X-Men: l’Inizio – recensione

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X-MEN: L’INIZIO (X-Men: First Class) di Matthew Vaughn, con James McAvoy, Michael Fassbender, Kevin Bacon, Rose Byrne, Jennifer Lawrence, Nicholas Hoult, January Jones.  USA 2011

di Emanuele D’Aniello

“I prefer…Magneto” è la frase cult del film, un prequel riuscitissimo dell’universo X-Men che, in gergo calcistico da giardinetti, mira a fare le squadre: ora sappiamo come si è arrivati alla rivalità tra Magneto e il Professore X, sappiamo perché i mutanti si sono divisi in due fazioni, sappiamo quali sono state le cause della guerra tra uomini e mutanti, sappiamo anche perché il Professor X è finito su una sedia a rotelle. La saga degli X-Men è una delle più affascinanti e celebri dell’universo fumettistico Marvel, nel 2000 Bryan Singer la adattò per il cinema con un buonissimo film, seguito da un secondo capitolo tre anni dopo. Nel 2006 la trilogia è stata chiusa da Brett Ratner con un mezzo flop, ora Singer torna alla sua creatura nelle vesti di produttore lasciando la regia a Matthew Vaughn che qui può liberare tutta la sua creatività. Diciamolo quindi senza indugi, questo prequel è il miglior film sugli X-Men finora visto al cinema.

Dopo un bellissimo prologo ambientato nel 1944 con i protagonisti ancora bambini, ma al centro di momenti che li segneranno in maniera indelebile, la storia principale si sposta nel 1962, in piena Guerra Fredda, esattamente alla vigilia della nefasta crisi missilistica di Cuba. Charles Xavier è un giovane neolaureato scozzese che ha il dono della telepatia, Erik Lensherr è un sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, in cui ha visto morire la madre sotto i proprio occhi, dotato del potere di dominare il metallo. Entrambi hanno un obiettivo comune, Sebastian Shaw, un mutante dietro ai missili sovietici a Cuba che vuole manipolare le superpotenze per far scoppiare una guerra nucleare, ma lo cercano per scopi diversi:Charles collabora con la CIA e crede nella bontà umana e nella convivenza pacifica tra uomini comuni e mutanti, mentre Erik vuole Shaw solo per vendetta, avendo ucciso lui sua madre, ma crede anche che umani e mutanti non possano coesistere. Per chi già conosce e ama la saga degli X-Men il film è uno spettacolo tra battute, rimandi, citazioni e strizzate d’occhio ai fans e ad eventi futuri ben noti; per chi si avvicina per la prima volta agli X-Men lo sviluppo della vicenda è ideale, si introducono perfettamente personaggi, situazioni e tematiche che formano la radice della storia e della guerra successiva tra uomini e mutanti; per chi voleva semplicemente divertirsi questo film è ancora più adatto, Matthew Vaughn e i suoi sceneggiatori mettono in piedi un ottimo prodotto curato egregiamente dal punto di vista tecnico e della storia. L’ambientazione negli anni sessanta è una trovata vincente, la vicinanza ai primi film di James Bond a cui il regista aveva dichiarato di ispirarsi è chiara e crea un’atmosfera particolarissima: vedere personaggi fuori dall’ordinario interagire non in un contesto fantascientifico e lontano dalla tecnologia li avvicina agli spettatori, soprattutto servirsi della Guerra Fredda è incredibilmente funzionale a farci capire come tra umani e mutanti quelli strani e pericolosi siano i primi. È la profondità della storia che emerge, quella precisa caratteristica che ha sempre distinto gli X-Men fin dai primi fumetti dalle altre storie di supereroi perché tratta di temi universali e purtroppo costanti nella storia dell’umanità: si parla di diversità, oppressione, discriminazione razziale, i mutanti perché diversi sono allontanati, scherniti ed emarginati, non a caso è Erik, il futuro Magneto, il primo a capirlo e a non fidarsi degli umani, perché proprio lui durante l’Olocausto ha già vissuto sulla propria pelle quelle nefandezze e sa che sono sempre gli uomini i veri carnefici. Qui il film trova la sua vera forza, nella rappresentazione di un paradosso esistenziale: i mutanti pur fortissimi e molto più capaci e più evoluti degli uomini si sentono a loro inferiori, si sentono soprattutto brutti e diversi, mentre gli essere umani pur deboli e non dotati come i mutanti si arrogano il diritto di essere superiori e osano prenderli in giro e trattarli come fenomeni da baraccone. Dove la sceneggiatura si perde un po’ è nella tessitura dei rapporti interpersonali: il conflitto tra Charles Xavier e Raven/Mistica è accennato, quasi semplicistico, mentre il cambiamento finale di Erik/Magneto pur essendo costruito e preparato benissimo per tutto il film appare poi repentino, se non addirittura improvviso.

Ma oltre alla storia e alla cura tecnica un altro aspetto positivo è sicuramente la scelta di un cast compatto e affiatato. I nomi di contorno fanno un buon lavoro, e rimangono impresse sicuramente Jennifer Lawrence e January Jones, due delle bionde più belle al mondo. Troneggia nel ruolo del cattivo della storia un Kevin Bacon in forma smagliante, assolutamente calato nella parte, incredibilmente affascinante e sicuro di se. I due protagonisti ottengono invece risultati diversi: se Michael Fassbender, uno degli attori emergenti più bravi e intensi in circolazione, dona al suo Erik una fragilità umana molto particolare risultando però al tempo stesso risoluto e profondo, il pur talentuoso James McAvoy pecca un po’ in personalità, dimostrando di essere bravo ma poco carismatico per interpretare uno dei personaggi più importanti e famosi nella storia dei fumetti, il ruolo di guida degli X-Men.

Questo nuovo inizio è davvero convincente e promettente. Non si sa quale sarà il futuro della serie, se ci saranno nuovi capitoli che pronti a riprendere la vecchia trilogia con i mutanti adulti e in piena guerra con gli umani oppure se ci saranno sequel per seguire questo film col medesimo cast, di sicuro il team Singer-Vaughn non ha deluso nessuno, a partire dagli appassionati veri degli X-Men. Si è lasciata da parte l’intenzione di fare un film semplicemente “grande” in termini di effetti speciali e rumore per concentrarsi sulla coralità della storia, sulle vicende dei personaggi e sullo spirito del fumetto, integrando perfettamente ritmo e narrazione, azione e ironia (da ricordare due riusciti camei tra cui uno breve ma fantastico con Hugh Jackman nelle vesti dell’iconico Wolverine) riesumando una saga data per spacciata da molti. Tutte le pedine sono state posizionate sulla scacchiera, non resta che godersi lo spettacolo, e questo film rispetta pienamente la missione.

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