Gli Amanti Passeggeri – recensione

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Gli Amanti Passeggeri  (Los Amantes Pasajeros) di Pedro Almodovar, con Antonio de la Torre, Hugo Silva, Miguel Angel Silvestre, Javier Cámara, Carlos Areces, Raúl Arévalo, José María Yazpik, Guillermo Toledo, Lola Dueñas, Blanca Suárez, Cecilia Roth.   Spagna 2013

di Emanuele D’Aniello

Evidentemente lo stesso Almodovar iniziava un po’ a stancarsi della sua stessa carriera e filmografia. Un tempo era il re della commedia trasgressiva europea, poi è arrivato quel film spartiacque Tutto Su Mia Madre che ha iniziato un ricco decennio fatto di grandi film, molto seri, drammatici, maturi, nostalgici, complessi, riflessivi, sfociando addirittura due anni fa in un thriller/horror. Ci crediamo che dopo un decennio simile Almodovar stesso volesse cambiare registro, volesse tornare a sorridere, riabbracciando la commedia pura, realizzando questo film che assomiglia più ad un autentico sfogo creativo che non ad un ragionato e meditato ritorno al suo cinema degli anni ’80.

Ovviamente, parlando di un grande autore che non fa le cose tanto per farle, un senso ed una ancora tematica c’è sempre. Il film si svolge quasi completamente all’interno di un aereo in volo (a parte un breve prologo sganciato dal resto che serve solo a mostrare per la prima volta insieme Penelope Cruz e Antonio Banderas, i due attori feticcio del regista che qui omaggiano lui e gli spettatori, ed una sequenza forse troppo lunga con protagonista la giovane Bianca Suarez) che dovrebbe andare in Messico ma in realtà ha un problema ad un carrello, a causa del quale gira a vuoto nel cielo di Toledo in attesa di trovare un aeroporto libero in cui effettuare un rischiosissimo atterraggio d’emergenza. La metafora è netta e anche poco sottile: l’aereo che gira a vuoto nei cieli in attesa di qualcosa è l’attuale situazione della Spagna, un paese in attesa del crollo o della rinascita, indeciso sul da farsi, passato dal benessere post-dittatura a diventare una delle maggiori vittime della crisi economica, con una situazione finanziaria pessima e le proteste di piazza immense degli indignados che prendono il centro dell’attenzione. I passeggeri/cittadini come possono rispondere e reagire a questa fase di totale impasse, che più che migliorare pare solo attendere che qualcuno la spinga dall’orlo del precipizio? Almodovar sembra dare come risposta la più naturale, cioè quella di vivere il presente momento dopo momento, cercando la libertà e la felicità personale senza barriere morali o sessuali, ma anzi abbracciando quell’appagamento edonistico che fa dimenticare i piccoli grandi drammi quotidiani. E’ così che il regista concepisce il suo film e la sceneggiatura, dimenticandosi della trama e lasciando che la fluidità della storia scorra, passando da personaggio a personaggio, da episodio a episodio, da gag a gag.

In questo senso, Gli Amanti Passeggeri è forse uno dei film più anarchici della carriera di Almodovar. Il film è divertente, gioioso, umorale, spensierato, privo di ogni reticenza, dedito all’eccesso, come sempre carico di costumi coloranti e scenografie quasi kitsch. Ma il punto è un altro: il messaggio di Almodovar, la sua voglia di libertà sessuale, può ancora efficace come risposta ai marasmi della Spagna del 2013? Siamo secchi ed onesti, la risposta probabilmente è no. Questo toglie poco alla qualità comica del film, che si può godere a prescindere dalla sua efficacia, ma facendo un discorso più ampio non si può non notare come il messaggio di Almodovar, pur parlando di attualità, nasca intrinsecamente vecchio. Questo cinema era perfetta per gli anni ’80, quando la Spagna risorgeva ed affrontava il post-franchismo, quando la trasgressione era la risposta al conformismo ipocrita, quando l’esplosione di colori, parole, sessualità era una esuberante provocazione, dovuta e necessaria, che registrava i cambiamenti di una società intera, svegliava i giovani dal torpore e dava agli “esclusi” una identità. Ora non è la società a non registrare i cambiamenti ma il cinema di Almodovar, forse l’aereo n panne che gira a vuoto non rappresenta la Spagna ma lo stesso Almodovar: questo film 20 anni fa avrebbe avuto una precisa recezione, ma ora in Spagna in cui gli omosessuali possono legalmente sposarsi ed i problemi sono cambiati, ed il film finisce per risultare un divertissement fine a se stesso, godibile, gustoso, divertente, molto anarchico, libero, irriverente, ma arriva fuori tempo massimo, va visto e digerito in una volta sola.

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