa, tutto risulta credibile e con delle regole ben precise, non c’è nulla di fumettistico nella resa visiva o di canzonatorio dell’approccio, è come se un alieno arrivasse davvero nel nostro pianeta. C’è una totale assenza di ironia (la più grande differenza rispetto ai film Marvel) ma questo è un bene perchè l’approccio serioso è importante in un film che deve nuovamente rendere credibile e accettato un personaggio simile. Il secondo passaggio, fondamentale, è stato quello di eliminare ogni riferimento, citazione, richiamo alla saga cinematografica iniziata da Donner, che aveva finito per schiacciare ogni film successivo su Superman, soprattuttoSuperman Returns, il cui motivo principale del flop è stata proprio la voglia di omaggiare fino alla parodia e all’imitazione i film degli anni ’70, come già detto belli ma datati, non più plausibili per gli scenari contemporanei. Goyer e Nolan (entrambi autori della storia di questo film) hanno riscritto una storia delle origini credibile, ridisegnato il mito ancorandolo al mondo odierno, caratterizzato e modernizzato i personaggi e le relazioni, eliminato i passaggi ormai ridicoli, rimanendo sempre fedelmente ancorati allo spirito e all’approccio insito nel Superman originale. Come storia delle origini L’Uomo d’Acciaio è semplicemente un racconto perfetto, spiega dettagliatamente il passato per costruire il futuro, mette ogni tassello sulla scacchiera e crea interessa. Nonostante questo, stride un po’ il paragone con altri grandi primi film, come Batman Begins o il primo Iron Man, perchè quelli funzionavano benissimo anche come film autonomi, mentre L’Uomo d’Acciaio si percepisce molto, forse troppo, come primo capitolo di un qualcosa di più grande, alla fine della pellicola si sente fin da subito il bisogno di un sequel come se non ci fosse un domani.

Questo autentico aggiornamento del mito di Superman ci presenta un eroe complesso, sfaccettato, molto umano (facendo una battuta, un paradosso considerando che si parla di un alieno). Non è più il “big blue boy-scout” che ha sempre la situazione in pugno e non ha mai dubbi, ma è un personaggio ricco per cui ogni azione è motivata. Al tempo stesso, il nuovo Clark Kent non è un eroe tormentato e triste come Bruce Wayne, non si fa quell’errore, è semplicemente una figura piena di interrogativi e alla ricerca di un percorso esistenziale: dopotutto, se Batman è storicamente definito dall’assenza dei genitori, la cui brutale e prematura morte porta Bruce Wayne a chiudersi in se stesso, Superman storicamente è definito dalla moltitudine di genitori, due kryptoniani e due terrestri, da cui eredita la speranza e la fiducia nel genere umano. E’ un Superman dubbioso ma mai dark, sempre ottimista, sempre pieno di speranza, il vero motore del film dall’inizio alla fine: un concetto che non è solo la S sul suo costume, ma il vero messaggio tematico del film, la speranza che non bisogna mai perdere. In questo senso, riuscitissima è la scelta del film di accentuare i toni cristologici insiti nel personaggio fin dalla sua nascita fumettistica, un parallelo tra le due figure logico e affascinante, continuamente sottolineato con dialoghi e immagini molto forti, che fanno del protagonista molto di più di un supereroe.

I difetti comunque non mancano. Un terzo atto troppo lungo, molti temi iniziati e non chiusi (su tutti, la reazione del genere umano al’arrivo di un alieno potentissimo), diverse scene d’esposizione che certamente sono fondamentali in una storia dell’origini, ma sommate finiscono per rallentare la narrazione. La cosa positiva è che molti di questi difetti, quando diciamo che L’Uomo d’Acciaio deve essere inevitabilmente giudicato anche e soprattutto come primo capitolo di un franchise in costruzione, possono essere corretti nel sequel. Ma se dovessimo giudicarlo in maniera indipendente,L’Uomo d’Acciaio rimane comunque convincente. E’ un film imponente, grandioso, coinvolgente, altamente spettacolare, una meraviglia per gli occhi, anche chi non ama l’uso massiccio della CGI, come il sottoscritto, non può non rimanere a bocca aperta per alcuni degli effetti speciali più avanzati mai visti al cinema, e Superman che vola o che combatte nei cieli nel finale sembra praticamente reale, come se alzassimo gli occhi e ce lo ritrovassimo sopra le nostre teste. Merito va finalmente dato al regista Zack Snyder, un visionario spesso bistrattato a ragione (e chi scrive ora ritiene il suo ultimo Sucker Punch uno dei più brutti film di tutti i tempi) che dopo aver decostruito il mito dei supereroi con Watchmen, decide ora invece di costruire il supereroe per antonomasia, e lo fa partendo dalle basi cinematografiche, donandogli una grande dignità visiva. Le scene di battaglia sono imponenti, ed il regista abbandona per una volta il suo eccessivo uso del rallenty optando addirittura per la camera a mano nei momenti più concitati, dando un senso di realismo incredibile ad una battaglia tra due persone che volano. Snyder azzecca pure il tono visivo nel lungo prologo kryptoniano, girato con l’approccio al fantasy epico, e specialmente il tono nelle scene d’infanzia ambientate a Smallville, dove una fotografia luminosa e alcune riprese oblique quasi malickiane infondono uno spirito nostalgico e commovente. E naturalmente non possiamo lasciar da parte gli attori, chiamati a recitare finalmente dei personaggi vivi e caratterizzati. Un grande cast di volti nomi e affidabili caratteristi affolla i ruoli secondari, e nessuno sbaglia una sola nota, anzi, dispiace quasi che il minutaggio di Russell Crowe, Kevin Costner, Dianel Lane e Ayelet Zurer sia così poco. Michael Shannon si affida ad un overacting non esagerato per interpretare il suo villain, un generale Zod che per una volta non ha una motivazione banale come conquistare la Terra, ma vuole addirittura ricostruire Krypton sulla Terra: questo Zod è un cattivo dilaniato dall’interno, tormentato, costantemente afflitto dal senso di colpa per la distruzione di Krypton, e Shannon regala una grande prova. Amy Adams è una grande attrice e questo lo sappiamo già, la vera novità è la sua Lois Lane: non è più una damigella da salvare o una che stupidamente non si accorge che ha Superman al suo fianco per tutto il tempo, ma è una donna attiva, una giornalista costantemente a caccia, una donna pronta al sacrificio. Ed ovviamente per ultimo ci teniamo Henry Cavill: il più grande merito dell’attore inglese è quello di non far pensare mai, durante tutti i 132 minuti del film, a Christopher Reeve (il grosso errore invece di Brandon Routh in Superman Returns, che praticamente imitava Reeve): quello attuale è un Superman nuovo, un Clark Kent nuovo, e Cavill gli infonde profondità, carisma ed una pazzesca presenza scenica. Un problema però, sul quale si deve assolutamente lavorare, è la non grandissima chimica tra Cavill e la Adams, nelle loro scene insieme non c’è mai l’idea di due veri innamorati. Ultima nota di merito va alla colonna sonora di Hans Zimmer, e ormai ogni aggettivo per il compositore tedesco è superfluo: dopo la trilogia nolaniana di Batman, Zimmer compone ancora musica sorprendentemente energica e dinamica, lontana anni luce dallo storico tema di John Williams, ma anche diversa proprio da quella dedicata a Batman: sono note forti ma al tempo stesso romantiche, profondamente tristi, abili a costruire il climax finale e creare l’atmosfera.

Come detto in precedenza, L’Uomo d’Acciaio non è un film perfetto, non è un film indimenticabile, non è l’opera che cambia il genere come fu Il Cavaliere Oscuro ormai cinque anni fa, ma è un film convincente, esaltante, a tratti toccante, abilissimo nel costruire un doppio franchise, quello su Superman stesso e quello sul nuovo universo DC Comics. In poche parole, è il film su Superman che ci voleva nel 2013. Se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo davvero ritenerci soddisfatti e fiduciosi.

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